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Strage Dacca, il Papa ai familiari delle vittime: “Non rimanere nell’odio”

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«Non siete rimasti nella rabbia, nell’amarezza e nella voglia di vendetta ma avete imboccato, con il dolore dentro, la strada dell’amore per costruire e aiutare la gente del Bangladesh, soprattutto i giovani perché possano studiare: questo è seminare pace e vi ringrazio, per me è un esempio». Con queste parole Papa Francesco ha accolto stamane 33 familiari di sei delle nove vittime italiane della strage avvenuta a Dacca, in Bangladesh, nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2016.  

L’incontro, privato, è avvenuto questa mattina intorno alle 9, nell’auletta dell’Aula Paolo VI, poco prima dell’udienza generale in piazza San Pietro. «È facile prendere la strada che dall’amore porta all’odio mentre è difficile fare il contrario: dall’amarezza e dall’odio andare verso l’amore», ha detto il Pontefice, che ha abbracciato e rivolto una parola di conforto ad ognuno dei presenti, ascoltando anche i loro ricordi. 

Il gruppo, che comprendeva anche sei bambini – come riferisce L’Osservatore Romano – era accompagnato da monsignor Valentino Di Cerbo, vescovo di Alife-Caiazzo, diocesi che comprende il paese di Piedimonte Matese da cui proveniva una delle vittime, Vincezo D’Allestro. Il vescovo ha presentato a Francesco i profili delle vittime, consegnando nove pianticelle di ulivo con i nomi delle persone uccise. Erano tutte «brave persone, andate in Bangladesh per lavorare ma non per sfruttare quel popolo: anzi, si davano da fare per sostenere i più poveri collaborando con la comunità cattolica locale», ha sottolineato Di Cerbo. 

Lo dimostra il fatto che ancora adesso, dopo la brutale morte per mano di un gruppo di sette estremisti, «continuano a fiorire iniziative concrete per la gente del Bangladesh». Uno di questi è quello sostenuto dalla famiglia Monti – parenti di Simona, 33enne uccisa agli ultimi mesi di gravidanza – che, attraverso la fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre, ha contribuito alla costruzione di una chiesa ad Harintana, piccola cittadina nella diocesi di Khulna, a sud del paese. Il fratello di Simona, don Luca Monti, parroco di Santa Lucia di Serino, nell’avellinese, ha raccontato dell’iniziativa a Bergoglio spiegando che i primi fondi sono stati raccolti al funerale della donna. «I 125 cattolici di Harintana – ha detto – finora sono stati costretti ad attraversare due fiumi per raggiungere una chiesetta in legno, lesionata e troppo piccola per accogliere tutta la comunità». Da venerdì, dopo cinque mesi di lavoro, potranno invece pregare nella chiesa consacrata. 

Al Papa sono stati presentati poi i progetti delle associazioni “In viaggio con Vincenzo” e “Amici di Carlotta”. Maria Gaudio, moglie di Vincenzo, ha affermato: «Vogliamo garantire borse di studio ai giovani del Bangladesh e questo è il modo migliore per ricordare i nostri cari che già avevano dato vita a iniziative per i più poveri, soprattutto per i bambini».  

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