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Cardinal Lustiger: storia dell’ebreo che divenne cardinale di Parigi

LUSTIGER

Philippe Lissac / Godong / Photononstop / AFP

Kévin Boucaud-Victoire - pubblicato il 07/08/17

Nato giudeo, Aron Jean-Marie Lustiger si convertì al cattolicesimo a 14 anni, dopo un incontro con Dio nella cattedrale di Orléans. Dieci anni dopo la sua morte, il 5 agosto 2007, torniamo sulla storia della sua conversione.

Dieci anni fa, il 5 agosto 2007, si spegneva Aron Jean-Marie Lustiger, arcivescovo di Parigi dal 1981, creato cardinale nel 1983 da san Giovanni Paolo II e membro dell’Académie francese dal 1995. Il suo corpo è stato allora inumato nella cripta di Notre-Dame de Paris, nel sepolcreto degli arcivescovi di Parigi. Per sua richiesta, la sua bara è indicata da una placca su cui si legge:

Sono nato ebreo. Ho ricevuto il nome del mio nonno paterno, Aron. Divenuto cristiano per la fede e per il battesimo, sono rimasto ebreo come lo rimasero gli Apostoli. Ho come santi patroni Aronne, il sommo sacerdote, san Giovanni Apostolo, santa Maria, piena di grazia.

Poche frasi che riassumono bene la vita del prelato e che la dicono lunga sulla potenza della sua conversione.

Venuto fuori da una famiglia giudea askenazita di origine polacca, Aron Lustiger nasce il 17 settembre 1926 a Parigi, nel XII arrondissement. I suoi genitori Charles e Gisèle Lustiger, arrivati in Francia nel 1918, gestiscono un commercio di maglieria nella capitale. Colui che avrebbe ripetuto “sono cardinale, ebreo e figlio di immigrati” si trova da giovanissimo a confrontarsi con l’antisemitismo e col messaggio cristiano. Nel 1937, quando ha appena 11 anni, il piccolo Aron si ritrova, durante un viaggio in Germania per studiare la lingua, in una famiglia protestante.

Ho visto coi miei occhi, all’età di 11 anni, il nazismo. Il nazismo visto con la coda dell’occhio da un bambino di 11 anni che discuteva con un ragazzetto di 13 anni […],

e che gli spiegava, mostrandogli il coltello:

Al solstizio d’estate, uccideremo tutti i giudei.

Lo avrebbe raccontato più tardi in un’intervista accordata al quotidiano israeliano Yediot Aharonot, pubblicato nel 1982 dalla rivista francese Le Debat. È questa l’occasione in cui viene per la prima volta in contatto con degli adulti cristiani antinazisti.

«Ho letto la Bibbia con passione»

Durante il medesimo periodo, tra i 10 e i 12 anni, gli capita tra le mani una Bibbia protestante, nella biblioteca dei suoi genitori. «Ho letto la Bibbia con passione, e non ho detto niente a nessuno», spiega l’uomo che vide nel Nuovo Testamento il compimento dell’Antico, il quale gli fa scoprire le radici della propria identità giudaica. Quando scoppia la Seconda Guerra mondiale, egli è un liceale al Montaigne di Parigi, dove si «fa spaccare la faccia perché ebreo» dai suoi compagni.

I suoi genitori lo spediscono a Orléans con sua sorella. È nella città di Giovanna d’Arco che scopre veramente la fede. Durante la Settimana Santa, mentre si trova nella cattedrale Sainte-Croix d’Orléans, l’adolescente quasi quattordicenne sente come una chiamata. Il giovane Aron è sulla strada per il liceo Pothier, quando decide di entrare in chiesa, «senza sapere cosa fosse il Giovedì santo», il giorno dell’istituzione dell’eucaristia da parte di Gesù, secondo il filosofo Jean-Luc Marion, che sarebbe stato eletto all’Académie francese il 6 novembre 2008 per prendere il posto del defunto cardinale. E resta in silenzio «per un grande momento», senza dire una parola. Quando torna l’indomani, vede la navata assolutamente spoglia, senza sapere che era nuda come un cadavere perché era Venerdì santo, giorno di commemorazione della passione di Cristo e di meditazione sul significato di questa morte. La scena lo tocca nel più profondo del suo essere.

Ho subito il brivido di quel vuoto senza sapere che fosse Venerdì Santo, e in quel momento ho pensato: voglio farmi battezzare,

racconta Lustiger nel 1987 in La scelta di Dio.

Il “meticcio di Dio”

Il suo desiderio si realizza molto presto. Il futuro cardinale viene battezzato nei mesi seguenti, il 25 agosto 1940, nella cattedrale di Orléans, dove 39 anni più tardi sarà nominato vescovo da Giovanni Paolo II. Fin dal principio, egli considera che la fede è per l’uomo la sola chance di essere veramente libero e di avere una ragione di speranza. Quando i suoi genitori scoprono che è diventato cristiano, giudicano “ributtante” la sua fede e suo padre chiede, alla fine della guerra, un annullamento del battesimo. Ma invano. Fin da subito, comunque, accettano il suo gesto, percependolo come una protezione dal nazismo. Aron aggiunge altri due nomi al suo patronimico: Jean e Marie. Perde la madre poco tempo dopo, nel 1943: deportata ad Auschwitz dopo essere stata denunciata da un’impiegata e internata a Drancy. Dopo la fine della guerra, Lustiger continua normalmente i suoi studi all’università di Parigi. Si laurea in Lettere. Entra poi al Seminario dei Carmelitani dell’Institut catholique di Parigi, nel 1946. Ordinato prete il 17 aprile 1954, Lustiger si avvia a una carriera ecclesiastica che lo porta ai più alti ranghi della Chiesa cattolica.

Malgrado la sua conversione, colui che in un telefilm del 2013 dedicato a lui sarebbe stato chiamato “il meticcio di Dio” rimase sempre attaccato alla propria identità giudaica. «Mi sono sempre considerato ebreo, anche se i rabbini non sono dello stesso avviso», gli piaceva ripetere. È certo una delle ragioni che spiegano perché, dall’ottobre del 2013, gli sia stato tributato un memoriale in Israele.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
dialogo tra ebrei e cristianinazismotestimonianze di vita e di fede
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