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5 errori che potreste fare a messa senza neanche saperlo

Jeffrey Bruno | Aleteia
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La messa ha delle liturgie e dei riti ben stabiliti. Ecco i cinque errori più comuni che potreste commettere senza neppure rendervene conto

1. Durante la consacrazione bisogna inginocchiarsi o restare in piedi?

I fedeli «S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione»: sta scritto con molta precisione nell’Ordinamento generale del Messale Romano (OGMR), n. 43. La Chiesa consiglia di restare in ginocchio durante tutta la consacrazione e di alzarsi dopo la risposta: «Proclamiamo la tua morte, Signore; annunciamo la tua resurrezione nell’attesa della tua venuta».

2. Il segno della pace

Per quanto riguarda il segno della pace scambiato tra i fedeli, papa Benedetto XVI ha dichiarato nell’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis:

durante il Sinodo dei Vescovi è stata rilevata l’opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell’assemblea proprio prima della Comunione.

SC 49

In una lettera, il cardinale Cañizares, già prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, afferma che questo gesto non è obbligatorio, precisando:

È legittimo affermare che non si tratta di invitare automaticamente a scambiarsi il segno della pace. Se si prevede che ciò non potrà compiersi in maniera adeguata.

3. «Ma liberaci dal male». Amen.

Sappiamo bene che la regola generale per terminare correttamente una preghiera è pronunciare la parola “Amen”. Allora perché non dobbiamo dirla alla fine del Padre Nostro? La parola ebraica “amen”, traducibile approssimativamente con “così sia”, si pronuncia alla fine di una preghiera; se per il Padre Nostro recitato nei riti di comunione non la si dice è semplicemente perché la preghiera non è ancora terminata.

Dopo che l’assemblea ha concluso dicendo “ma liberaci dal male”, invece di dire “amen” il prete sviluppa quest’ultima domanda fatta a nostro Padre dicendo:

Liberaci, o Signore, da tutti i mali,
concedi la pace ai nostri giorni;
e con l’aiuto della tua misericordia,
vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza,
e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo.

4. «Per Cristo, con Cristo e in Cristo…»

Ci sono preghiere di cui i sacerdoti detengono l’esclusiva. Per esempio, alla fine della preghiera eucaristica, la dossologia “Per Cristo, con Cristo e in Cristo…”. Anche se il celebrante invita dicendo “tutti insieme”, i fedeli dovranno restare in silenzio, immobili, e rispondere solennemente “Amen” (OGMR 151).

I laici non devono neppure recitare la preghiera della pace: «Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”…». Solo il sacerdote pronuncia questa preghiera.

Bisogna distinguere il ruolo del prete e quello del laico, durante la messa:

Si deve evitare il rischio di oscurare la complementarietà tra l’azione dei chierici e quella dei laici, così da sottoporre il ruolo dei laici a una sorta, come si suol dire, di «clericalizzazione», mentre i ministri sacri assumono indebitamente compiti che sono propri della vita e dell’azione dei fedeli laici.[116]

Redemptionis Sacramentum 45

5. Il digiuno eucaristico

La Chiesa, come regola generale, chiede un digiuno eucaristico di un’ora prima della comunione, che consiste nel privarsi di cibo e bevande – ma l’acqua e le medicine sono permesse (Costituzione apostolica Christus Dominus).

Il digiuno comprende anche il divieto di masticare del chewing-gum prima della celebrazione e durante la stessa. La regola è obbligatoria e violarla deliberatamente è considerato dalla Chiesa un sacrilegio. Non infrangerla è segno di profondo rispetto da parte di chi vede nell’Eucaristia la presenza reale di Cristo – nonché la giusta disposizione per prepararsi correttamente a ricevere il Signore.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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