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Una risposta alla sofferenza nella Repubblica Democratica del Congo

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Si interroga sulle cause ma al tempo stesso si impegna per far sì che la malattia non diventi marginalizzazione. Suor Annuarite Ntakwinja, congolese, appartiene alla congregazione delle Suore di Santa Dorotea di Cemmo e lavora all’ospedale provinciale di Bukavu. Il nosocomio ha un accoglienza di 550 posti letto e dal 1995 è gestito dall’Arcidiocesi in un Paese sempre a rischio guerra civile. All’interno della struttura c’è anche un Centro Nutrizionale per i bambini, una sorta di sportello sociale per i malati poveri. «Sono persone che non hanno il necessario per rimanere, non possono comprare le medicine e pagare gli interventi». Con un sostegno di 100 euro, attraverso la onlus dell’Istituto (www.farsivicino.it) si può, però, sostenere la degenza degli ammalati sempre più indigenti.  

Suor Annuarite, dal 2009 in Congo dopo sei anni di servizio al Centro di Kamenge in Burundi, si occupa proprio del Centro Nutrizionale. «Vogliamo far comprendere ai genitori che la malnutrizione non è un problema solo da curare. Dobbiamo far capire che sono i primi responsabili della salute dei loro figli e che devono far crescere bene i bambini», dice. Gli utenti provengono da famiglie numerose. I genitori con 10 figli sono costretti a cercare un lavoro. Il risultato è che le madri non possono allattare e i bimbi restano a casa da soli.  

Il Centro Nutrizionale accoglie circa 700 bambini all’anno da 0 a 16 anni che soffrono di malnutrizione o deficienza nutrizionale grave (terminale). Il contesto è particolarmente difficile ed è complicato dall’assenza del latte. I posti letto non sono quasi più sufficienti. L’Ospedale accoglie anche i familiari dei piccoli pazienti che qui trovano almeno un pasto. Il Centro ha un costante bisogno di aiuto per acquistare le materie prime, i medicamenti e sostenere le spese per le cure e gli esami medici. In sostituzione del latte speciale viene somministrato, per i casi più gravi, un alimento realizzato con latte in polvere, farina di riso, zucchero e olio e successivamente, in presenza di una ripresa, viene somministrato un alimento ottenuto miscelando tre tipi di farine (mais, sorgo e soia) a cui si aggiungono lo zucchero e l’olio.  

Suor Annuarite si trova faccia a faccia con la sofferenza dei bambini. «A volte – continua la religiosa – mi chiedo perché Dio accetti che ci siano persone molto ricche e altre molto povere. Il Signore ci ha dato, però, l’intelligenza. Anche una persona povera può fare qualcosa per cambiare la situazione. Noi cerchiamo di aiutarli a superare questa miseria». Non solo cure, ma anche sensibilizzazione ed educazione nutrizionale. Quando i bambini sono ricoverati in Ospedale, alle mamme viene insegnato un mestiere. «Insegniamo alle mamme alcune attività come la preparazione delle “bricchette”: raccogliamo la carta da buttare e formiamo degli anelli di carta compressa per il riscaldamento. Così permettiamo loro di ottenere un piccolo reddito di sostegno».  

La suora accompagna, insieme a suor Elena, anche le ragazze di strada. «A sette/otto anni sono rifiutate e abbandonate dalle famiglie perché sono considerate delle streghe. Finiscono nelle case per la prostituzione. Noi le recuperiamo. Hanno dai 9 ai 25 anni. Prendiamo anche i loro bimbi. Recuperiamo entrambi. Se le famiglie non le accolgono, le inseriamo in casette dove possono essere accudite. Alcune ritornano a scuola, altre imparano nuovi mestieri. Chi si sposa, ad esempio, riceve una macchina da cucire per continuare a lavorare». Attualmente ne seguono 46. La prostituzione comporta anche la diffusione dell’Aids. C’è anche una struttura dedicata ai bambini sieropositivi dove si cerca di trasmettere loro un messaggio di speranza: «Nonostante la malattia, si può non vivere ai margini». 

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