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Clonazione umana: ecco perché è moralmente inaccettabile

SKLONOWANE MAŁPKI

Xinhua / eyevine/EAST NEWS

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 26/01/18

Dopo la nascita delle due scimmie, dossier di Aleteia con l'intervento di tre autorevoli bioeticisti cattolici. "Non si può generare un embrione umano né per creare una "fotocopia", né per usi terapeutici"

Il mondo cattolico, i valori cattolici, l’etica cattolica bocciano nettamente qualsiasi ipotesi di clonazione di un essere umano, anche per finalità terapeutiche.

Una posizione netta, motivata e intransigente che si rincara dopo l’annuncio della clonazione delle due scimmie Zhong Zhong e Hua Hua. La loro nascita, avvenuta rispettivamente otto e sei settimane fa, è stata riferita sulla rivista “Cell” dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle scienze a Shanghai (Avvenire, 25 gennaio).

La tecnica utilizzata

La svolta arriva 19 anni dopo la prima clonazione di un primate, la femmina di macaco Tetra, ottenuta negli Stati Uniti con la scissione dell’embrione, una tecnica che imita il processo naturale all’origine dei gemelli identici.

Zhong Zhong e Hua Hua sono invece gli unici primati clonati con la tecnica della famosa pecora Dolly, cioè il trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo ‘da copiare’ in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. Finora ogni tentativo sulle scimmie era fallito perché i nuclei delle loro cellule differenziate contengono geni che impediscono lo sviluppo dell’embrione. I ricercatori cinesi li hanno riattivati con interruttori molecolari ad hoc (Ansa.it, 25 gennaio).

Il Vaticano dice “no”

Il Vaticano, attraverso il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, ha espresso la totale contrarietà rispetto a sperimentazioni sull’uomo.

Aleteia ha ascoltato alcuni dei più autorevoli bioeticisti cattolici che spiegano il perché di questo giudizio nettamente contrario. Il problema non risiede nella tecnica utilizzata, ma è a monte: al principio che sorregge la clonazione di un essere umano.




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“Intollerabile offesa”

«Inquietante risulta un’ipotetica prospettiva di applicazione di procedure di clonazione sull’essere umano», osserva l’associazione Scienza & Vita, secondo cui «la clonazione» che «biologicamente consiste nella ‘riproduzione’ di un essere vivente con patrimonio genetico identico a quello del donatore di Dna», rappresenterebbe «una radicale ed intollerabile offesa nei confronti dell’essere umano così originato e della sua peculiare dignità» perché «lo priverebbe del diritto di venire all’esistenza come frutto di un atto d’amore pieno, all’interno di una relazione interpersonale di coppia».

«Nel caso di clonazione per ipotetiche finalità ‘terapeutiche’ si causerebbe direttamente la sua morte, trattandolo come un ‘oggetto’ premeditatamente sacrificabile per altri scopi».




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“Non è un modo degno di essere concepito”

Il bioeticista di Scienza & Vita Maurizio Calipari precisa la posizione nettamente contraria dell’associazione ad Aleteia: «Questa tecnica è in contrasto diretto con la dignità umana. Prima di tutto con la modalità con cui l’essere umano inizia la sua esistenza, così come per le altre tecniche di riproduzione artificiale di embrioni».

Un’ulteriore problematica riguarda la finalità. Cioè perché si dovrebbe clonare un essere umano? «Nel migliore dei casi – spiega Calipari – la clonazione potrebbe avere una finalità riproduttiva: l’essere umano così prodotto dovrebbe essere trasferito in un utero e poi crescere come un embrione. Ma questo non è un modo degno di essere concepito, perché lo priveremmo in partenza di due genitori».




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Una nuova vita non può avere altri scopi

Ma la clonazione, prosegue il bioeticista, «più che mirata a far nascere i bambini, in genere ha un’altra prospettiva: quella che la scienza chiama clonazione “terapeutica”, ovvero generare embrioni per prelevare da essi cellule staminali. Questo significa distruggere fisicamente l’embrione. Significa ancora produrre essere umani in modo premeditato, sapendo che si distruggeranno per produrre cellule! Ma l’essere umano non può essere utilizzato come un mero mezzo per raggiungere altri fini. Un bimbo che viene all’esistenza deve essere voluto per se stesso, non come “oggetto” da utilizzare per altri scopi».

“Perché il principio è sbagliato!”

