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«Le traduzioni dei libri liturgici competano alle Conferenze episcopali»

CENTENARY.MASS,ORIENTAL.POPE FRANCIS

Antoine Mekary | Aleteia | I.Media

Pope Francis celebrates the Mass of the Centenary of the Congregation for Oriental Churches, at the Santa Maria Maggiore Basilica in Rome on October 12, 2017.

Alessandro Gisotti - Radio Vaticana - pubblicato il 22/10/17

Papa Francesco risponde al cardinal Robert Sarah in merito al suo commento sul motu proprio “Magnum principium” e, pregandolo di divulgare la sua risposta, offre una precisazione autentica sull'intenzione del documento

Papa Francesco ha inviato una lettera al cardinale Robert Sarah per “esprimere semplicemente” e “chiaramente” alcune osservazioni sul Motu proprio Magnum Principium sulle traduzioni dei testi liturgici e dei testi biblici. Nel documento – reso noto dalla Sala Stampa vaticana – indirizzato al prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il Papa sottolinea innanzitutto la “netta differenza” che il nuovo Motu proprio stabilisce tra recognitio (verifica) e confirmatio (conferma). Questi, riprende il Pontefice, non sono “sinonimi” né “intercambiabili”. E questo, osserva, per “abrogare la prassi, adottata dal Dicastero a seguito della Liturgiam authenticam e che il nuovo Motu proprio ha voluto modificare”.

Sulla responsabilità delle Conferenze Episcopali di “tradurre fideliter (fedelmente ndr) – evidenzia Francesco – occorre precisare che il giudizio circa la fedeltà al latino e le eventuali correzioni necessarie, era compito del Dicastero, mentre ora la norma concede alle Conferenze Episcopali la facoltà di giudicare la bontà e la coerenza dell’uno e dell’altro termine nelle traduzioni dall’originale, se pure in dialogo con la Santa Sede”. La confirmatio, aggiunge il Papa, “non suppone più dunque un esame dettagliato parola per parola, eccetto nei casi evidenti che possono essere fatti presenti ai Vescovi per una loro ulteriore riflessione”. Ciò, si legge ancora nella lettera, “vale in particolare per le formule rilevanti, come per le Preghiere Eucaristiche e in particolare le formule sacramentali approvate dal Santo Padre”.

In questo senso, ribadisce Papa Francesco, “la recognitio indica soltanto la verifica e la salvaguardia della conformità al diritto e alla comunione della Chiesa”. Ecco perché, aggiunge, “il processo di tradurre i testi liturgici rilevanti (ad es. formule sacramentali, il Credo, il Pater noster) in una lingua – dalla quale vengono considerati traduzioni autentiche -, non dovrebbe portare ad uno spirito di ‘imposizione’ alle Conferenze Episcopali di una data traduzione fatta dal Dicastero, poiché ciò lederebbe il diritto dei Vescovi”. Per il Papa risulta dunque “inesatto attribuire alla confirmatio la finalità della recognitio (ossia ‘verificare e salvaguardare la conformità al diritto’)”.

La confirmatio, annota ancora, “non è un atto meramente formale, ma necessario alla edizione del libro liturgico ‘tradotto’: viene concessa dopo che la versione è stata sottoposta alla Sede Apostolica per la ratifica dell’approvazione dei Vescovi, in spirito di dialogo e di aiuto a riflettere se e quando fosse necessario, rispettandone i diritti e i doveri, considerando la legalità del processo seguito e le sue modalità”.

Il Papa si riferisce infine alla nota “Commentaire”, trasmessa dal cardinale Sarah al Papa il 30 settembre scorso, e “pubblicata su alcuni siti web, ed erroneamente attribuita alla sua persona”. “Le chiedo cortesemente – conclude Francesco rivolgendosi al porporato – di provvedere alla divulgazione di questa mia risposta sugli stessi siti nonché l’invio della stessa a tutte le Conferenze Episcopali, ai Membri e ai Consultori di codesto Dicastero”.

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cardinale robert sarahliturgiapapa francescovescovi
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