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Che cos’è la Flat Tax di cui tanto si parla? E sarà un beneficio per le famiglie?

MATTEO SALVINI
MIGUEL MEDINA / AFP
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La questione fiscale è stata una delle principali promesse in campagna elettorale da parte del centrodestra, Lega di Salvini in testa

Quello delle tasse è un argomento ostico, non a caso per venire a capo di tasse e adempimenti gli italiani si rivolgono agli esperti, siano essi quelli dei Caf oppure i commercialisti. Cercheremo di capire per bene di cosa si parla dunque quando si dice “flat tax” e che cosa potrebbe (condizionale obbligatorio in questo caso) accadere alle famiglie italiane qualora venisse approvato dal nuovo Governo.

Le tasse in Italia per le famiglie

In Italia vige un sistema di tassazione formalmente progressivo, vale a dire che a diverse quote di reddito si applicano diverse e progressive soglie di tassazione. Chi guadagna di più in sostanza non paga solo più tasse in assoluto, ma anche relativamente a chi guadagna meno: questa tassa si chiama Irpef. Le aliquote Irpef 2017 vanno dal 23% al 43% e si applicano ai diversi scaglioni di reddito. Resta invariata la cosiddetta “no tax area”, ovvero la detassazione totale dei redditi fino ad 8.174,00 euro.

Una flat tax esiste già: è per le imprese

Tuttavia esiste già una flat tax, cioè una tassa ad aliquota unica (e dunque esclusivamente proporzionale), ed è quella per le imprese. Di recente è stato il PD, quando era ancora al governo, ad abbassarla ulteriormente. E’ stata anche oggetto di una polemica in queste ultime ore e il segretario reggente Maurizio Martina ha dichiarato in un tweet: “Continua la presa in giro degli italiani da parte di Lega e M5S. Sulle imprese fanno finta di non sapere cosa abbiamo già fatto noi: Ires (dal 27,5 al 24%) e Iri (al 24% per le Pmi) #bastapropaganda“. Le imprese – si badi non i singoli – già ora pagano il 24%.

Salvini su Radio Anch’io ha ribadito la sua posizione e il suo pensiero, che va innanzi tutto alla parte imprenditoriale del Paese:

“Se uno fattura di più e paga di più è chiaro che risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più e crea lavoro in più – ha aggiunto il ministro – Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci. Ma l’assoluta intenzione è che tutti riescano ad avere qualche lira in più in tasca da spendere”. Perché il problema del nostro paese, ha concluso Salvini, “è che le esportazioni vanno bene grazie ai nostri eroici imprenditori, che nonostante tutto e tutti tengono alto il made in Italy nel mondo, ma devono tornare a comprare anche gli italiani. E per farli tornare a comprare occorre che tornino a lavorare dignitosamente e che abbiano in tasca qualche lira” (Ansa)

Cosa propone la Lega?

La Lega in campagna elettorale aveva proposto diverse tipologie di “tassa piatta”:

  • Flat tax proporzionale: Reddito lordo x tassa 10%
  • Flat tax progressiva: (Reddito lordo – deduzione fissa per ogni percettore di reddito) x tassa 12%
  • Flat tax progressiva su base famigliare: (Reddito lordo famigliare – deduzione fissa per ogni componente famiglia) x tassa 15%

Nel caso delle flat tax progressive (vale a dire con deduzione) l’aliquota rappresenta solo un tetto massimo all’imposizione ma l’effetto della tassa è dato indissolubilmente dalla considerazione in parallelo dell’aliquota con la deduzione. Per ottenere parità di gettito è possibile alzare in parallelo sia l’aliquota che la deduzione, in tal caso si ottiene una maggior progressività (Programma Lega).

A seconda dell’aliquota e del livello di esenzione per ogni componente della famiglia questa soluzione potrebbe essere interessante, la Lega nel suo documento proponeva anche altre aliquote, più alte (ad esempio al 25%) ma controbilanciate da deduzioni più corpose per ogni singolo componente (nel caso del 25% deduzioni sul lordo fisse fino a 7000 mila euro per componente familiare) che in alcuni casi, specialmente con famiglie monoreddito o con redditi non oltre una certa soglia e almeno due figli a carico potrebbe voler dire zero tasse.

