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I consigli di San Giovanni della Croce per la tranquillità dell’anima

Juan Pantoja de la Cruz- Public domain

Radio Maria - pubblicato il 19/12/16

Spesso dopo una lunga giornata tra tante cose sentiamo che non “vediamo” più. Il giorno successivo, dopo aver riposato, ci riusciamo. Sant’Ignazio di Loyola avverte che nell’epoca della tribolazione non bisogna prendere decisioni, perché è molto probabile che non si veda chiaramente e che ci si sbagli. Nella tribolazione non si modificano le decisioni prese né se ne prendono di nuove. Tormenta e cecità sono conseguenze del turbamento in noi, e bisogna rimettere la casa in ordine. Quali sono le tormente e le cecità nella mia vita? E quali sono le stanchezze che mi impediscono di andare dove Dio mi chiama?

Per questo di pomeriggio o di sera dobbiamo lasciar andare tutto il trambusto che abbiamo vissuto nel corso della giornata. Il momento del tramonto è anche quello dell’incontro. È questo il senso che hanno anche la preghiera dei vespri e la compieta. Mentre il sole cala, l’uomo lascia il trambusto del suo lavoro, delle sue occupazioni quotidiane, per trovarsi con il Dio che lo aspetta per sedersi a tavola, per condividere la riflessione sulla giornata vissuta insieme.

Quando siamo disordinati a livello interiore, oltre alla cecità e alla mancanza di serenità compare anche la stanchezza. La maggior parte delle volte, quando la stanchezza ci vince la nostra interiorità è intaccata dalle emozioni. Appare dopo la morte di una persona cara, o dopo una grande delusione, quando l’anima si spegne e si pone in uno stato di depressione. Per poter andare avanti dobbiamo uscire da quella condizione, e perché ciò accada serve tempo. Ad esempio, di fronte alla morte di una persona cara bisogna rispettare il periodo di lutto. Non bisogna far sì che per trascurarlo quella realtà dolorosa resti come insediata in noi. Ma l’anima si stanca anche con le emozioni positive.

Un cuore ben disposto a seguire il Signore deve prepararsi alla prova. Lo dice la Parola nell’Antico Testamento. Anche la gioia fa parte della purificazione. San Tommaso di Kempis dice che il Signore ha due modi per metterci alla prova: la notte del dolore o la gioia. Bisogna preparare il cuore ad andare incontro a Dio sapendo calibrare l’anima per incanalare le emozioni e avere così spazio per riceverlo.

Appare poi la sporcizia, con la sensazione di non essere puliti. Anche nel nostro legame con il cibo, con il bere e la sessualità dobbiamo lavorare per mettere la casa in ordine, e quando si scatena il disordine dentro di noi costa un po’ di più rimettersi in carreggiata, e c’è bisogno di penitenza e disciplina. Sono cose semplici, ma bisogna agire con grande fermezza. La virtù che ci aiuta è la temperanza, attraverso la quale impariamo ad avere il dominio di noi stessi di fronte alla scossa di affetti disordinati che fa sì che ci leghiamo in modo sbagliato al cibo, al bere e alla sessualità. Sono istinti primari che fanno sopravvivere le persone e le specie.

Quando c’è disordine, l’anima è indebolita. Si sente come se non avesse consistenza né forza, come quando ci si riprende dopo essere stati molti giorni a letto. Perché, dice San Giovanni della Croce, come l’acqua che entra attraverso le fenditure di un recipiente rotto perde la sua forza, così l’anima, divisa in piccole cose, non ha vigore per concentrarsi su Dio. È come se si diluisse. Chiediamo a Dio di renderci sereni di fronte alla tormente.

Padre Javier Soteras

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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san giovanni della croce
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