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“Grave errore le grandi strutture, persone ammassate come animali”

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«Questi episodi non devono accadere. Ma proviamo a metterci dalla parte dei migranti che vivono in quelle condizioni…». Il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, la diocesi di Lampedusa, conosce da vicino i problemi legati all’accoglienza degli immigrati. E commenta con la Stampa gli avvenimenti accaduti nei giorni scorsi a Cona, in provincia di Venezia, dove la morta di una giovane migrante in un centro di accoglienza dove vivono ammassati più di mille immigrati ha provocato una ribellione violenta.

Come commenta i fatti di Cona?

«Guardandola con i nostri occhi, abbiamo motivi per dire che certe proteste violente non devono mai accadere. Proviamo però anche a metterci nei panni dei migranti, guardiamo come vivono in quel centro di accoglienza. Non possiamo trattare gli esseri umani come animali».

Il sistema delle cooperative che gestiscono i centri è da mettere in discussione?

«Nel caso di cui si parla in questi giorni purtroppo non tutti gli operatori erano in grado di svolgere il loro servizio. Abbiamo visto che cosa è emerso da certe inchieste: ormai l’immigrato è diventato una fonte di guadagno. E i soldi che lo Stato eroga non finiscono certo nelle tasche degli immigrati».

Che cosa bisogna fare allora, secondo lei?

«Evitare i centri troppo grandi, dove vengono ammassate in strutture inadeguate centinaia di persone. Fare in modo che i migranti siano sempre trattati da esseri umani. Se ogni Comune si facesse carico di un gruppetto di loro, sarebbero una decina. L’accoglienza va preparata, la popolazione locale va sensibilizzata, aiutata a capire. Non può vedersi arrivare i migranti dall’oggi al domani, senza sapere nulla. Ricordiamoci che queste persone non vengono per turismo, fuggono dalla fame, dalla povertà, dalla violenza. E poi c’è una responsabilità dei media…».

A che cosa si riferisce?

«Bisognerebbe far capire che gli immigrati sono una risorsa, sono persone da incontrare, indispensabili per mandare avanti tante fabbriche del Nord o per fare da badanti ai nostri anziani. Gli immigrati che lavorano regolarmente pagano i contribuiti che sostengono le pensioni di tanti italiani. Invece è più facile impaurire la gente con notizie allarmanti».

Ammetterà però che esiste il problema della delinquenza e c’è la minaccia del terrorismo…

«Certo, può esserci il delinquente, come fra di noi c’era il mafioso quando emigravamo in America. Ma per questo bisogna vigilare, non generalizzare».

Come si evitano questi rischi?

«Con i corridoi umanitari, ad esempio. Non soltanto ricevendo le persone, ma accompagnandole e cercando di aiutarle a costruirsi un futuro nei loro Paesi, dove molti vogliono tornare. Se mettiamo in moto la fantasia, si troveranno dei modi. Sono ormai trent’anni che riceviamo immigrati, non possiamo continuare a chiamarla “emergenza”».

E l’Europa?

«È grave che ci abbia lasciato soli. È sorda e sembra preoccuparsi solo del denaro, di questioni finanziarie».

Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione di oggi del quotidiano “La Stampa”.

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