Poi c’è un altro ordine di problemi. «La clonazione – sottolinea Calipari – è un tipo di riproduzione agamica. Non si incontrano gameti come avviene per la fecondazione in vitro. Viene utilizzato il patrimonio genetico di una cellula somatica di un individuo adulto e quindi, dovrà nascere, dal punto di visto biologico, la “fotocopia” di esso. Dunque, si vuole questa nuova vita proprio per le caratteristiche biologiche e fisiche che avrà. Essa interessa perché sarà in quel determinato modo e non in un altro».

L’ammalato grave e il trapianto

Neppure di fronte al caso di un ammalato grave, sostiene il bioeticista di Scienza & Vita, è possibile giustificare la clonazione. «Supponiamo che dei genitori con un figlio malato, bisognoso di un trapianto d’organo, pensino ad ottenere un gemello, tramite clonazione, perchè questi possa poi donare al fratello uno dei suoi organi immunogeneticamente identici e, quindi, totalmente compatibili per il trapianto: anche questo è inaccettabile moralmente perchè, ancora una volta, si vorrebbe l’esistenza di quel fratellino solo come soluzione all’altro problema! La finalità ultima è buona, ma la strada che si segue è fuori rotta».

Pronuciamenti netti

Il professore Gioacchino Spagnolo, bioeticista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore premette che «sin dai primi tentativi di clonazione sugli animali i vari organismi internazionali si sono pronunciati in modo molto chiaro sul divieto della clonazione umana, nel senso di dare origine ad un individuo umano geneticamente identico ad un altro».




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Cosa dice la convenzione di Oviedo

In merito ci sono dei pronunciamenti legislativi netti, evidenzia Spagnolo.

Già la Convenzione di Oviedo – che proprio nel 2017 ha compiuto vent’anni (ed alla quale la rivista Medicina e Morale ha dedicato un numero monografico: www.medicinaemorale.it) – conteneva gli elementi giuridici per una proscrizione della clonazione umana, recitando l’art. 2 che “L’interesse e il bene dell’essere umano devono prevalere sul solo interesse della società o della scienza”, recependo in questo il dettato della Dichiarazione di Helsinki (1964, art. 5) dell’Associazione Medica Mondiale.

Il “no” del Consiglio d’Europa

Il Consiglio d’Europa, in particolare, “prendendo atto degli sviluppi scientifici intervenuti in materia di clonazione dei mammiferi”, ritenne però necessario stipulare un Protocollo addizionale alla Convenzione, firmato a Parigi il 12 gennaio 1998, attraverso il quale “è proibito ogni intervento avente come obiettivo quello di creare un essere umano geneticamente identico ad un altro essere umano” (art. 1.1).




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La risoluzione del Parlamento europeo

Successivamente, il Parlamento europeo – con una risoluzione del 7 settembre 2000 – si è espresso ancora una volta contro la clonazione, chiedendo che a livello delle Nazioni Unite fosse messa al bando universale in modo specifico la clonazione degli esseri umani a tutti gli stadi di formazione e sviluppo.

«Sembrerebbe, dunque, che la comunità mondiale concordi unanimemente che questo passaggio all’uomo non debba mai realizzarsi», sentenzia Spagnolo.

L’uomo e gli altri esseri viventi

«Ma la questione antropologica – prosegue il bioeticista – non è del tutto superata se si pensa che alcuni orientamenti di pensiero non escluderebbero in linea teorica questo passaggio all’uomo. Nella prospettiva delle teorie anti-antropocentriche, infatti,l’uomo non sarebbe ontologicamente diverso dagli altri esseri viventi “sensienti” per cui non ci sarebbe una preoccupazione particolare per la clonazione umana».




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Alla pari di tutti gli altri animali?

La questione, semmai, sottolinea il docente della Cattolica, «è l’uso degli animali per la sperimentazione scientifica che costituisce da tempo una questione cruciale in bioetica da quando si sono venute a contrapporre, appunto correnti di pensiero antropocentriche e anti-antropocentriche».

Nel primo caso, infatti, «gli animali sono visti al servizio dell’uomo, anche se,comunque, l’uomo si pone come garante del benessere degli animali che usa; nella prospettiva anti-antropocentrica, l’uomo è visto come uno dei tanti viventi presenti dell’universo che non avrebbe, appunto, un valore superiore a quello delle altre specie e dunque non sarebbe giustificato utilizzare gli animali per il beneficio dell’uomo, pena l’incorrere in un deprecabile “specismo”».

Giustificata in linea di principio

Se rimaniamo nella prospettiva antropocentrica, prosegue lo studioso, «questa nuova tecnica di “trasferimento nucleare” per gli animali, che è stata utilizzata per clonare le due scimmiette, supera i precedenti esperimenti condotti sui primati e offre una rilevante possibilità di fornire dati utili nell’ambito della ricerca: geneticamente scimmie e esseri umani sono piuttosto simili, sia pur non identici, e quindi per le patologie in cui la genetica gioca un ruolo decisivo l’uso dell’animale clonato nella ricerca porterebbe evidenti vantaggi e darebbe importanti elementi prima di passare con più sicurezza sull’uomo. In questo senso essa risulterebbe dunque, almeno in linea di principio, eticamente giustificata».




