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Chiesa e massoneria: è possibile una qualche vicinanza?

© DR
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L’evento del colloquio di Siracusa, svoltosi nei giorni scorsi, è utile a ripercorrere le ragioni storiche che hanno accompagnato la nascita della libera muratoria, ma pure a ricapitolare le ragioni dell’inconciliabilità tra l’obbedienza liberatrice a Cristo e quella a una loggia: il Signore è un Dio geloso – e difende i propri diritti.

Non c’è una definizione di “fesso”. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.

Giuseppe Prezzolini

Così comincia il primo capitolo del Codice della vita italiana di Prezzolini, uno dei più acuti e intelligenti uomini di cultura del Novecento italiano – che sarebbe ancora riduttivo (per quanto emblematico) ricordare “solo” come il fondatore de La Voce (la prima, essendo la seconda quella del discepolo Montanelli). Quello riportato sopra è in realtà il secondo articolo del primo capitolo, recitando invece il primo: «I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi». Come si vede, l’intento di Prezzolini era meno quello di accomunare tanto disparate categorie di persone che quello di definire, per esclusione, il “fesso” – per quanto l’accostamento tra massoni e gesuiti non sia sfuggito casualmente, a quel laicone perugino… –: il dato insinuato da Prezzolini è che molti sarebbero i modi di essere fessi, come molti quelli di essere furbi. Essere massoni, a parere del celebre aforista, sarebbe uno di questi.

Ma che cos’è la massoneria?

Ricordo bene la prima volta che affrontai seriamente l’argomento: fui invitato da un bravo docente di storia ecclesiastica a studiare la voce “Massoneria” dell’Enciclopedia Cattolica. Quattordici densi paginoni a firma di Pietro Pirri mi fecero scoprire la differenza tra massoneria pratica e massoneria speculativa, mi spiegarono come le radici di questa istituzione – ovvero le franchigie dei muratori, appunto detti “liberi” – affondassero sì nel laicato ma in un contesto di rapporto privilegiato col potere anzitutto ecclesiastico. Mi introdussero altresì alle specificità delle declinazioni moderne, in particolare sul metro dell’ostilità al cristianesimo (e in particolare alla Chiesa cattolica). Imparai così come altri fossero gli intendimenti della massoneria germanica (professata tra gli altri da fratel Mozart e da fratel Goethe) e americana e altri quelli delle massonerie latine, francese e italiana in particolare, deliberatamente protese a «colpire nel clero la Chiesa, nella Chiesa Cristo, e in Cristo Iddio stesso» (è la dura climax di Bopp nel Lexikon der Pädagogik, Freiburg 1953).

Dopo quel primo approccio, tuttavia, altre volte tornai a interessarmi al tema, leggendo libri scritti da autori che si protestavano “massoni in sonno”, cioè iniziati ma tornati fuori dalla loggia (solo che “un massone è per sempre”, ritengono): l’impressione che ne ricavai, leggendoli, era sempre che “mancasse qualcosa”, cioè che quanto andavo leggendo non potesse essere né tutto né il cuore della questione.

Tale aura di mistero e di segretezza, in effetti, questa vera e propria disciplina dell’arcano, è forse il tratto più distintivo della massoneria, e in tal senso non possono risultare persuasive le dichiarazioni e le iniziative di certe logge che affermano di non avere segreti per nessuno. Una siffatta “operazione glasnost” rappresenta più probabilmente un tentativo per recuperare presentabilità – se non una mera operazione di maquillage – ed è resa estremamente fattibile da un contesto che a parole proclama e idolatra la trasparenza e nei fatti conserva (e anzi genera!) massicce zone di opacità. Dai Panama Papers a YouPorn, il mondo finanziario e quello digitale sono uno stagno che facilmente finge fondali chiari e bassi – e si rivela fatalmente collegato a volontà oscure.

Questo ci riporta per un istante ancora alla questione “che cosa fa la massoneria?” – domanda a cui è impossibile rispondere in via definitiva. Ciò spiega pure donde sorgano e si alimentino, a livello popolare, le leggende nere che parlano di una promanazione più o meno indiretta della massoneria dal satanismo: senz’alcuna ansia di demitizzare le narrazioni popolari, occorre pure rilevare che i pronunciamenti del Magistero cattolico (senz’altro il più titolato a parlare sensatamente del preternaturale) non fanno riferimento a simili ipotesi. Nelle Riflessioni ad un anno dalla Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, infatti, leggiamo:

Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica. Per Leone XIII esse si riconducevano essenzialmente a un naturalismo razionalista, ispiratore dei suoi piani e delle sue attività contro la Chiesa. Nella sua Lettera al Popolo Italiano «Custodi» (8 dicembre 1892) egli scriveva: «Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, così che iscriversi all’una significa separarsi dall’altra».

E più precisamente, quindi:

Prescindendo […] dalla considerazione dell’atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, con la sua dichiarazione del 26.11.83, ha inteso collocarsi al livello più profondo e d’altra parte essenziale del problema: sul piano cioè dell’inconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali.

Si legge, sì, nella Humanum Genus, che «in questo pazzo e feroce proposito pare quasi potersi riconoscere quell’odio implacabile, quella rabbia di vendetta, che contro Gesù Cristo arde nel cuore di Satana»; il “pazzo e feroce proposito”, però, è definito dalla stessa enciclica come “il relativismo filosofico e morale della massoneria”, e poiché le circostanze storiche e il contesto culturale portarono il Papa della Rerum Novarum ad accostare la massoneria al socialismo e al naturalismo (correnti notevoli, ma subalterne all’inafferrabile entità della libera muratoria), è sembrato giusto e prudente, a Giovanni Paolo II e a Joseph Ratzinger, porre la questione in termini esclusivamente culturali e spirituali, ovvero di teologia fondamentale.

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