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Riscoprire i tesori dell'Archivio Segreto Vaticano grazie all'intelligenza artificiale

VATICAN SECRET ARCHIVES

FREGONESE DANIELE / VATICAN SECRET ARCHIVES / AFP

Lucandrea Massaro - pubblicato il 15/05/18

Intervista al professor Paolo Merialdo, coordinatore del team che ha sviluppato il software capace di interpretare i complessi "font" medievali

Nel cuore del Vaticano si trova l’Archivio Segreto, un luogo che custodisce la storia della Chiesa ma che, nonostante quello che Dan Brown o i cospirazionisti sostengono, non ha nulla di oscuro. Segreto viene infatti dal latino secretum, cioè privato. In questo Archivio privato dei papi, finisce la storia di ogni pontificato, di ogni atto di governo, della sua corrispondenza privata con governanti e vescovi in giro per il mondo, i suoi diari. La prassi vuole che ogni pontefice renda pubblico in blocco un pontificato intero, con delle eccezioni. Come dice il sito stesso dell’Archivio (a riprova che di “segreto” nel senso moderno del termine c’è davvero poco):

Secondo una prassi invalsa a partire dal 1924, il papa concede il libero accesso ai documenti «per pontificati»: attualmente il limite cronologico di consultabilità è posto alla fine del pontificato di Pio XI (febbraio 1939). Nondimeno, in deroga a questa consuetudine, Paolo VI, fin dalla chiusura dei lavori conciliari nel 1965, rese accessibile agli studiosi l’Archivio del Concilio Vaticano II (1962-1965); Giovanni Paolo II ha aperto alla consultazione il fondo Ufficio Informazioni Vaticano, Prigionieri di Guerra (1939-1947), e, da ultimo sono stati messi a disposizione dei ricercatori il fondo Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia (1924-1989) e il fondo Censimento degli Archivi Ecclesiastici d’Italia (1942).

Mille anni di documenti e 85 chilometri di scaffali pieni di carte e documenti, alcuni resi illeggibili dal tempo, altri dal fatto che quei caratteri e quel modo di scrivere non sono i nostri e quindi, il lettore moderno, ha difficoltà a decifrare sigle, caratteri, abbreviazioni. L’Archivio ovviamente attrae studiosi da tutto il mondo ma non è possibile accogliere e accontentare tutti primo per motivi di spazio, secondo per il rischio di rovinare i preziosi documenti. Come quindi rendere fruibile questo patrimonio a tutti e insieme conservarlo? Da tempo la Santa Sede ha avviato procedure di copia digitale di molti documenti, ma anche questo non è sufficiente:

Del contenuto di questi 85 chilometri, solo una piccola parte è stata scansionata e trasformata in formato digitale. Ancora meno pagine sono state trascritte in testo informatico e rese disponibili per la ricerca. Per poter consultare il resto occorre accedere all’Archivio segreto vaticano, sobbarcarsi il viaggio fino a Roma e sfogliare ogni singola pagina a mano.
Un nuovo progetto di ricerca, In Codice Ratio, potrebbe risolvere alcuni di questi problemi. In Codice Ratio adotta tecniche di analisi delle immagini digitali e d’intelligenza artificiale e software di riconoscimento ottico dei caratteri (ocr) per analizzare questi testi complessi e spesso di difficile lettura e rendere disponibile per la prima volta la loro trascrizione. Se dovesse funzionare, la tecnologia potrebbe aprire la strada alla trascrizione di molti altri documenti presenti negli archivi storici di tutto il mondo (Internazionale).

Un progetto tutto italiano che ha il cuore nel Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Roma Tre e che viene coordinato dal professor Paolo Merialdo a cui Aleteia ha rivolto qualche domanda a nome suo e del team di ricercatori con cui collabora per una sfida che è innanzi tutto tecnologica

Professor Merialdo, come è nata questa collaborazione tra l’Archivio e voi? Chi è venuto a cercare chi?

La mia ricerca scientifica si concentra sullo studio di tecniche per l’estrazione di informazioni (fatti e conoscenza) da documenti su Web. Avrei voluto applicare i risultati delle mie ricerche in un contesto diverso, per estrazione di conoscenza da fonti storiche. Sapendo che molte fonti (le piu’ interessanti dal mio punto di vista) erano su manoscritti non trascritti ho ideato una soluzione che prevedeva il coinvolgimento di studenti del liceo per la creazione di dati di training. Ne ho parlato con una amica, la professoressa Marica Ascione, del Liceo Scientifico Keplero di Roma. Oltre ad apprezzare l’idea, la prof. Ascione mi ha presentato Marco Maiorino, professore di Diplomatica Pontificia presso l’ASV, al quale ho illustrato l’idea del progetto. Inizialmente, come tutti i paleografi che ho incontrato, Marco era scettico sulla possibilità che una macchina potesse imparare a leggere testi antichi; ma piano piano si è appassionato all’idea. Uno degli aspetti che gli è piaciuto molto era la possibilità di coinvolgere studenti del liceo: ha visto nel progetto una opportunità di veicolare cultura. Con la prof. Ascione abbiamo definito un programma di Alternanza Scuola Lavoro per finalizzare la partecipazione dei ragazzi del Keplero. La professoressa si e’ fatta carico di convincere la scuola e coinvolgere i ragazzi. Successivamente grazie al suo lavoro, hanno aderito altre 24 scuole, per un totale di più di 600 ragazzi! In sostanza la collaborazione e’ nata grazie a relazioni informali e di amicizia che hanno legato i vari attori delle origini del progetto.

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