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Le sfide dei settimanali cattolici

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Don Adriano Bianchi è il nuovo presidente della Fisc. Il consiglio nazionale ha scelto il Sacerdote 49enne che era stato il più votato nell’assemblea di novembre. Don Bianchi, direttore del settimanale diocesano di Brescia (La Voce del Popolo), succede a Francesco Zanotti; nel triennio 2016-2019 avrà il compito di guidare la Federazione italiana dei Settimanali cattolici in una stagione non certo facile, complicata dalla crisi dell’editoria e dalla questione aperta con Poste italiane sulla distribuzione (aumentano i costi e anche i disservizi soprattutto per la consegna a giorni alterni).  

A oggi alla Fisc aderiscono 191 testate (un quotidiano, due bisettimanali, 125 settimanali, 17 quindicinali, 31 mensili, cinque all’estero, nove online e un’agenzia) con circa 900mila copie settimanali. All’interno di queste realtà (alcune hanno superato i 100 anni di vita) vi lavorano più di 500 dipendenti, più della metà giornalisti. La vera sfida dei settimanali cattolici, oggi, è legata all’integrazione tra «la realtà cartacea e il mondo del web». Ma molte diocesi faticano a sostenere l’esperienza delle testate e delle radio. E per il futuro non arrivano certo segnali incoraggianti, anche se la comunicazione diocesana resta una grande occasione per entrare nelle case e parlare alle e delle periferie.  

Paradossalmente in un tempo come questo che richiederebbe un radicamento più capillare (un po’ come era stato pensato dai padri fondatori), alcuni vescovi hanno fatto la scelta di un minore impegno (con un conseguente minore sostegno economico) nei confronti della comunicazione diocesana. «Dobbiamo capire – sottolinea il nuovo Presidente – come rilanciare i nostri giornali con strumenti e modalità differenti a seconda del territorio e della storia nella quale sono collocati. Il compito della Federazione è proprio quello di accompagnare le diocesi in questo processo».  

Resta prioritario insistere su due temi: la formazione dei giornalisti (carta, web, video, social…) e la sinergia con gli altri strumenti di comunicazione. Si preannuncia un percorso in salita, ma «necessario. La Fisc deve camminare con l’ufficio per le comunicazioni sociali e con tutte le associazioni di settore (Corallo, Acec, Weca, Ucsi,…) per costruire un tavolo comune e, soprattutto, dare risposte efficaci. Il confronto è la componente indispensabile per elaborare un piano strutturato e integrato della comunicazione a livello diocesano. Vogliamo essere uno strumento di aiuto ai nostri vescovi».  

Da soli non si va da nessuna parte. Bianchi parte da una consapevolezza maturata nell’esperienza: da due anni è alla guida dell’Acec nazionale, l’Associazione cattolica Esercenti Cinema, che segue e accompagna quelli che un tempo venivano chiamati cinema parrocchiali, oggi sale della comunità. Nel quadro della riforma del settore sarà importante anche verificare in itinere i contenuti dei decreti attuativi della Legge sull’editoria approvata dal Parlamento. Il nuovo corso della Fisc non si limita, quindi, solo a salvare i settimanali in crisi ma cerca, partendo dalle buone pratiche in essere, di rilanciare una presenza sul territorio. Del resto all’assemblea nazionale elettiva monsignor Galantino ha esortato i settimanali a ricercare «nuovi sentieri da percorrere perché una nuova primavera della comunicazione ecclesiale torni a fiorire. Che sia uno stile coraggioso. Sulle pagine di carta delle vostre storiche testate, laddove sarà ancora possibile, come pure nei siti internet e sui vari social network, per radio e in televisione: al vostro discernimento la scelta dell’itinerario, purché le mete della sostenibilità e dell’efficacia siano inscindibilmente tenute presenti».  

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