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Thomas Becket, all’inizio non fu uno stinco di santo ma morì da martire

© DR
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Fu strenuo difensore dei diritti della Chiesa tanto da inimicarsi Enrico II

di Aurelio Molè

Le lotte tra papato e impero continuano da secoli e anche la storia di Tommaso Becket si colloca sul crinale di una questione non ancora risolta. Siamo nell’Inghilterra del XII secolo e solo inquadrando la vicenda di questo martire nel suo periodo storico è possibile capirne la figura. Non è certo nato santo, Tommaso, e ha una sfolgorante carriera sia nel regno di Enrico II Plantageneto che domina dalla Scozia ai Pirenei, sia nella Chiesa inglese.

Cancelliere del re
Nasce nel 1118 da una famiglia nobile di normanni, che da 50 anni governano l’Inghilterra. Secondo uno schema ricorrente il padre è un ricco commerciante, mentre la madre lo educa alla fede. Dal padre apprende il coraggio, la tenacia, un carattere capace di intessere relazioni, dalla madre l’amore per Dio e la dedizione al prossimo. Tommaso è descritto come una persona dotata di acuta sensibilità, di straordinaria memoria, di grande prontezza nel parlare e capacità di azione. Non è un grande pensatore, né tale si rivela nei suoi scritti. Studia a Parigi, allora centro culturale d’Europa, e tornato a Londra fa per anni il contabile presso un magistrato. Lo nota, anche lui normanno, l’arcivescovo Teobaldo di Canterbury, che lo fa diventare chierico e lo manda a completare gli studi a Roma, Bologna e Auxerre. Ritornato in patria si avvia a diventare il capo della curia, ma anche il re lo nota e lo nomina addirittura cancelliere del Regno, il suo numero due. Tommaso ripaga questa fiducia, sembra fatto apposta per un tale incarico: conosce le corti di tutta Europa, la curia papale, brilla nel diritto, sa trattare con i nobili, ha fiuto diplomatico, vince una guerra contro Luigi VII di Francia, mostrando non comuni doti di stratega militare, e sa mantenere buone relazioni anche con i pontefici. Il re dorme sonni tranquilli e nei setti anni in cui Tommaso è cancelliere il suo regno è ben governato.

Arcivescovo di Canterbury
Teobaldo muore nel 1161 e Canterbury, la più antica diocesi inglese e sede primaziale dell’Inghilterra, diventa vacante. Re Enrico II ha un interesse politico nel voler nominare un vescovo di sua fiducia. E indica la candidatura del suo cancelliere. Avrebbe avuto così dalla sua parte il primate della chiesa e tutti vescovi. Tommaso, da uomo intelligente però, risponde al re: “Se Dio mi permettesse di essere arcivescovo di Canterbury, perderei la benevolenza di vostra maestà e l’affetto di cui mi onorate si trasformerebbe in odio, giacché diverse vostre azioni volte a pregiudicare i diritti della Chiesa mi fanno temere che un giorno potreste chiedermi qualcosa che non potrei accettare, e gli invidiosi non mancherebbero di considerarlo un segno di conflitto senza fine tra di noi”. Ma il consenso dei vescovi è unanime. Solo l’arcivescovo di Londra, che aspira alla sede primaziale, è contrario. Decisivo è l’intervento del nunzio apostolico: Tommaso si convince ad accettare l’incarico e il 27 maggio del 1162 diviene arcivescovo di Canterbury.

Contrasti con la corona
Tommaso non è uno stinco di santo e la sua condotta, spesso, non è differente dagli stili di vita di corte.

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martiri
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