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Verginità all’asta? Una gara al ribasso

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Vergini in vendita: prodotto garantito. Di questo si tratterebbe.

«Ho avuto l’idea di vendere la mia verginità a 15 anni, dopo aver visto il film Proposta indecente. Perché donarla a un fidanzato che dopo poco ti lascerà? Meglio darla al miglior offerente! Si considera ancora un tabù quello che è il diritto di gestire liberamente il proprio corpo. Ognuno deve vivere come vuole».

(E lei, a me pare, vorrebbe vivere in un altro modo). Così parla Alexandra. E la vera, grande tristezza è che lo sappia, almeno potenzialmente, tutto il mondo.

Impugnando l’autodeterminazione come salvacondotto per ogni possibile “condotta” le abbiamo permesso, o forse l’abbiamo portata ad asciugarsi le lacrime – chissà se è vero – , per la situazione finanziaria critica nella quale versava la sua famiglia, e a ritenere che la verginità fosse un bene con una sua piccola, ma volitiva, nicchia di mercato.

Ci sarà un registro delle imprese dove l’agenzia tedesca Cinderella Escorts avrà depositato documenti, capitale, firme davanti ad un notaio o che so io e avrà ottenuto il suo bravo numero progressivo. E da allora, immagino, con le carte in regola si muove nel mercato. Globalizzato, naturalmente. Quanto sarà agguerrita la concorrenza?

Dai  2,3 milioni di euro cifra della transazione tra la giovane e il signore di Hong Kong  per il bene messo all’asta, l’agenzia ha trattenuto un onesto, equo 10%. Questo riporta il sito nanopress. Poniamo pure il caso che non sia vera la cifra, il punto rimane tuttavia un altro.

Mi spiace che ne parliamo anche noi. Perché in fondo significa aggiungere un ripetitore alla diffusione di questa notizia che sta forse incoraggiando altre ragazze a valutare l’opzione come soluzione a situazioni ritenute critiche. Se già altri fattori hanno contribuito ad impoverire il concetto che hanno di sé, queste benedette fanciulle.

Nel breve virgolettato attribuito ad Alexandra trovo motivi di amara riflessione e anche una tragica arrogante, ingenuità. Il film che le ha dato l’idea è una pellicola di 24 anni fa. Lei non era ancora nemmeno nata. Ogni messaggio ha il suo effetto. Prima amara ovvietà.

La seconda è la delusione che si legge nelle sue parole.

Forse non se ne rende nemmeno conto ma sta dicendo che le sarebbe piaciuto essere considerata preziosa e inaccessibile da un uomo. Avrebbe preferito, forse, che un suo casto bacio divenisse il premio di una giostra medievale?  O che il suo onore fosse difeso dalla spada e dalla nobiltà di un cavaliere che avesse tra i suoi alti fini Dio, il Re e Lei, la Dama?

Perché, dice: “che senso ha offrirsi al fidanzato che sicuramente ti lascerà?”.

Come ha potuto maturare questa certezza? Cosa abbiamo mostrato per anni a questa ragazza? Dove ha guardato? Cosa ha smesso di dire la società a sé stessa e ai suoi figli?  A soli 18 anni è già così disillusa di sé stessa e degli uomini, così stanca di desiderare il vero amore da risolversi a giocare tutto su un altro piatto?

Terza considerazione: è innegabile. Esiste un frasario globale, comune per dire le solite cose. La donna, la sua autodeterminazione, il suo corpo.

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