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Un nuovo studio solleva dubbi sull’età della Sindone di Torino

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Gli scienziati sfidano la precedente datazione al radiocarbonio che faceva risalire il sudario di Gesù al Medioevo

La Sindone di Torino, ritenuta il sudario di Gesù Cristo, è da molto tempo oggetto di un dibattito che contrappone coloro che credono che sia il vero sudario in cui Giuseppe di Arimatea avvolse il corpo di Gesù e quanti ritengono che risalga al periodo medievale.

Nel 1988 è stata condotta un’analisi al radiocarbonio dagli scienzati dell’Università di Oxford, dell’Università dell’Arizona e del Swiss Federal Institute of Technology. Dopo aver analizzato dei campioni del sudario, si è stabilito che risaliva a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390.

Oggi questa datazione viene messa in discussione, in base a un resoconto riportato su Vatican Insider News. Si pensa che gli esperti presenteranno delle prove che sfidano l’affidabilità della datazione nell’incontro di questa settimana del Centro Internazionale di Sindonologia a Chambéry, in Francia.

Secondo Vatican Insider News, gli scienziati sfideranno le conclusioni del 1988 sulla base di quanto segue:

1. Questioni relative all’affidabilità dei test sui tessuti

Paolo Di Lazzaro, research manager dell’Enea di Frascati, ha verificato che “il calcolo che trasforma il numero di atomi C-14 nell’età di un tessuto presenta maggiori incertezze rispetto ad altri campioni solidi (ossa, manufatti, etc.) a causa della maggiore permeabilità del campione tessile agli agenti esterni”.

2. Questioni relative alle procedure di laboratorio

L’affidabilità dei dati è dunque dubbia, ha spiegato Di Lazzaro, perché i tre laboratori che hanno datato la Sindone trent’anni fa “si sono sempre rifiutati di fornire l’esatta distribuzione dei dati grezzi”.

3. Prove del fatto che la contaminazione potrebbe aver disorto i risultati

Test precedenti hanno mostrato che diversi campioni del tessuto producevano risultati differenti, indicando la possibile presenza di contaminazione.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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