Limiti e opportunità

La Costituzione italiana sancisce inequivocabilmente (articolo 53) che il sistema debba essere progressivo. Chi più ha, maggiormente deve contribuire al bene comune. Questo è ovviamente un criterio che nasce da un disegno solidaristico dei padri costituenti, ed è un principio in voga in larga parte del mondo, tuttavia per come è disegnato già attualmente il sistema fiscale questo criterio è spesso già violato nei fatti.

Il criterio di equità orizzontale – che vorrebbe che a parità di reddito si sia tassati allo stesso modo – appare profondamente violato, dato che intere categorie di reddito sfuggono alla tassazione progressiva per essere assoggettate a un’imposta proporzionale, quindi, in una certa misura, già flat. Si tratta della maggior parte dei redditi da capitale percepiti dalle persone fisiche (dividendi, interessi, plusvalenze), a cui si applica generalmente un’imposta sostitutiva non superiore al 26%, con una perdita di gettito stimata di circa 15 miliardi di euro. Sono esclusi dalla progressività Irpef anche i redditi derivanti dal possesso di abitazioni principali; gli affitti, soggetti a cedolare secca del 21% o del 10%; in molti casi le plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili. Infine, è prevista la possibilità che le imprese individuali e le società di persone potranno optare per la tassazione del reddito di impresa con aliquota Ires del 24%.
Non si discutono qui i meriti relativi di ciascuno di questi trattamenti tributari specifici. Ma è un fatto che ormai il sistema di tassazione dei redditi sia sempre più conformato a un regime cedolare a progressività limitata, applicata solo ai redditi che non possono sottrarsi al prelievo (Sole 24 Ore, 15 febbraio).

Angelo Bonelli dei Verdi ha presentato una prima simulazione rispetto alle aliquote fin qui applicate, spiegando come un abbassamento così drastico della aliquota più alta (oggi al 43%) farebbe risparmiare chi già oggi è tutelato: “Questo Governo non si è ancora insediato e già comincia a depredare lo Stato, con la proposta di Flat tax al 15% in realtà saranno i soliti noti a risparmiare, Salvini risparmierebbe 47mila euro, Tremonti 584mila euro, Berlusconi un milione 253mila euro, Ghedini 447mila euro, la Santanchè 100mila euro circa. E’ scandaloso – dice il leader dei Verdi – il silenzio del Movimento 5 Stelle che da anticasta, oggi con questi provvedimenti diventa il difensore dei privilegi della casta” (Dire).

Anche il Sole 24 Ore ha fatto una simulazione per stabilire, secondo le attuali intenzioni del Governo, si badi tutto questo durante il dibattito parlamentare può cambiare anche radicalmente, potrebbe approvare una “Dual Tax”, cioè due aliquote.

Il nuovo “pacchetto Irpef” è al momento caratterizzato da due aliquote, molti risparmi promessi e altrettante incognite. La riforma punterebbe appunto su due aliquote secche, il 15% per i redditi familiari fino a 80mila euro e il 20% per quelli superiori. Una rivoluzione rispetto all’Irpef attuale, anche perché la Dual tax manderebbe in soffitta il sistema attuale delle aliquote «marginali». Il 20%, in altri termini, sarebbe applicato a tutto il reddito delle famiglie che superano la soglia degli 80mila euro. A completare il quadro, per la ricerca della progressività, interverrebbe l’architettura a tre livelli delle deduzioni da 3mila euro: applicate a ogni componente del nucleo familiare fino a 35mila euro di reddito complessivo, solo ai familiari a carico nella fascia 35-50mila per scomparire quando le entrate dichiarate sono più alte.

Il Sole 24 ORe
Simulazione Dual Tax

In conclusione

Alla fine della fiera l’unica cosa certa è che chi è molto ricco pagherà meno tasse, il tema principale è comprendere se anche i cittadini e i nuclei familiari dell’italiano medio avranno da guadagnare davvero da questo progetto di revisione fiscale – che in ogni caso non avrà luogo fino al 2019 ovviamente – poi a questo ci sarà da vedere il tema delle cosiddette coperture economiche. Se lo stato incassa meno tasse, dove prenderà i soldi? L’abbassamento delle tasse specie per i redditi medio bassi è sacrosanto, ma cosa succede se a fronte di poche migliaia di euro di tasse in meno sparissero servizi essenziali come la Sanità o aumentassero i tributi locali o peggio crescesse ancora l’IVA? È un tema essenziale dunque che parla davvero a tutti gli italiani, specialmente a chi è più debole. Vigileremo…

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