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Papa Francesco: la psicanalisi mi ha aiutato, quando avevo 42 anni

Antoine Mekary | ALETEIA

Aleteia Italia - pubblicato il 01/09/17

Papa Francesco: Personalmente, ringrazio Dio di aver conosciuto delle vere donne, nella mia vita. Le mie due nonne erano molto differenti, ma entrambe erano delle vere donne. Erano delle madri. Lavoravano, erano coraggiose, passavano del tempo coi loro nipoti… Ma sempre con questa dimensione della donna… […] Poi c’era mia madre. Mia madre… ho visto mia madre sofferente, dopo il suo ultimo parto – ne ha avuti cinque – quando ha contratto un’infezione che l’ha lasciata senza poter camminare per un anno. L’ho vista soffrire. E ho visto come si ingegnava per non sprecare niente. Mio padre aveva un buon lavoro, era contabile, ma il suo salario ci permetteva appena appena di arrivare alla fine del mese. E ho visto questa madre, il modo in cui affrontava i problemi uno dopo l’altro… […] Era una donna, una madre. Poi le sorelle… È importante per un uomo di avere delle sorelle, è molto importante. Poi ci sono state le amiche dell’adolescenza, le “fidanzatine”… Tessere sempre un rapporto con le donne mi ha arricchito. Ho imparato, anche in età adulta, che le donne vedono le cose in modo molto differente dagli uomini. Perché di fronte a una decisione da prendere, di fronte a un problema, è importante ascoltare entrambe le voci.

«Una donna mi ha insegnato a pensare la realtà politica. Era comunista»

Dominique Wolton: Dopo l’infanzia e l’adolescenza, ha incontrato delle donne che l’hanno segnata?

Papa Francesco: Sì. Ce n’è una che mi ha insegnato a pensare la realtà politica. Era comunista.

Dominique Wolton: È ancora viva?

Papa Francesco: No… Durante la dittatura è stata “pffff…”, uccisa. È stata catturata nel medesimo gruppo delle due suore francesi, stavano insieme. Era una chimica, capo del dipartimento in cui lavoravo, nel laboratorio bromatologia. Era una comunista del Paraguay, del partito che laggiù si chiama “Febrerista”. Mi ricordo che mi aveva fatto leggere la condanna a morte dei Rosenberg! Mi ha fatto scoprire ciò che c’era dietro quella condanna. Mi ha dato dei libri, tutti comunisti, ma mi ha insegnato a pensare la politica. Devo tanto a quella donna.

[…] Dominique Wolton: Qual era il suo nome?

Papa Francesco: Esther Balestrino De Careaga.

[…] Mi hanno detto una volta: «Ma lei è comunista!». No. I comunisti sono i cristiani. Sono gli altri che ci hanno rubato la bandiera!

«A me niente fa paura»

Dominique Wolton: Le sue origini latino-americane e la sua formazione gesuitica le danno modo di vivere le cose altrimenti?

Papa Francesco: Un esempio che mi viene in mente, ma non saprei come dirlo: sono libero. Io mi sento libero. Questo non vuol dire che faccio quel che mi pare, no. Ma non mi sento imprigionato, in gabbia. In gabbia qui, in Vaticano, sì, ma non spiritualmente. Non so se è per questo… A me niente fa paura. Sarà forse dell’incoscienza, o dell’immaturità!

Dominique Wolton: Tutte e due!

Papa Francesco: Ma sì, le cose vengono così, si fa quel che si può si prendono le cose come vengono, si evita di fare delle cose, alcune funzionano, altre no… Forse è superficialità, non lo so. Non so come chiamarla. Mi sento come un pesce nell’acqua.

«Ho consultato una psicanalista ebrea»

Papa Francesco: […] In un momento della mia vita ho avuto bisogno di andare in analisi. Ho consultato una psicanalista ebrea. Per sei mesi, sono andato da lei una volta a settimana per chiarire certe cose. È stata molto in gamba. Molto professionale come medico e come psicanalista, ma è sempre rimata al suo posto. E poi un giorno, quando era sul punto di morire, mi ha chiamato. Non per i sacramenti – era ebrea – ma per un dialogo spirituale. Un’ottima persona. Per sei mesi mi ha molto aiutato. Avevo già 42 anni, all’epoca.

[Traduzione da LeFigaro.fr a cura di Giovanni Marcotullio]

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Tags:
immigrazionepapa francescorecensioni di libri
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