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La fotografia contemplativa di Thomas Merton

Fotografia di Thomas Merton scattata da John Howard Griffin. Per gentile concessione del Merton Legacy Trust e del Thomas Merton Center, Bellarmine University
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“Il misticismo fiorisce nel modo più puro proprio in mezzo alle cose ordinarie”

La dimostrazione di semplicità che si ritrova nella fotografia di Merton non è altro che un’affermazione delle cose come sono, nella loro normalità semplice, umile e fragile. In questo tipo di apertura, nell’essenza silenziosa e quotidiana di cose ed esseri, Dio rivela Se stesso.

La fotografia di Merton può essere considerata, nella sua semplicità monastica, un’interpretazione del XX secolo del classico motivo del memento mori. I suoi ritratti di strumenti ordinari e lacerati – un muro di mattoni, una vecchia ruota di una diligenza, una grande croce di legno in mezzo a un campo, una sedia solitaria sulla quale non è seduto nessuno, un martello abbandonato, un secchio di latta – trasmettono sia un senso di santità delle cose create che l’inevitabile scorrere del tempo. La vera quotidianità di questi oggetti, quando non trascurata, è stata la chiave che ha aperto le porte della contemplazione.

“Mi sembra”, scrisse Merton al suo amico C.H. Wu, “che il misticismo fiorisca nel modo più puro proprio in mezzo alle cose ordinarie. E questo misticismo, per fiorire, dev’essere pronto a rinunciare a qualsiasi rivendicazione apparente di misticismo stesso”.

Il silenzio dell’immagine fotografica, per l’occhio contemplativo, è sufficiente a rivelare la trascendenza di ciò che è apparentemente irrilevante.

Un ringraziamento speciale al dottor Paul Pearson del The Thomas Merton Center presso la Bellarmine University e al Merton Legacy Trust per averci gentilmente permesso di mostrare online queste fotografie. (Dedicato al mio amico Jeff Bruno.)

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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