Aleteia

Il “Gayassa”: la bella tradizione assiro-caldea del lunedì di Pasqua

Le bon larron (Public Domain)
Condividi
Commenta

Ogni lunedì di Pasqua, i diaconi della Chiesa assiro-caldea cantano il “Gayassa”, una preghiera in aramaico che mette in scena il buon ladrone all’ingresso del Paradiso…

Qualcuno prese le parti di Gesù, durante la sua Passione. Tra quelle c’è il buon ladrone, uno dei crocifissi del Golgota, che discute col suo compare e difende Gesù. Luca, nel suo Vangelo, ci riferisce al capitolo 23 (39-43) lo scambio di battute dei tre condannati.

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Ogni lunedì di Pasqua, una tradizione assiro-caldea che rimonta al quinto secolo commemora l’arrivo del buon ladrone in Paradiso. Si tratta di una bellissima preghiera in aramaico, il “Gayassa”. Recitata e mimata dai diaconi prima della lettura del Vangelo, è un dialogo tra il cherubino guardiano del paradiso e il buon ladrone, incaricato da Gesù di aprirne le porte. La negoziazione è dura, per il buon ladrone, visto che l’arcangelo Michele ha ricevuto la consegna di impedire a tutti gli uomini l’accesso al giardino, dopo la caduta di Adamo.

Respinto più volte, l’uomo non dispera: si sa salvato dalla croce del Cristo. Oltretutto, è proprio quella che Gesù gli ha affidato per aprire il Paradiso. Ben nascosta sotto la tunica, il ladrone aspetta il momento giusto per tirarla fuori. Evidentemente, questo fa parte della messa in scena della preghiera: gli attori sovraccaricano volontariamente i passaggi in cui l’angelo rifiuta al buon ladrone l’ingresso in Paradiso. Si tratta soprattutto di insistere su quest’occasione data a Dima (il buon ladrone), ovvero quella di riconoscersi peccatore di fronte al guardiano delle porte del giardino dell’Eden, un cammino di catarsi prima di entrare nella vita eterna.

Al termine del movimentato scambio, il buon ladrone finirà per brandire la croce davanti all’angelo che, prostrandosi immediatamente, lo lascerà entrare in Paradiso (che viene rappresentato in scena dallo spazio architettonico del coro, in chiesa). Dopo aver deposto la croce sull’altare, Dima torna indietro ad abbracciare l’angelo, in segno di riconciliazione, provocando gli applausi di gioia dell’assemblea.

Con questa liturgia, i nostri fratelli d’Oriente ci propongono una bella catechesi sulla salvezza. In effetti l’uomo peccatore, per quanto condannato dai propri fratelli al supplizio più infamante, può essere salvato dal legno della croce se si riconosce peccatore e ripone tutta la propria fiducia nel Cristo risorto.

Un esempio di messa in scena del “Gayassa”

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni