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Lo strano incontro di un esorcista con un discepolo di Satana

© ribena_wrath / CC
https://www.flickr.com/photos/ribenawrath/139154402
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Con la sua Croce, Gesù ha vinto Satana proprio nel momento in cui Satana si riteneva vincitore. E così sarà per la Chiesa: la sua passione attuale attua quel rinnovamento interno che prepara alla nuova Pentecoste, tante volte annunciata e tanto desiderata. Satana è una delle tante creature di Dio, creata buona e pervertitasi per colpa sua. «No! Satana è pari a Dio», si affrettò a dire il mio interlocutore. Mi accorsi che non voleva parlare di Gesù, ma solo di Dio. «La ribellione a lui è stata un successo!» E ogni tanto aggiungeva: «Ma non hai paura del mio Maestro?». Questa frase, spesso ripetuta, dapprincipio suonava come una minaccia; poi invece rivelava una sua paura intima, perché Satana vede tutto e sente tutto. Gli ribattei che io gli parlavo nel nome di Gesù, di cui ero sacerdote, e nulla poteva accadermi senza il suo permesso. In più avevo la protezione della Vergine, specie durante gli esorcismi. Non gli piaceva che io parlassi della Vergine e cercava di sviare il discorso sul suo Maestro, Satana. Io allora gli ricordai il Protovangelo: «Porrò inimicizia tra te e la Donna». Lui accettò il discorso, ma con un’interpretazione sua: «Satana la insidierà al calcagno, vuol dire che la vincerà». E io: «Come può vincerla, se la Donna gli schiaccia la testa?».

Poi passai a spiegargli la visione dell’Apocalisse, sulla Donna vestita di sole, in lotta col dragone rosso, che viene sconfitto da Michele. Pensavo che anche nelle tentazioni di Cristo, narrate nei Vangeli, c’è una contesa sui testi biblici. Ma l’argomento Maria diede la svolta alla nostra conversazione. Di fronte a quell’argomento lui si sentiva a disagio, angosciato e infine disperato. Prima gli avevo detto che il suo Maestro non poteva dargli la pace nel cuore e tanto meno la felicità. Gesù invece dava pace e gioia; dava libertà proprio dalla schiavitù di Satana, che tutt’al più prometteva danaro, potere e gloria umana. Dentro di me pregavo incessantemente la Vergine Maria e così vedevo che lui perdeva terreno, indietreggiava; era chiaro che del suo Maestro aveva solo paura. Io allora gli parlai dell’amore del mio Maestro, che era morto per salvarmi e perdonava tutto. Lui parlò della sua bestemmia la sua apostasia con una nota di vera disperazione. Solo riflettendoci dopo mi venne in mente il riferimento al peccato contro lo Spirito Santo e mi sembrò che quel disgraziato ne fosse pienamente colpevole. Lo invitai a pentirsi, a lasciare il suo Maestro; gli dissi che ogni notte chiedevo perdono a Dio per tutti i peccati, anche per le bestemmie. Quell’uomo pareva turbato, combattuto tra due sentimenti: la speranza e la disperazione. Gli domandai se accettava che io pregassi per lui. Mi parve favorevole e feci interiormente un breve esorcismo per cacciare Satana; poi lo ripetei ad alta voce. Era troppo! Si alzò come per fuggire, ma prima mi disse il suo nome: Pietro. Poi uscì di corsa. Ancora oggi mi interrogo sul significato di quella visita. Quell’uomo, me lo ha inviato Satana per sviarmi? Me lo ha mandato la Madonna per convertirlo o, almeno, perché pregassi per lui? Certo ho toccato con mano quanto è difficile, per un membro di una setta satanica, per chi si è consacrato al demonio, ritornare a Dio.

 

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