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Il vertice Trump-Kim cambierà qualcosa per i cristiani nordcoreani?

SUMMIT
AFP PHOTO / POOL / Anthony WALLACE
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Sono costretti “letteralmente a scegliere tra la vita e la morte”, ha detto un fuggitivo nordcoreano

Nessun ripensamento last minute. Il tanto atteso vertice tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo nordcoreano Kim Jong-un si è svolto infatti martedì 12 giugno nella città-stato di Singapore. Come previsto i due capi di Stato si sono incontrati alle 9 ora locale (erano le 3 della mattina a Roma) nell’esclusivo Capella Hotel — una struttura a sei stelle — sull’isola di Sentosa.

Lo storico faccia a faccia, con l’altrettanto storica stretta di mano, è arrivato dopo 65 anni di gelo quasi totale tra i due Paesi ed è destinato ad inaugurare una nuova fase nelle relazioni tra Pyongyang e Washington.

Un primo frutto già c’è stato. I due protagonisti hanno firmato infatti un documento in cui dichiarano che “uniranno i loro sforzi per costruire un duraturo e stabile regime di pace nella penisola coreana”. L’intesa tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Democratica di Corea  mira inoltre “ad una completa denuclearizzazione della penisola coreana”.

Sant’Egidio e papa Francesco

La Comunità di sant’Egidio ha accolto “con grande soddisfazione” l’accordo firmato a Singapore da Trump e Kim. “La decisione di giungere finalmente al disarmo nucleare in questa strategica regione dell’Asia, non solo fa sperare in una chiusura definitiva della pesante eredità lasciata dalla guerra fredda, ma è importante per la pace nel mondo intero”, si legge in una dichiarazione pubblicata sulla pagina web della Comunità, da sempre impegnata nel servizio della pace. Sant’Egidio, che parla di un “significativo passo in avanti verso una più generale riduzione degli arsenali”, è fiduciosa che l’accordo possa facilitare “grandemente lo sviluppo e la fine di tante difficoltà, a partire dalle sue fasce più deboli” per la popolazione nordcoreana.

Il mondo cattolico e in particolare papa Francesco hanno infatti atteso questo momento con trepidazione. In varie occasioni il Pontefice ha invocato la pace nella regione. Solo due giorni fa, in occasione dell’Angelus di domenica 10 giugno, Jorge Bergoglio ha invitato i fedeli a pregare per un buon esito dei colloqui. “Desidero nuovamente far giungere all’amato popolo coreano un particolare pensiero nell’amicizia e nella preghiera. I colloqui che avranno luogo nei prossimi giorni a Singapore possano contribuire allo sviluppo di un percorso positivo, che assicuri un futuro di pace per la Penisola coreana e per il mondo intero”, aveva dichiarato. “Per questo preghiamo il Signore. Tutti insieme preghiamo la Madonna, Regina della Corea, che accompagni questi colloqui.”

Cristiani perseguitati

In cuor suo il Papa avrà pensato senz’altro anche ai cristiani perseguitati nella Corea del Nord. Il Paese “eremita”, come viene spesso chiamato a causa della sua quasi ermetica chiusura verso gran parte del resto del mondo, ha infatti una pessima reputazione per quanto riguarda i diritti umani in generale e la libertà religiosa in particolare. Da 17 anni la Corea del Nord guida la classifica annuale dei posti più difficili al mondo in cui essere cristiani, stilata dall’agenzia missionaria cristiana Open Doors.

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