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Che relazione esiste tra la Chiesa e l’Occidente?

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L’Occidente è cristiano solo se resta fedele, non per una grazia speciale così come altri popoli e paesi possono fiorire a modo loro solo nel Vangelo

Il tanto vituperato (da Pera, ma purtroppo anche da molti cattolici) Concilio Vaticano II andava esattamente in questa direzione. Aiutare la Chiesa a riconoscersi nel Vangelo e non in una sua specifica – e storicamente condizionata – versione. Compito della Chiesa è evangelizzare il mondo, annunciare la morte e resurrezione di Cristo e la fratellanza di tutti gli uomini e le donne di buona volontà nell’essere tutti – in Cristo – figli di Dio. E tra fratelli si dovrebbe spezzare il pane e aiutarsi l’un l’altro con amore e pietà:

Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: Colui che raccolse molto non abbondò, e colui che raccolse poco non ebbe di meno (2Cor 8,14-15)

Questo non per un “pauperamento dell’Occidente” come prefigura Marcello Pera, non è questo lo scopo, né l’obbiettivo della Chiesa, ma è indubitabile che essendo l’Europa l’area più ricca del mondo, con quasi 500 milioni di abitanti possa sopportare di aiutare mezzo milione di profughi.

Leggi anche: Papa Francesco: non restare inerti a grido dei poveri, 19 novembre I Giornata Mondiale

Ancor più giustamente Buttiglione spiega a Pera che per la Chiesa (e parliamo della Centesimus Annus di Giovanni Paolo II) c’è una differenza tra una economia di mercato, e in particolare una economia sociale di mercato, e il capitalismo tout court. La Chiesa cattolica non può adeguarsi pienamente ad un modello che non è solo economico, ma politico che mette al centro di tutto il profitto. In fondo quando Papa Francesco si spende per la cura del Creato, lo fa in una ottica di ecologia integrale, dove l’umanità è il fine di ogni azione e dunque ha diritto alla dignità, al pane e ad un cielo azzurro sopra la testa. Questa diffidenza della dottrina sociale della Chiesa nei confronti del capitalismo non è una adesione (nemmeno ipotetica) al comunismo, quanto piuttosto una difesa delle prerogative dell’umano. Il capitalismo odierno regge se regge il consumismo esasperato, non c’è nulla di realmente umano in questo modello che ovviamente non tiene conto né dei ritmi dell’uomo, né di quelli della natura. Di più oggi il capitalismo – che è il motore della Globalizzazione – è proprio ciò che strappa le identità locali, non è solo una forza positiva. Ecco allora che se il motore della globalizzazione è questa uniformità, il Vangelo – che è scandalo per il Mondo! – non trova spazio. Questo aneddoto ci aiuta a capire meglio:

All’inizio del pezzo ragionavamo sulla coincidenza con le discussioni sul G8 di Genova. Ormai quasi vent’anni fa un movimento “altromondialista” raccoglieva dentro di sé tutte le esperienze anticapitalistiche di quel periodo, compresa la critica cattolica a questo modello il problema era all’epoca (ed è oggi ancora) quello di separare il grano dal loglio. Il modo migliore per continuare a ragionare in questa direzione è dirsi: l’Europa e l’Occidente sono (stati) cristiani, dall’opera della Chiesa (e delle Chiese) e del Vangelo sono stati plasmati, ma Cristo e il Vangelo non sono l’Europa e l’Occidente. Ripensare la missione della Chiesa non come occidentalizzatore del mondo (tanto più che l’occidente di Pera tanto cristiano non è più, quindi semmai lavoriamoci…) come pure è stato per un certo periodo, ma di evangelizzatore del mondo, facendo sì che cresca un cristianesimo africano, asiatico, ecc con proprie tipiche sensibilità e forme autonome. Senza pensare che da questo debbano dipendere ricette precise, perché la fede non è una ideologia, è l’incontro con Cristo Risorto. Qualcuno lo dica all’ex Senatore…

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