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Il Papa: “Non andiamo in paradiso in carrozza”

Vatican Insider - pubblicato il 01/03/17

La Quaresima è «un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso»: lo ha precisato il Papa nell’udienza generale in piazza San Pietro che cade di Mercoledì delle Ceneri, avvio del periodo liturgico che si conclude con la Pasqua, spiegando che «l’esodo quaresimale è il cammino in cui la speranza stessa si forma» e si compie con la risurrezione di Gesù, evento che ha «aperto la strada» di una «storia di amore» che richiedere la «nostra partecipazione»: «Non vuol dire che lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che lui è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”». 

«In questo giorno, mercoledì delle ceneri, entriamo nel tempo liturgico della Quaresima» ha esordito il Papa. «E poiché stiamo svolgendo il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, oggi vorrei presentarvi la Quaresima come cammino di speranza». In questo senso, «la Quaresima è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente “dall’alto”, dall’amore di Dio. Ecco perché la Quaresima è, per sua natura, tempo di speranza». 

Così come il popolo di Israele ha compiuto un esodo dalla schiavitù verso la terra di libertà, un «cammino compiuto nella speranza», la Pasqua di Gesù «è il suo esodo, con il quale Egli ci ha aperto la via per giungere alla vita piena, eterna e beata. Per aprire questa via, questo passaggio, Gesù ha dovuto spogliarsi della sua gloria, umiliarsi, farsi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Aprirci la strada alla vita eterna gli è costato tutto il suo sangue, e grazie a lui noi siamo salvati dalla schiavitù del peccato. Ma questo non vuol dire che lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che lui – ha detto il Papa – è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”. No, non vuol dire questo. Non è così. La nostra salvezza è certamente dono suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro “sì” e la nostra partecipazione al suo amore, come ci dimostra la nostra Madre Maria e dopo di lei tutti i santi». 

Il Papa ha sottolineato che «Cristo ci precede con il suo esodo, e noi attraversiamo il deserto grazie a lui e dietro di lui. Lui è tentato per noi, e ha vinto il Tentatore per noi, ma anche noi dobbiamo con lui affrontare le tentazioni e superarle. Lui ci dona l’acqua viva del suo Spirito, e a noi spetta attingere alla sua fonte e bere, nei Sacramenti, nella preghiera, nell’adorazione, lui è la luce che vince le tenebre, e a noi è chiesto di alimentare la piccola fiamma che ci è stata affidata nel giorno del nostro Battesimo». Si tratta, insomma, di un «cammino dalla schiavitù alla libertà, sempre da rinnovare», «cammino certo impegnativo, come è giusto che sia, perché l’amore è impegnativo, ma un cammino pieno di speranza. Anzi, direi di più: l’esodo quaresimale è il cammino in cui la speranza stessa si forma. La fatica di attraversare il deserto, tutte le prove, le tentazioni, le illusioni, i miraggi…, tutto questo vale a forgiare una speranza forte, salda, sul modello di quella della Vergine Maria, che in mezzo alle tenebre della passione e della morte del suo Figlio continuò a credere e a sperare nella sua risurrezione, nella vittoria dell’amore di Dio».

Questo pomeriggio il Papa, come vuole la tradizione, si reca sul colle romano dell’Aventino per presiedere, alle 16,30, la processione penitenziale nella chiesa di Sant’Anselmo e, alle 17, la Messa nella basilica di Santa Sabina con benedizione e imposizione delle Ceneri. 

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