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Jean Vanier, un modello di vecchiaia tranquilla?

© Templeton Prize, John Morrison
Jean Vanier
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Il fondatore dell’Arche [L’Arca, N.d.T.] e di Foi et Lumière [Fede e Luce, N.d.T.]  festeggerà i suoi 90 anni il prossimo settembre. Nella sua ultima lettera, ci lascia una testimonianza forte sul passaggio alla terza età.

Chi non conosce Jean Vanier? Il quasi nonagenario canadese dall’accento indimenticabile ha fondato L’Arche e Foi et Lumière. Officiale di marina in gioventù, studiò anche filosofia. Scrittore, teologo e umanista, fu promosso comandante della Legione d’Onore nel 2016.

Lo scorso 13 ottobre, questo gigante dal cuore d’oro è stato vittima di una crisi cardiaca. Da allora ha rallentato le sue attività pubbliche. Regolarmente pubblica La lettre de Jean [La lettera di Giovanni, N.d.T.], nella quale condivide gioie, pene e riflessioni. Il pensiero va a un altro Jean, de La Fontaine. Quest’ultimo chiudeva la sua favola Il vecchio gatto e il giovane topolino con la sentenza draconiana: «La vecchiaia è spietata». Jean, l’amico dei più piccoli, sembra invece incarnare un modello di vecchiaia tranquilla.

«Non è una fine, ma un principio»

Nella sua lettera di gennaio si confidava:

In ottobre, mentre ero ancora in ospedale, ho sentito che cominciava una nuova tappa della mia vita, una vita fatta di più intensa preghiera, di silenzio, di letture, di solitudine e di alcuni incontri. Ho creduto che fosse una sorta di buon finale per una vita molto attiva, con L’Arche e Foi et Lumière. Adesso ho l’impressione che non sia tanto una fine quanto un principio.

Prima di proseguire:

Aspetto sempre la novità. Ogni giorno è una nuova giornata per conoscere meglio Dio, amare più a fondo Gesù e operare per il Regno di Dio e per la pace nel nostro povero mondo.

Dietro le apparenze da nonnetto tranquillo, col cappellino calzato in testa, il filosofo non ci sta dando una bella lezione di vita? Ha girato il mondo, rilasciato conferenze, incrociato il cammino di Madre Teresa e quello di Elisabetta II, scritto decine di libri… passa oggi il suo tempo alla finestra a meravigliarsi della presenza delle ragnatele. La sua ragione di vita è la contemplazione.

«Offro questa nuova tappa»

La sua più evidente vulnerabilità e la sua fatica, dovuta all’età avanzata, le mette al servizio dei più poveri, quali che siano:

La mia preghiera è per tutte le persone affaticate e sofferenti, in un mondo in cui ci sono così tanti immigrati, rifugiati, isolati, imprigionati. Nella mia vita piuttosto confortevole offro questa nuova tappa per tutti costoro.

Ha pure a cuore il dialogo interreligioso:

Penso spesso […] a tutti i musulmani e tutti i cristiani che operano per l’unità e per la reciproca comprensione. Ci sono tante persone che creano divisioni ma, fortunatamente, ce ne sono altre che vogliono operare per il dialogo e l’incontro.

Nell’epoca dell’homo digitalis la vecchiaia sgomenta. I nostri anziani, giudicati improduttivi, sono talvolta emarginati dalla società. Le parole di Jean Vanier testimoniano invece la ricchezza di questa tappa della vita, che può essere vissuta come un tempo dedicato all’essenziale. Suonano come un invito a trasformare il nostro sguardo sui nostri anziani.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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