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Caro Baglioni, anche la sua vita è adesso! L’appello di Andrea per Sanremo

ANDREA TURNU
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Ha 30 anni questo ragazzo. Nel 2013 la diagnosi di SLA. Eppure grazie alla musica e all’amore dice: “adesso sto facendo quello che mi sarebbe sempre piaciuto fare”

Se cercate qualche suo brano su ITunes dovete digitare DJFanny. Lo stesso se volete aggiungervi alla sua seguitissima pagina Facebook. Lì, nella colonna di destra, leggiamo anche la sua storia, in breve. La parte già scritta, chiaro. Perché Andrea scalpita per scriverne ancora diverse pagine.

È sardo, Andrea Turnu e vive ad Ales. Ora ha trent’anni e da circa cinque è sotto l’assedio di una delle più odiose malattie neurodegenerative, se valesse la pena fare una classifica: la SLA.

Eppure se lo sentirete parlare – e lo farà con gli occhi!- resterete colpiti dalla forza e dall’entusiasmo che sbrecciano il suo corpo indebolito e i nostri animi, forse fiaccati a volte da molti piccoli fastidi o dalla distrazione.

Andrea, invece, pare un uomo concentrato. A questo lo ha costretto non la malattia ma quello che lui ha deciso di farci.

«I’m not my sla and i’ll never be hears, my window on the music

life is life, you choose wath to make of it

your power of your being, is not the power of your body»

Io non sono la mia sla e non sarò per sempre suo. Potente la distinzione che fa tra il suo essere e il suo corpo. Tutto in lui grida che il suo io è un gigante, che la sua vita è un forzuto titano, che la malattia è solo un accidente (accidenti a lei) in chiave.

In uno dei tanti servizi che troverete in rete sulla sua storia sentirete la fidanzata Chiara raccontare quello che è successo  dal 2012 ad oggi nel corpo e nell’anima di Andrea.

Aveva iniziato ad inciampare e a cadere. Fino a che lui stesso non si è reso conto che non riusciva a flettere il piede sinistro. Di lì ad un anno la diagnosi: SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Il brutto, dice Chiara, è arrivato quando non ha più potuto andare a lavorare, come aveva fatto con grande fierezza il giorno dopo il terribile verdetto medico.

Però ad un certo punto è scattato qualcosa. «Una forza pazzesca che lo ha spinto a reagire e a dire “la mia vita è qui, la mia vita è adesso e io voglio continuare a viverla al cento per cento“».

Di lì a poco l’idea, sempre di Andrea, di scaricare un software per riprendere a fare musica da installare nel puntatore oculare (è grazie al computer che quella forza travolgente che ribolliva dentro ha trovato un estuario per gettarsi fuori, verso gli altri, la famiglia, gli amici, gli altri malati, gli appassionati di musica).

Grazie ad alcuni di quelli che si sono aggiunti da quando ha aperto la pagina Facebook “per far conoscere a un po’ di amici quello che sto facendo” (ora i like alla pagina sono 120 mila), riferisce sempre Chiara, è riuscito a comporre e a lanciare su ITunes il suo primo brano, il testo del quale è scritto poco sopra: My window on the music. A cantare è la voce sintetica del suo puntatore oculare. Ha potuto anche realizzare un dj-set ad Oristano per il Carnevale del 2017 in piazza. Con «un botto di gente», aggiunge la ragazza con orgoglio e commozione: «ora la sua mente è aperta e libera come mai era stata prima».

Fa tanto bene, a tante persone. A tanti malati e a sé stesso.

Quando il giornalista della trasmissione del 9 marzo 2017 Avanti il prossimo  di TV2000 Gabriele Camelo gli chiede di elencare le tre cose più importanti nella sua vita i suoi movimenti oculari devono essere stati fulminei: la voce sintetica elenca senza pause, come a precipizio: famiglia, Chiara, musica!

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