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Fucilato durante la guerra, vede il Paradiso ma non muore, grazie a padre Pio

Abbeè de Robert

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 26/09/17

L'incredibile esperienza capitata a don Jean Derobert ancora oggi lascia increduli

E’ una testimonianza che a distanza di anni lascia ancora increduli. Pensare che delle pallottole, durante una fucilazione, abbiamo trapassato un corpo senza neppure ferirlo, sembra un’assurdità.

Eppure alla causa di canonizzazione di San Pio sono stati allegati anche i documenti che riguardano lo straordinario caso di don Jean Derobert.

Derobert è nato il 25 ottobre 1934 ad Annecy in Francia. Ha ricevuto l’Ordinazione sacerdotale il 30 giugno 1962 a Notre-Dame de Paris.

LA CONFESSIONE

Nel 1955, durante gli studi teologici a Roma, decide di recarsi a San Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio. Arriva in Puglia il 2 ottobre, alla vigilia della Festa di San Francesco. Jean va a confessarsi dal frate e così racconta la parte finale di quel colloquio:

Mi impartì l’assoluzione, e mi domandò:

“Credi all’Angelo custode?”

“Beh! Non l’ho mai visto…”

Fissandomi con uno sguardo penetrante, mi rifilò un paio di ceffoni, scandendo gravemente queste parole:

“Guarda bene! È là ed è bellissimo!”

Mi voltai, ma ovviamente non vidi nulla. Ciò nondimeno, lui, il Padre, aveva negli occhi l’espressione di qualcuno che invece vede qualcosa. Non guardava nel vago, ma in un punto preciso.

“Il tuo Angelo custode è là e ti protegge! Pregalo molto… Pregalo molto!”

Gli occhi di Padre Pio erano luminosi. Riflettevano la Luce della mia Guida celeste»

(Ascoltate cosa racconta in questa sua testimonianza a “Porta a Porta”)

IL PREZIOSO BIGLIETTINO

Quel messaggio di San Pio diventa profetico qualche anno dopo. Racconta Derobert (che è stato anche ospite di molte trasmissioni televisive):

«Lavoravo al Servizio Sanitario dell’esercito. Padre Pio, che nel 1955 mi aveva accettato come figlio spirituale, nelle svolte importanti della mia vita mi ha sempre fatto pervenire un biglietto in cui mi assicurava la sua preghiera e il suo sostegno. Così accadde prima del mio esame all’Università Gregoriana di Roma, così accadde quando entrai nell’esercito, così accadde anche quando dovetti raggiungere i combattenti in Algeria» (Aleteia, 28 febbraio)

«Una sera, un commando F.L.N. (Front de Libération Nationale Algérienne) attaccò il nostro villaggio. Fui preso anch’io. Messo davanti a una porta insieme ad altri cinque militari, fummo fucilati (…). Quel mattino avevo ricevuto un biglietto da padre Pio con due righe scritte a mano: La vita è una lotta ma conduce alla luce” (sottolineato due o tre volte)».




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LA DE-CORPORAZIONE

Dopo la fucilazione Jean fa l’esperienza dell’uscita dal corpo. «Vidi il mio corpo al mio fianco, sdraiato e sanguinante, in mezzo ai miei compagni uccisi anch’essi. Cominciai una curiosa ascensione verso l’alto dentro una specie di tunnel. Dalla nuvola che mi circondava distinguevo dei visi conosciuti e sconosciuti. All’inizio questi visi erano tetri: si trattava di gente poco raccomandabile, peccatori, poco virtuosi. Man mano che salivo i visi incontrati diventavano più luminosi».

IL DIALOGO CON PIO XII

«All’improvviso il mio pensiero si rivolse ai miei genitori. Mi ritrovai vicino a loro a casa mia, ad Annecy, nella loro camera, e vidi che dormivano. Ho cercato di parlare con loro ma senza successo. Ho visto l’appartamento e ho notato che avevano spostato un mobile. Molti giorni dopo, scrivendo a mia mamma, le ho domandato perché avesse spostato quel mobile. Lei mi rispose: “Come fai a saperlo?”. Poi ho pensato al papa, Pio XII, che conoscevo bene perché sono stato studente a Roma, e subito mi sono ritrovato nella sua camera. Si era appena messo a letto. Abbiamo comunicato scambiandoci dei pensieri: era un grande spirituale».




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