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Renato Zero e il Crocifisso: «T’hanno staccato da tutti i muri, povero Gesù mio»

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Il poliedrico cantante durante l’ultima puntata di Amici parla del suo rapporto con Cristo e la fede

Sabato sera è stato ospite nel programma di canale 5 “Amici” di Maria De Filippi, Renato Zero, il famoso cantante, istrionico, eccentrico, provocatorio, esagerato, che anche in quest’occasione ha lasciato il segno, un’impronta unica e anticonformista.

Mia madre è sempre stata una sua fan, una sorcina (così il cantante appella affettuosamente il suo pubblico) della prima ora e cantava per casa e in macchina le sue canzoni che io ho così imparato a memoria. Magari più di qualcuno penserà, sorridendo, che mai la magia della memoria dell’infanzia è stata così infranta… ma “state buoni, se potete” (cit. San Filippo Neri) e non siate troppo snob.

Nella mia adolescenza sono stata con lei ad ascoltare tanti concerti del Renatino nazionale e conservo ricordi bellissimi di quelle serate: una mamma giovane con la sua giovanissima figlia che cantano e ballano insieme, con il profumo dei panini con la frittata dentro lo zaino. Mio padre ci prendeva in giro, ma quello era un appuntamento tutto nostro che condividevamo in famiglia, soltanto con mio cugino e pochissimi altri affezionatissimi.

Quando ho visto il video della chiacchierata/intervista di Renato Zero con Maria De Filippi andata in onda sabato sera, ho pensato che fosse bello condividerla con voi lettori. Per carità… non si tratta di chissà quale testimonianza, anzi, molti di voi magari leggendo penseranno “da quale pulpito”, ma non è mia intenzione innalzare Renato Zero all’onore degli altari, però penso faccia bene sapere che ci sono ancora personaggi che in TV non nascondono la loro fede e non si vergognano di nominare Gesù, divenuto per il piccolo schermo il nuovo Voldemort, il “Tu sai chi”, l’innominabile, o l’Innominato.

La padrona di casa Maria De Filippi ha organizzato per il suo ospite d’eccezione un’intervista particolare, a partire da alcuni oggetti contenuti in un baule, molto significativi per la vita dell’artista. Procedendo di oggetto in oggetto e di ricordo in ricordo, ad un certo punto la conduttrice ha mostrato al cantante un rosario con un grande crocifisso, Renato Zero lo ha preso in mano e ha detto scuotendo il capo con il suo inconfondibile accento romanesco:

«Ehhh… t’hanno staccato da tutti i muri, povero Gesù mio».

Ed ha proseguito:

«Questa non è soltanto un’icona. A me m’ha dato tanto Gesù, soprattutto Gesù più che Dio, perché Gesù era un uomo, era vulnerabile. Dio è molto in alto, molto irraggiungibile, ma Lui è venuto, pensate, fino a qui. Ricordatelo ogni tanto come faccio io nelle mie canzoni»

E poi ha mandato un bacio alla croce e ha concluso:

«Ciao, Gesù».

Non trovate anche voi temerario e anticonformista un simile atto nella TV dei nostri giorni? Una ardita e scomoda manciata di secondi per il piccolo schermo? Un gesto politically incorrect, ricco di devozione semplice e popolare? Con quel bacio lanciato insieme a un invito rivolto a tutto il pubblico: “ricordatevi di Gesù”?

Curioso però notare come spesso, chi mostra interesse e sensibilità per Gesù, finisca poi per distinguerlo da Dio avvertito come un’entità lontana e astratta.

Zero è un cantante fuori le righe, sulla cresta dell’onda da cinquant’anni, un artista che ha giocato con i costumi più appariscenti e improbabili, con il trucco più esagerato, un personaggio che ha unito teatro, ballo e musica, mixando frivolezza e provocazione, ma che è stato al contempo interprete e autore di splendide e intense canzoni che hanno superato il luccichio e l’ambiguità di strass e paillettes, andando oltre, anzi, per citare un suo bellissimo brano, andando più su!

“PIÙ SU” E “IL CIELO”: CANZONI PRO LIFE

“Più su”

«(…) E poi,
Più in alto e ancora su,
Fino a sfiorare Dio,
E gli domando io:
“Signore, perché mi trovo qui,
Se non conosco amore?!”»

«(…) Canto e piango pensando che un uomo si butta via,
Che un drogato è soltanto un malato di nostalgia,
Che una madre si arrende e un bambino non nascerà,
Che potremmo restare abbracciati all’eternità…»

«Sveleremo al nemico quel poco di lealtà,
Insegneremo il perdono a chi dimenticare non sa,
La paura che senti è la stessa che provo io,
Canterai e piangerai insieme a me,
Fratello mio!!!»

“Il cielo”

«Quanta violenza,
sotto questo, cielo!
un altro figlio nasce e non lo vuoi…
gli spermatozoi, l’unica forza,
tutto ciò, che hai!
Ma che uomo, sei,
Se non hai…
il cielo!»

Per scoprire qualcosa della sua vita e del suo rapporto con la fede ho dato una sbirciata al bel libro del giornalista e storico della canzone Andrea Pedrinelli “Universo Zero. Il romanzo di Renato” (Giunti editore), un corposo testo che ripercorre la vita e la carriera del cantante, passando in rassegna cronologicamente dischi, brani, interviste, programmi, successi e fallimenti, filmati, chi più ne ha più ne metta. L’autore si è destreggiato tra i vari momenti dell’esistenza artistica del cantante costruendo una biografia e una narrazione avvincente e, nonostante la ricchezza degli episodi, ben lineare e ordinata. Andrea Pedrinelli parte dall’infanzia, prosegue con gli anni del Piper, gli incontri, i sogni, la passione per il cinema e la musica. Nel suo racconto traccia la linea valoriale ed etica di Renato Zero, l’importanza della fede, a tratti mascherata, a volte confusa, ma ricorrente nei brani, nonostante i travestimenti, le provocazioni.

