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Perché l’Europa ha bisogno della Giornata dei Giusti?

© George Martell/TheGoodCatholicLife.com
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A tu per tu, con Gabriele Nissim, il promotore della Giornata dei Giusti dell’umanità

Sono tante le vicende di persone che scelgono di fare scelte coraggiose di bene, proprio nei momenti più complessi e difficili della storia. Ma spesso, di queste persone, di questi eroi silenziosi, si sa molto poco o nulla.

Dal 10 maggio 2012, il Parlamento Europeo, ha  dedicato proprio a loro, “i Giusti”, una Giornata, quella del 6 marzo. Dal 7 dicembre 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia. Ne parliamo con Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo, giornalista e scrittore, nonché promotore di questo importante appuntamento con la memoria del bene.

Chi sono e come si riconoscono i Giusti?

Dalla filosofia classica alla cultura ebraica, a quella cristiana, al buddismo, la riflessione sul bene e sull’etica è quella che ha caratterizzato tutto il pensiero umano. Una delle prime caratteristiche del “Giusto”, che noi mettiamo in evidenza, riguarda la responsabilità del singolo. Nel mondo greco c’era l’idea della saggezza legata all’idea del comportamento etico della persona. Però noi abbiamo messo in luce le persone che salvano delle vite durante i genocidi, i totalitarismi e difendono la dignità umana, nonché la libertà.

L’aspetto importante dell’uomo giusto è che è capace di vedere oltre, di non seguire le mode, il corso degli avvenimenti.

La capacità del Giusto di leggere oltre gli eventi

Il grande problema umano è che il male si è presentato sempre come bene. Tutte le dittature sono nate con l’idea di portare la felicità agli uomini, eliminando “il diverso”. E questo meccanismo si è sempre ripetuto. Il male crea consenso. Il male è sostenuto dagli uomini. L’uomo giusto è quello che è capace di vedere il male, di cogliere una tendenza e di andare anche contro gli altri. Chi ha salvato vite durante la Shoah lo ha fatto , mettendosi contro tutti gli altri che invece assecondavano il nazismo, il fascismo, le leggi razziali..

La solitudine del Giusto

La persona “Giusta” si assume una responsabilità, per salvare delle vite umane. E quando lo fa, è solo. Il giusto non è né un santo né un eroe, però si oppone di fronte a un male. Non contano le etichette, i ruoli sociali, le idee politiche, ma il fatto di assumersi una responsabilità. I giusti non hanno idea di salvare il mondo, ma agiscono perché è giusto farlo, senza curarsi di come andrà a finire.

Il bene che fa bene

La motivazione dell’agire dei “Giusti” è che il bene è innato negli uomini e le persone stanno meglio con se stesse quando compiono atti di bene. Ma, l’uomo è anche un essere sociale. Noi abbiamo bisogno degli altri. “La tua potenza”, diceva lo stesso Spinoza, “è determinata dal fatto che fai le cose con gli altri”. Quindi, un uomo si occupa degli altri perchè non ne può fare a meno. Salvare vite, fa parte della condizione umana.

I giusti sono persone comuni.

Esiste un’idea condivisa di “Giusto”?

Nel 2012, quando il Parlamento Europeo ha votato la legge sui Giusti, è stato complicato arrivare a un concetto che fosse  universale, che comprendesse i Giusti dei vari totalitarismi, dagli armeni agli ebrei…pulizia etnica. Il problema è che noi tutti abbiamo memorie settoriali.  Può sembrare un paradosso, ma l’idea di trovare una definizione di “Giusto”  universale è la più difficile.

E questo ovviamente pone un problema, che noi siamo sempre buoni ex postcioè siamo capaci di individuare il male che è già avvenuto.

Il male ha sempre delle facce diverse e non si presenta mai nello stesso modo. Come diceva Eraclito: “in un fiume non corrono sempre le stesse acque”, anche se il corso del fiume è sempre lo stesso. Molto spesso guardiamo il male con dei cliché, mentre invece non siamo capaci di comprendere come il male si presenti in modo nuovo e per questo è difficile far passare un discorso universale. La Giornata del 6 marzo rappresenta un grande punto d’inizio.

E, come ho scritto nel mio ultimo libro  Il bene possibile. Essere Giusti nel tempo presente (Edizioni UTET), “non bisogna cercare la perfezione, perché il bene è possibile riconoscendo la nostra umanità. Il bene è alla portata di tutti: è una scelta personale. Siamo noi che determiniamo le situazioni, le azioni, il nostro linguaggio, quindi anche di compiere atti di bene.”

 

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