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Perché non partecipiamo al linciaggio mediatico di Flavio Insinna

Luca Bruno | AP
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Il conduttore romano è stato travolto da una bieca manovra che lo ha consegnato al pubblico ludibrio con delle registrazioni trafugate per un pugno di punti di share. Le sue azioni sono indifendibili (e difatti l'attore ha semplicemente chiesto scusa), ma da tutto possiamo imparare qualcosa

Ero di sotto a prendermi un trancio di pizza al forno e nel breve tempo della fila ho beccato il cambio di discorso tra il “caso Biagiotti” e il “caso Insinna”. Ho quindi potuto registrare la brusca escursione termica tra il

Poverina… era giovane… [comunque aveva 73 anni, N.d.R.] E poi era pure archeologa, sai? Sì, e tu sai che era la proprietaria del castello di Guidonia?

e il

Lo devono far morire di fame! Sì, è uno schifo! Con tutti i soldi che prende tratta pure male la gente! Quello è un pubblico ufficio, non ti puoi permettere! Che indecenza!

Purché si possa dire una parola

Trovo sempre molto suggestivo il bisogno umano di poter dire una parola su ogni argomento: per questo ci sono i luoghi comuni, che si trasmettono al fulmicotone, non richiedono intelligenza per essere colti e sono generalmente tutti ugualmente spendibili in società.

Ora, già che ci siamo, un “povera Laura Biagiotti” lo spendiamo senza remore anche noi qui, ricordando i grandi carichi di bellezza – che la sua impresa ha riversato nelle nostre case e per le strade – e di ricchezza – che ha prodotto in posti di lavoro e circolazione di denaro. Tutte cose buone e importanti. Speriamo e preghiamo che le abbiano giovato nell’orientare la sua anima verso il Cielo.

Il “caso Insinna” invece ha dell’impressionante, e molto più per le reazioni scomposte del pubblico che per il fatto in sé: è incredibile come l’affezione viscerale del pubblico per uno dei presentatori più popolari d’Italia si sia repentinamente rovesciata in un odio profondo. Ancora tre giorni fa ogni casa d’Italia avrebbe avuto piacere di ospitare a pranzo Flavio Insinna, con quella strana mescolanza di familiarità e di deferenza che solo il vip televisivo può ispirare. L’indignazione che ho registrato nelle reazioni dalla fornaia aveva vibrazioni più intime di quelle che si sentono quando qualcuno scopre come si uccidono le foche per fare pellicce o le oche per imbottire piumini.

Sì, c’è un dettaglio in più, che è tutto umano e che è la percezione del tradimento: proprio perché Insinna è entrato ogni giorno e per anni nelle case degli italiani oggi questi si sentono personalmente traditi. E se volessimo parlare di tradimento sarebbe interessante spiegare come si possa disporre di registrazioni quali quelle che hanno messo alla gogna il Flavio nazionale (vi fa cenno Wired, e con sapiente moderazione); sarebbe pure importante, per capire, sapere quali vecchie ruggini intercorrano tra la parrocchia di Affari tuoi e quella di Striscia la notizia. Sarebbe interessante, già: però non ci pare che il tema centrale sia quello del “tradimento”.

Anche perché a me pare evidente che il tradimento più grave – al netto delle cose irripetibili che ha detto – l’abbia subito lui: motivo per cui capisco bene il tweet di solidarietà dedicatogli dal direttore di Rai1 Andrea Fabiano.

Mi rendo conto che possa significare paradossale, e con questo non voglio dire che l’ormai (tristemente) nota signora valdostana non debba o debba prendere i suoi provvedimenti legali… provo a spiegarmi raccontando un aneddoto che questa miserevole storia mi ha riportato alla memoria.

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