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“Amoris laetitia, il testo di morale che aspettavamo dal Concilio”

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«Possiamo dire che Amoris laetitia non ammette i divorziati risposati ai sacramenti. Il Papa non parla di “categorie” ma di “persone”, ed è sotto questo aspetto che occorre compiere in ciascun caso il processo di discernimento che configura una logica diversa da quella del “sì si può” o del “no non si può”». Questa volta è il cardinale Lluís Martínez Sistach a chiarire alcuni punti della tanto discussa esortazione post sinodale di Papa Francesco nel suo nuovo libro dal titolo Cómo aplicar Amoris laetitia.  

Il volume – presentato l’8 febbraio – raccoglie due conferenze che l’arcivescovo emerito di Barcellona ha tenuto a Fátima davanti alla Conferenza episcopale portoghese. Non si deve ridurre però alla ennesima presa di posizione di un Padre sinodale: il libro si presenta, anzi, come un «omaggio» e un «ringraziamento» a Papa Francesco «per il prezioso dono della sua esortazione apostolica», oltre che come strumento per leggere in filigrana il documento papale in modo da evitare «di ridurre tutto il suo ricchissimo contenuto all’ottavo capitolo».  

«Sarebbe un errore», scrive Sistach in un lungo contributo pubblicato oggi da L’Osservatore Romano, «ci sono moltissimi coniugi che vivono il Vangelo della famiglia, perché dobbiamo cercare di mettere in pratica tutti i capitoli del documento affinché il matrimonio sia un’intima comunità di vita e di amore per il bene dei coniugi, dei figli, della società e della Chiesa». 

Il cardinale rimarca quindi la natura magisteriale dell’esortazione, «perché c’è chi sminuisce il suo valore dottrinale, riducendolo a semplici orientamenti pastorali». Ma sofferma gran parte della sua riflessione sull’ottavo capitolo intitolato «Accompagnare, discernere e integrare la fragilità», fonte di dubia e di polemiche dottrinali.  

Proprio a queste risponde Sistach, forte anche della esperienza vissuta in prima persona nei due Sinodi, spiegando che la giusta chiave di lettura per interpretare, anzi, comprendere il capitolo in questione è quella di una «maggiore integrazione dei battezzati nella comunità cristiana». Compresi i battezzati divorziati risposati, attraverso appunto gli strumenti dell’accompagnamento e del discernimento.  

«È un capitolo delicato e nel leggerlo è opportuno ricordare ciò che ci dice Francesco: “Spesso il lavoro della Chiesa assomiglia a quello di un ospedale da campo”», evidenzia il cardinale, ricordando come questo nuovo orientamento nei lavori sinodali sia stato introdotto nell’assemblea sinodale da una proposta avanzata da lui stesso e dal suo gruppo linguistico. «Penso che sia stato un cambiamento di orientamento molto positivo – afferma – piuttosto che concentrarci sulla possibilità per quei nostri fratelli di potersi confessare e comunicare, conveniva parlare di maggiore integrazione nella comunità cristiana. E per sapere quale maggiore integrazione possono ottenere, occorrono un accompagnamento e un discernimento che sono gli strumenti di tale integrazione». 

Attraverso di questi si può giungere fino alla celebrazione dei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia. «Amoris laetitia – sottolinea Sistach – rimanda alla consolidata dottrina della Chiesa quando fa riferimento alle circostanze attenuanti ed esimenti che influiscono sulla capacità di decisione e sulla diminuzione o addirittura sull’annullamento dell’imputabilità e della responsabilità, così come stabilisce il Catechismo della Chiesa cattolica». Per poter giungere a una maggiore integrazione nella comunità cristiana, l’esortazione apostolica afferma che «occorre un discernimento in coscienza e in foro interno con l’aiuto di un sacerdote», ricorda il porporato. Chiarisce quindi nel libro «la natura di questo processo di discernimento»; quindi: «quali atteggiamenti deve assumere chi desidera compiere tale discernimento, come deve comportarsi il sacerdote che fa l’accompagnamento e i possibili contenuti del discernimento». 

Spiega l’emerito di Barcellona: «Se in una situazione, dopo aver compiuto questo processo di discernimento, l’interessato, con l’aiuto di un sacerdote, in coscienza e dinanzi a Dio, constata che c’è qualche circostanza che fa sì che alla situazione obiettiva di peccato della nuova unione non corrisponde un’imputabilità soggettiva grave, in quel caso si può accedere ai sacramenti». Per il Papa, aggiunge, «oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti, è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture». Perciò, rimarca il cardinale, «non si può leggere l’ottavo capitolo senza aver letto prima gli altri capitoli, soprattutto il quarto e il quinto, che sono tra i più belli dell’esortazione e parlano dell’amore nel matrimonio e dell’amore che diviene fecondo». 

Amoris laetitia ha infatti reso «un prezioso omaggio ai coniugi e alle famiglie e ha lasciato alle diocesi un meraviglioso lavoro per ripensare e riorganizzare la pastorale prematrimoniale e familiare». L’arcivescovo spagnolo individua, in particolare, undici prospettive pastorali che nascono dall’esortazione, soprattutto la pastorale prematrimoniale e familiare «che è imprescindibile». «Sembra che in Spagna ogni cinque minuti ci sia una separazione o un divorzio. E non possiamo omettere l’impegno di una maggiore integrazione nella comunità cristiana che comporterà una maggiore presenza attiva nella comunità e il poter realizzare compiti ecclesiali, come per esempio essere membri di associazioni ecclesiali», scrive Sistach. 

E si dice d’accordo con il cardinale di Vienna Cristoph Schönborn quando afferma che il documento «è un atto di magistero che aggiorna al tempo presente l’insegnamento della Chiesa», nonché «il testo di morale che aspettavamo dal Concilio Vaticano II e che sviluppa il contenuto esposto nel Catechismo della Chiesa cattolica e in Veritatis splendor». 

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