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Le spese per un processo di nullità matrimoniale sono veramente così insostenibili?

MASSIMILIANO MIGLIORATO PP
November 04,2013 :Meeting of inauguration of the judicial year of SACRA ROTA
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A colloquio con l’avvocato rotale Alessia Gullo

Tornando all’Italia?
E’ in evoluzione il discorso relativo all’Italia. Lasciata ormai alle spalle (1970) la pletora di casi di persone che non potendo ricorrere al divorzio in caso di matrimonio fallito intraprendevano la strada della nullità matrimoniale presso i tribunali ecclesiastici, nel trentennio (1970-2001) successivo c’è stata una maggioranza di cause di persone che, tramite la delibazione della sentenza di nullità si prefiggevano lo scopo di non pagare gli alimenti al coniuge. Le note sentenze della Cassazione hanno via via indebolito tale scopo. Negli ultimi anni, quindi, accanto a coloro (in diminuzione) che richiedono la nullità di matrimonio per motivi connessi ad eventuali giudizi civili (divorzi conflittuali, cause legate agli assegni di mantenimento, all’affidamento dei figli, ecc.), troviamo chi, pur indifferente alla dimensione sacramentale del matrimonio, desidera accontentare i genitori o i nuovi suoceri con un nuovo matrimonio religioso; quelli che vogliono “cancellare” il precedente coniuge; quelli che vogliono rendere felice il nuovo partner, generalmente la giovane compagna che si vuole sposare in chiesa con l’abito bianco, l’organo, i fiori e scenografia varia; poi quelli che ci tengono a fare il padrino al nipotino, al figlio del capo; coloro che ambiscono a cariche o uffici particolari (professori in università cattoliche, presidente di confraternite ecc.). Con questo non voglio dire che non ci siano fedeli mossi dal sincero desiderio di fare chiarezza sulla propria unione fallita o di partecipare pienamente alla vita ecclesiale. Mi limito a constatare come, diversamente da quanto si possa immaginare e da quanto solitamente viene riferito in giudizio, in Italia tali fedeli rappresentino una minoranza – approssimativamente del 30% ma non sono dati ufficiali precisa l’avvocato Gullo -. Minoranza che, nelle intenzioni di una efficace pastorale, si spera possa aumentare.

Quali sono le cause più frequenti?
Anche qui c’è una differenza determinata da aree geografiche e dal trascorrere del tempo.  In buona sintesi:

– negli Stati Uniti, ad oggi, quasi il 100% delle cause viene fatto per difetto di discrezione del giudizio (can. 1095 n. 2) o incapacità di assumere gli oneri coniugali (can. 1095 n. 3) dovuti generalmente a immaturità psico-affettiva;
– in Irlanda, oggi, la maggioranza delle richieste è presentata per difetto di libertà interna (riconducibile al difetto di discrezione del giudizio) a causa di gravidanza inaspettata;
– in Polonia, oggi, c’è ancora una preponderanza di cause per difetto di discrezione del giudizio o incapacità di assumere gli oneri coniugali dovuti generalmente ad alcolismo o problemi connessi;
– la situazione dell’Italia è lo specchio della sua evoluzione sociale. Fino agli anni Settanta c’era una preponderanza di cause metus (cioè costrizione alle nozze), affiancate da cause di impotenza. Dopo l’introduzione della legge sul divorzio, per 30 anni abbiamo visto una schiacciante maggioranza di cause di simulazione soprattutto per esclusione dell’indissolubilità e, in misura di poco minore, per esclusione della prole (spesso abbinata all’altra). Gli ultimi 20 anni hanno visto anche da noi il sorpasso delle cause di incapacità (1095 n. 2 e 3). Questo considerando globalmente l’Italia. In realtà, un’analisi più attenta delle sentenze dei vari tribunali ecclesiastici mostra, ad esempio, come l’ex Tribunale ecclesiastico regionale Siculo (poi soppresso e diviso in 4 tribunali, NdR) abbia numerose cause di esclusione della sacramentalità, capo di nullità pressoché sconosciuto negli altri tribunali, o il Tribunale ecclesiastico Triveneto abbia, percentualmente, poche cause di incapacità.

Quello che spesso terrorizzano gli utenti sono i costi, può aiutarci a fare chiarezza e capire e far capire quanto effettivamente “si spende”?
Per quanto riguarda i tribunali ecclesiastici inferiori in Italia e premesso quanto dirò dopo in merito al “gratuito patrocinio” per i non abbienti, la situazione, stabilita dalla CEI, è questa:

  • le spese processuali, a favore quindi del tribunale, ammontano a 525€ per l’attore e 262€ per il convenuto. A tali somme potranno essere aggiunte quelle, certificate, riguardanti eventuali traduzioni o trasferimenti del giudice;
  • agli avvocati, in primo grado, spetta un onorario compreso tra i 1575€ e i 2992€, a cui si aggiungeranno l’IVA, la Cassa avvocati, consulti con altri avvocati o esperti, trasferte, spese vive di istruttoria. Non è indicato espressamente, ma è pacificamente riconosciuto, il 15% forfettario a titolo di spese di studio in similitudine con quanto previsto per gli avvocati civilisti;
  • agli avvocati, in secondo grado, spetta un onorario compreso tra i 604€ e i 1207€, con un regime simile al primo grado per quanto riguarda le spettanze e le spese e così  ai procuratori, qualora la funzione non sia esercitata dall’avvocato stesso, è riconosciuta la somma di 315€.

al termine del processo, dopo quindi la sentenza definitiva, la parte potrà devolvere al tribunale una somma a sua discrezione come offerta libera.

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