IL PICCOLO RENATO CHIERICHETTO

Fin dalle prime pagine emerge una fede forte, vissuta in famiglia:

«“Papà aveva dieci fratelli di cui uno, zio Pietro, sacerdote. An¬davamo in vacanza nella sua parrocchia a Esanatoglia, 500 metri sul livello del mare, colline marchigiane, e anche lì facevo il chierichetto. Del resto, se io ho studiato dalle suore, papà era stato in seminario. E aveva pure tre cugini frati”. Anche questa fede vissuta in modo concreto si ritroverà, meno posticcia di quanto spesso si pensi, nell’opera di Renato Zero. Fra le paure di un Dio veterotestamentario trasmes¬segli dalle suore, paure gridate negli anni ’70 (periodo in cui le suore stesse non vengono trattate benissimo, nelle canzoni di Zero) e la luce del Dio neotestamentario, che verrà invece cantato nella maturità de¬gli anni del nuovo millennio».

“POTREBBE ESSERE DIO”: UNA TESTIMONIANZA DI FEDE

In questo bellissimo brano il cantante parla di Dio affermando in primis che l’uomo non è Dio (anche se spesso crede di esserlo) e passando in rassegna ciò che Dio non è, gli idoli contemporanei: pornografia, numeri, parapsicologia…

Così commenta Andrea Pedrinelli:

«“Dio non sarà aritmetica, né parapsicologia… / Non sta nei falsi tuoi simboli, nella pornografia / Ti giochi Dio al Totocalcio, lo vendi per una dose / Lo butti via in una frase, lo cercherai in farmacia…”. Renato sta cercando il centro della propria vita e dall’educazione di Fiacchini riemerge, prepotente, la fede. Potrebbe essere Dio, canta Zero in Tregua: e mettendo in fila i “non dei” della modernità rimarca Colui che Dio lo è veramente, i Suoi valori, i Suoi comandamenti. “La fede non è un imbroglio”, dice Renato: “Dio sarà ricostruire / Lo ri¬troverai in un pensiero, in un desiderio, nel tuo cielo… Dio!”. Dio è una “promessa” eterna, sicura, da riportare: “Dove nascerai, là dove morirai”, anche “nella fabbrica”; se qualcuno non Gli credesse, ci pensa Renato a spiegare che c’è: “Se mai un Dio non ce l’hai / Io ti presenterò il mio / Dove abita io non saprei / Magari in un cuore, in un atto d’amore…”. Sino al gran finale in cui, parlando provocatoria¬mente al contrario, Renato dichiara anche che Dio non tradisce. Mai. Sono gli uomini, piuttosto, a tradire».

SANREMO 2016: NON INDOSSA IL NASTRINO ARCOBALENO

Mi piace anche ricordare l’intervento di Renato Zero ospite durante il Festival di Sanremo 2016, edizione che ebbe al centro le polemiche sulle “Unioni Civili” e la stepchild adoption. Il cantante non indossò il nastrino arcobaleno sfoggiato dalla maggior parte dei colleghi sul palco e anzi, nel discorso di presentazione del suo album, nominò la famiglia di Nazareth, la capanna in cui nacque Gesù. Questo suscitò aspre critiche, rimproveri e insulti da parte della comunità Lgbt.

“AVE MARIA” E “LA VITA È UN DONO”

Sono tanti i brani in cui l’artista nomina Dio, in cui ribadisce il valore assoluto della vita, basti pensare alle canzoni “Ave Maria” e “La vita è un dono” (dedicata a papa Wojtyla). L’autore nel libro ne sottolinea l’importanza e il successo, affrontando in maniera approfondita il rapporto del cantante con la fede e con Dio.

«Ma qual è il Dio di Renato Zero? La risposta è chiara: quello cristiano. “Dio è quello che manca nella vita. La sicurezza. Lo specchio del¬la coscienza, qualcosa di irrinunciabile, uno di quei valori indispen¬sabili per riuscire a vivere, la risposta più bella alla promessa che l’uomo ha fatto a se stesso di trovarsi un senso. Questo è un argomen¬to cui tengo molto e lo voglio dire esplicitamente. Naturalmente ogni popolo ha diritto di credere in un suo Dio ma il mio è quello cristiano, con tutto quello che rappresenta per l’umanità”. E ancora: “Posso capire certe critiche alla Chiesa, non sempre pre¬sente dove ci aspetteremmo che fosse. Ma Dio è un’altra cosa. Io ce l’ho nei cromosomi, una fede non bigotta, che non cerca Dio quando serve e quando non serve se ne frega. Il cielo, Potrebbe essere Dio, Ave Maria non sono compiacenti o ruffiane; sono un modo di dire la fede e lanciare la discussione verso chi non vuole credere. Magari anche la discussione su cosa sia davvero la fede: per me qualcosa di costrutti¬vo, che aiuta e non va evocato solo alla bisogna”».

Mia madre e mia zia nei primi anni ’80 incontrarono Renato Zero a Viale Mazzini, me lo avranno raccontato decine di volte. Fu lui ad avvicinarsi, e questo le lasciò stupite e le divertì molto. Renato parcheggiò la moto, tolse il casco in maniera esuberante, scosse la chioma nera e vaporosa e si diresse verso di loro che lo riconobbero all’istante:

– “Ciao ragazze”
– “Ciao Renato”
– “Come state? Di dove siete?”

E così nacquero due sorcine.

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