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Visioni e monizioni di Francesca Saverio Cabrini. Ecco perché il Papa la ama così tanto

© Public Domain
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Cent’anni fa moriva la donna che fin dagli anni ’50 del Novecento viene invocata come patrona dei migranti, per il suo instancabile fare la spola tra vecchio e nuovo mondo. La si direbbe un’anima irrequieta, eppure i suoi scritti rivelano invece un fiammeggiante cuore di mistica. Alcuni non se lo sarebbero mai aspettato…

Se si riflette bene, tutti i santi sono stati anche dei mistici, ovvero hanno vissuto intensamente la loro unione con Dio. Molti di essi sono però più famosi per le opere che hanno lasciato tramite le congregazioni da loro fondate. Questo è anche il caso di santa Francesca Saverio Cabrini, fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, che il 22 dicembre di cent’anni fa, a Chicago, rendeva l’anima a Dio. Giustamente è nota per aver varcato l’oceano più e più volte, dopo che papa Leone XIII l’esortò a partire non per la Cina, come sognava ancora ragazzina, ma per gli Stati Uniti d’America. La sua prossimità agli emigranti l’ha poi resa loro patrona ufficiale, a partire dal 1950. Eppure, basta dare uno sguardo ai suoi scritti più intimi per scoprire un lato di lei apparentemente insospettabile.

Con il titolo di «“Pensieri” e Propositi» sono stati editi, nel 1982, gli appunti presi durante alcuni ritiri, ma anche delle esperienze eccezionali che contribuirono a rafforzare madre Cabrini ad agire secondo la volontà di Dio. Specialmente i «Pensieri trovati in un libro misterioso che mi fecero impressione», secondo il titolo dato dall’autrice stessa, meravigliano per come a lei siano state concesse consolazioni particolari dagli stessi abitanti del Paradiso. Secondo uno schema tradizionale, non riferisce di sé in prima persona: parla piuttosto di «un’anima» o «una serva di Dio».

Scrive ad esempio nelle prime pagine:

Stavasi un’anima tribolata per non saper che decidere sull’accettare o no un’opera di grande gloria di Dio nel timore di esporre troppo a pericoli le sue suddite, quando, nel massimo dell’amarezza, mentre supplicava caldamente nostro Signore esposto sull’altare a darle lume chiaro, vide la santa ostia trasformarsi in una gran luce e posarsi sopra un globo che rappresentava il mondo. Indi il globo venne girando innanzi agli occhi di quella persona mostrandogli con vivi sentimenti intimi il Signore le immensità dei luoghi in cui doveva portare l’opera sua per la di lui gloria. Non poté però per allora capire quale fosse il nome di quei paesi lontani, perché erano descritti con caratteri e lingue straniere ch’ella non conosceva punto; restò però più animata a intraprendere quanto allora le si offriva.

Titubando tuttavia entro sé stessa per vedersi incapace a tutto e priva del vero spirito che si richiede all’apostolato, le si fece vedere di nuovo la Vergine SS. col Santo Bambino in braccio e tenendo in una mano il mondo appeso ad un occhiello per mezzo del quale lo baloccava come appunto si farebbe di una palla e diceva intanto alla figlia sua: Di che temi, mentre vedi che tutto sta nelle mie mani ed io posso farne di che voglio dell’orbe intero; se t’aiuto, continuò, di che temerai? Quell’anima rimase molto consolata e animata alla grande impresa.

Un’altra pagina che ricorda quanto accaduto a personaggi come, ad esempio, santa Caterina da Siena, è quella che riguarda lo scambio dei cuori. Annota madre Cabrini:

Mentre un’anima stava sfogandosi in santi affetti verso Gesù. Egli le mostrò il suo amabilissimo Cuore dicendogli: Mia diletta, il tuo cuore è mio, lo voglio per me in perpetuo e però te lo levo dal petto perché d’ora innanzi tu non operi che col mio. E in sì dicendo quell’anima sentì toglierselo dal petto a grande forza e poi per più di un anno ebbe sussulti in quella parte, insoliti, sui quali anche i medici non sapevano che dire. Da quel punto anche sentivasi quell’anima come languire d’amore pel suo diletto, specialmente ogni volta che stava innanzi all’immagine del Sacro Cuore che pareva sempre gli parlasse e teneramente la guardasse.

Dall’esterno, nessuno o quasi si accorgeva di quel che accadeva dentro di lei. Anzi, se qualche suora provava a farle domande, abilmente sviava il discorso. Quei “sogni” o visioni, come già detto, la rafforzavano nella missione che aveva abbracciato e che già tante volte aveva subito ostacoli o incomprensioni.

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