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Il Congresso dei rappresentanti cattolici cinesi e il “nodo” dell’indipendenza

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Vatican Insider - pubblicato il 24/12/16

In un altro passaggio-chiave, la Santa Sede attraverso la dichiarazione diffusa da Burke si è detta certa del fatto «che tutti i cattolici in Cina attendono con trepidazione segnali positivi, che li aiutino ad avere fiducia nel dialogo tra le Autorità civili e la Santa Sede e a sperare in un futuro di unità e di armonia». Alcuni dei «segnali positivi» a cui fa riferimento la dichiarazione vaticana potrebbero venire proprio dall’Assemblea dei cattolici cinesi. Li suggerisce in maniera più esplicita il sacerdote-blogger cinese Paul Han Qinping, nel blog da lui gestito con il nickname di Gan Pao Lu. «In occasioni recenti» scrive Paulus Han sul suo blog «diversi funzionari governativi e alcuni studiosi hanno ribadito che, quando il governo insiste sulla richiesta di “indipendenza” della Chiesa che è in Cina, si riferisce all’aspetto politico, geopolitico e economico, ma rispetta la dottrina della Chiesa cattolica. Quindi è disposto a riconoscere il Vaticano come uno Stato sovrano, e a rispettare la Santa Sede e il Papa in maniera speciale, come capo e guida della Chiesa. Potrebbe esserci un vero progresso, se ad esempio questa distinzione venisse espressa con forza e chiarezza al prossimo IX Congresso dei rappresentanti cattolici cinesi, conciliando il rispetto per l’indipendenza politica della Nazione e il rispetto dovuto alla Chiesa, alla sua natura apostolica e sacramentale, con la sua propria dinamica interna. Questo potrebbe andare nella direzione di una più netta, auspicabile distinzione tra la sfera civile e la sfera spirituale e teologico-dottrinale. Una riflessione su questi punti al Congresso potrebbe iniziare un processo positivo».

I suggerimenti di don Paul Han per il IX Congresso dei rappresentanti cattolici cinesi toccano il punto nevralgico di tutta la travagliata vicenda dei rapporti tra la Repubblica popolare cinese, la Santa Sede e la Chiesa cattolica che è in Cina. La formula della Chiesa cattolica «indipendente», perseguita dagli apparati cinesi, rappresenta di per sé una contraddizione, se si pretende di applicare tale indipendenza alla dinamica propriamente ecclesiale della comunità cattolica cinese. Questo non vale solo in Cina: non può esistere da nessuna parte, neanche a Roma, una Chiesa “autosufficiente”, visto che anche a Roma Chiesa dipende sempre dalla grazia di Cristo. Ma fin dai tremendi anni Cinquanta, segnati da fasi di persecuzione violenta, la categoria di “indipendenza” applicata alla Chiesa cattolica in Cina ha già registrato oscillazioni e è apparsa suscettibile di interpretazioni differenti.

Nei primi tempi, la pretesa di avere una Chiesa cattolica cinese “indipendente” esprimeva sul piano religioso un adeguamento alla generale enfasi anti-imperialista del potere comunista: la Chiesa in Cina poteva avere diritto di cittadinanza solo se rinnegava i suoi passati legami con il colonialismo e le potenze imperialiste occidentali, con cui in precedenza era stato “colluso” anche il Vaticano. Ma già negli anni Cinquanta c’era chi – ad esempio alcuni vescovi ordinati senza mandato pontificio e più tardi “legittimati” dalla Santa Sede, come Bernardino Dong Guangqing – insistevano sulla natura “politica” e non dottrinale-teologica dell’indipendenza imposta alla Chiesa.

In tempi più recenti, anche nei lavori del Congresso dei rappresentanti cattolici si sono registrati lievi cambiamenti che sembrano puntare verso una più netto riconoscimento della natura propria della Chiesa, incompatibile con “autosufficienze” o “indipendenze” sul piano sacramentale e strettamente ecclesiale. Ciò è accaduto perfino nel precedente, increscioso VIII Congresso dei rappresentanti cattolici cinesi, al quale alcuni vescovi furono tristemente costretti a partecipare con la forza: in quella occasione, nella revisione degli statuti del Consiglio episcopale, all’articolo 9, si è voluto inserire esplicitamente che l’organismo dei vescovi cinesi – non riconosciuto dalla Santa Sede come corpo episcopale – «mantiene una piena comunione con il capo degli apostoli e il Successore di Pietro, per quanto riguarda gli aspetti della dottrina cattolica».

Tali passaggi, pur da non sopravvalutare, vanno comunque tenuti presenti. Nella logica degli apparati cinesi, i i cambiamenti d’accento teorici sono doverosamente preliminari all’inizio di nuovi processi sul piano fattuale. Va osservata in questa prospettiva anche la recente insistenza della leadership politica cinese sulla necessaria “sinizzazione” delle comunità religiose del Paese, da interpretare come una richiesta di conformarsi e non rivolgere contestazioni di fondo all’ordine politico e sociale vigente nella Repubblica popolare cinese.

Tanti cattolici cinesi – come suggerisce l’intervento di padre Paul Han – sperano in ulteriori segnali di apertura governativa verso una accezione della categoria di “indipendenza” che non tocchi la natura sacramentale e la struttura apostolica della Chiesa. Una “indipendenza” che sia intesasemplicemente come disponibilità della Chiesa a riconoscere e sopportare il dirigismo che il governo esercita su tutte le dinamiche politiche e sociali nazionali.

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cattolici in cina
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