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4 tipologie di molesti nella Bibbia e come sopportarle pazientemente

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Nel giorno della scomparsa del teologo Christian Albini presentiamo il suo ultimo lavoro dedicato a questa opera di misericordia spirituale

Che vuol dire sopportare pazientemente le persone moleste? Chi sono i molesti? Ce lo spiega Christian Albini, nato al cielo questo lunedì all’età di 43 anni a causa di una malattia, nel suo ultimo libro “Sopportare pazientemente le persone moleste. Aver pazienza con gli altri come Dio con noi” (Emi). Sposo e padre di tre figli, era professore di religione, teologo, scrittore e autore del blog “Sperare per tutti”. Abbiamo pensato di ricordarlo attraverso il suo ultimo lavoro, scritto in occasione del Giubileo da poco concluso, all’interno della collana “Fare Misericordia”.

L’IDENTIKIT DEL MOLESTO

Molesti lo siamo un po’ tutti, chi più chi meno, e l’unica soluzione sarebbe quella di perdonarci e sopportarci a vicenda. Atteggiamento non semplice e per nulla scontato.

«Con l’aggettivo molesto si intende normalmente colui che provoca fastidio e danni, che è sgradito e sgradevole, difficile da sopportare. Deriva dal latino e ha la stessa radice di moles, il cui significato è «mole», «massa», «peso», ma anche «pericolo». Le persone moleste sono perciò coloro che «ci pesano addosso» e che percepiamo come irritanti o addirittura minacciose».

4 TIPOLOGIE DI MOLESTI DESCRITTE NELLA BIBBIA

MOLESTI «DANNOSI»

Ci sono per primi i molesti dannosi, che non sono capaci di rispettare e considerare l’altro con il dovuto riguardo, procurandogli pertanto disagio per il loro comportamento invasivo, opprimente quando non anche francamente lesivo.

Esempi concreti possono essere rappresentati da venditori insistenti, vicini di casa particolarmente rumorosi e non rispettosi delle regole di civile convivenza, automobilisti aggressivi e maleducati, colleghi di lavoro cinici e arrivisti, capi pesantemente autoritari e oppressivi, amici che, credendo o fingendo di sostenerci, di fatto invece appesantiscono il nostro fardello di sofferenza.

«Giobbe, emblema dell’uomo prostrato dalle sofferenze, definisce «consolatori molesti» quegli amici che, con la loro pretesa di illustrargli la ragione delle sue disgrazie, non gli portano alcuna consolazione, ma ulteriore tormento. (…) Giobbe lo capiva bene, lui che era considerato un «consolatore di afflitti». In vece di rispettare il suo dolore e accettarlo, quegli amici sfoderavano le proprie spiegazioni e i propri giudizi su di lui e su quanto gli era accaduto. Dicevano gli antichi saggi d’Israele: «Non consolare [il tuo prossimo] quando un morto che gli è caro giace disteso davanti a lui». Imporre le proprie parole e opinioni a chi è nella sofferenza acuta è come imporre sé stessi, invece di accogliere la persona nel suo dolore. Sono molesti coloro che avanzano pretese, che agiscono a prescindere dall’altro, senza considerarlo».


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