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Gli animalisti

Tutti i codici etici relativi alla sperimentazione sull’uomo «richiedono che sia espletato prima il passaggio sugli animali e dunque sarebbe salvaguardata la prospettiva personalista. Se si valuta la stessa clonazione secondo la prospettiva animalista si dovrebbe rigettare come non etica in quanto si sacrificherebbero animali per favorire altre specie (l’uomo) che non sarebbero ontologicamente superiori. Non risultano ancora interventi di animalisti al riguardo di questa clonazione ma certamente avrebbero di che ridire di fronte all’enorme numero di embrioni di scimmia che sono stati sacrificati (i ricercatori hanno dovuto provare almeno 80 volte) prima di avere questi due esemplari. Questo la dice lunga sul fatto che siamo ancora lontani da un uso affidabile della tecnica».

Un passaggio “problematico”

Sul piano etico, conclude Spagnolo, «se la prospettiva rimane quella personalista prima richiamata dovremmo ritenerci ottimisti, perché questi risultati ottenuti nei primati possono portare ad una migliore comprensione delle malattie umane – per esempio l’Alzheimer o il Parkinson – che non hanno la possibilità di essere studiate sui topi. Se invece la prospettiva è quella di arrivare alla conclusione che non c’è differenza ontologica tra l’uomo e gli altri animali ecco allora che il passaggio dall’animale all’uomo diventerebbe gravemente problematico».




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Specie ad esaurimento!

Tuttavia, «sulla concretezza di questo rischio alcuni ricercatori, come il prof. Novelli, ritengono che pensare di fare la clonazione degli umani sarebbe immotivato dal punto di vista scientifico e anche inutile. Dare vita a uomini clonati non avrebbe senso perché, non solo si produrrebbero uomini malati e affetti da malattie – come ci ha insegnato la clonazione della pecora Dolly – ma dopo qualche generazione la specie morirebbe perché avere tutti un uguale DNA porta ad un esaurimento e dunque a morte».

Il valore della persona è compromesso

Ma è soprattutto dal punto di vista etico, chiosa il bioetcisita, che «le cose non funzionerebbero: “produrre” un uomo clonato al di fuori di qualsiasi relazione personale tra un uomo e una donna, l’unico contesto generativo appropriato, per sperimentare una nuova modalità di generazione della vita compromette tutto il valore della persona e ne impedisce il riconoscimento della sua dignità e unicità».




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Nessuna grossa sorpresa

Per il bioeticista della Pontificia Accademia Alfonsiana Maurizio Faggioni, «la notizia dell’avvenuta clonazione dei primati non coglie di sorpresa gli addetti ai lavori. Così come sono state clonate le due scimmie, allo stesso modo non ci dovrebbero essere problemi per applicare la stessa tecnica alle cellule dell’uomo».

“Applicazioni” pericolose

Il bioeticista va subito al nodo: «Sappiamo che la clonazione dell’essere umano viene ricercata sopratutto nella possibilità di formare embrioni umani per il prelievo di cellule staminali. Dunque, quello che ci sorprende e preoccupa non è la tecnica in sé, ma le sue applicazioni. Clonare significa mettere in atto un essere umano al di fuori di una qualunque relazione: il concetto è moltiplicare un individuo al di là della sfera della sessualità».

Nessuna distinzione!

Faggioni bocca la distinzione, che gli esperti provano ad evidenziare, tra clonazione in senso stretto e tecnica del “trasferimento di nucleo”. «Sono i fautori di questa tecnica a precisare che la clonazione è proibita, in quanto genera una copia di un essere umano, ma non la tecnica del “trasferimento di nucleo” perché avrebbe finalità terapeutiche. Ma quest’ultima – afferma Faggioni – non è altro che una forma di clonazione terminata prima del completamento dell’embrione. Non sono due tecniche diverse! Che sia terapeutica o riproduttiva… le due tecniche sono diverse solo nelle finalità».




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“Dominio assoluto dell’uomo su un altro uomo”

Insomma, conclude il bioeticista, «siamo nel paradosso: mettiamo in essere un embrione soltanto per distruggerlo, per scopi strumentali o sperimentali! Ecco perché il cardinale Sgreccia parlava di “dominio assoluto dell’uomo su un altro uomo”».

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