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Il vero motivo per cui vogliamo essere popolari

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 08/02/18

Una profonda ferita del cuore...

Penso spesso che la fama non è ciò conta. La popolarità. Ma poi la cerco.

Oggi ci sono notizie che diventano virali in un momento e passano e muoiono rapidamente. Le reti sociali creano e distruggono la fama delle persone. Migliaia di followers. O nessuno.

Sorge l’interesse smisurato per persone di spicco. Ma poi la fama è effimera. Oggi ci sei, domani potresti essere scomparso.

Leggevo giorni fa quello che diceva Arnold Schwarzenegger: “Quando ero in una posizione importante mi facevano sempre i complimenti, quando l’ho persa si sono dimenticati di me e non hanno mantenuto le promesse. Non confidate nella vostra posizione né nella quantità di denaro che avete, né nel vostro potere o nella vostra intelligenza, perché non durerà. Non sarete sempre quello che credete di essere, nulla dura per sempre”.

A volte cerco la fama in modo inconsapevole. Voglio che mi seguano. Che mi riconoscano.

Quanti bambini oggi sognano di essere youtuber di successo! Di avere un canale proprio in cui poter far conoscere le loro idee e creare correnti d’opinione…

La fama è così vuota… Essere riconosciuti, seguiti… perché? Importa poco. La fama è così fragile…

Con le mie parole posso creare la buona o la cattiva fama degli altri. Parlo bene di qualcuno, lo raccomando. Diffondo la sua fama. Faccio sì che le sue parole e le sue azioni diventino popolari. Ma posso anche fare il contrario. Parlo male. La fama si perde.

Gesù non ha mai dato valore alla sua fama, e tuttavia in poco tempo la sua popolarità si è diffusa in tutta la Galilea. Gesù diventa famoso per i suoi miracoli, per le sue parole. Tutto è novità.

Che cambiamento dopo il silenzio e la pace di Nazareth! Quanto sarà stato stanco e allo stesso tempo felice! Alla fine poteva dare tutto ciò che aveva custodito nell’anima in quei trent’anni.




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Non sarà stato facile stare con tanta gente tutti i giorni. Le persone lo seguivano perché avevano bisogno di qualcosa. Lo cercavano ovunque. Si faceva conoscere e tutti volevano essere curati.

Gesù guariva. Non era un uomo qualsiasi. Avevano bisogno di ascoltare le sue parole. È vero che parlava con un’autorità nuova. Compiva miracoli. Espelleva demoni. Parlavano bene di Lui. Faceva opere buone. Passava facendo il bene.

Ma era una fama che sarebbe durata poco. Si sarebbe infranta sulle mura di Gerusalemme, contro una croce sul Golgota.

La fama è fugace. La vita è così. Le persone ti cercano perché puoi dare qualcosa. O si aspettano qualcosa da te. Una parola, un consiglio, uno sguardo.

Cercano speranza, sogni. O cercano il mio denaro, la mia posizione influente, il potere che ho per il posto che occupo nella società. Gli amici, i contatti che ho. Le cose che so, perché la conoscenza è potere.

La fama mi precede e mi cercano. E io cado nella vanità di sentirmi importante. Posso salvare vite, risolvere problemi, risollevare anime spezzate, sostenere chi è caduto.

Posso fare qualcosa per cambiare il mondo. La mia fama si nutre dei miei successi. E mi ci attacco. Proteggo il mio nome, la mia storia, la mia verità.

Perché continuino ad avere bisogno di me. Non voglio lasciare liberi quelli che confidano in me. Voglio essere imprescindibile. Voglio che dipendano da me.

La dipendenza mi fa crescere come persona. La fama inebria. E la gente si affolla davanti alla mia porta.

Che peccato quando la ricerca della fama è quello che motiva e orienta i miei passi! Quando i successi e ciò che ho raggiunto sono il cibo di cui ha bisogno il mio cuore ferito.

Vanità. Tutto è vanità. Una fama che oggi c’è e domani muore. Non ho bisogno di fama per vivere, né di gente intorno a me che giustifichi la mia dedizione e dia senso alla mia vita. Voglio fuggire dai tanti che si accalcano davanti alla mia porta.




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Guardo Gesù e mi commuove. Non fa mai le cose per risultare gradito agli altri. Non pretende di risolvere tutti i problemi del mondo. È limitato nella sua carne umana. Non chiude la porta a nessuno. Non tratta meglio le persone importanti.

A volte per mantenere la fama posso aggrapparmi ad altre persone famose. Ne cerco il potere, il denaro, l’influenza.

Per non scendere dal vagone delle persone dimenticate. Di quelle che nessuno cerca e di cui nessuno ha bisogno. Del gruppo degli invisibili che non fanno notizia e non vengono mai valorizzati.

Guardo la fama di Gesù e mi mostra il grande vuoto che c’è nel cuore dell’uomo. La ferita più profonda. Di solitudine, angoscia, paura, rifiuto. La ferita che fa sì che il cuore abbia bisogno di toccare Gesù. Un istante. Basta uno sguardo. Una parola lanciata al vento.

Gesù non ha mai voluto fare notizia. Voleva passare inosservato, ma era difficile. Ha affrontato bene sia la fama e che l’oblio, sia l’approvazione che il rifiuto. Non si è sentito male nell’umiliazione. Non si è creduto speciale di fronte a tante lodi.

Quel cuore umile è quello che desidero. Per vivere allo stesso modo nelle due situazioni. Per non cercare la fama e non desiderare il potere che hanno gli altri.

Mi rallegra la vita di cui godo. E guardo grato tutto quello che posso dare nel cammino.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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