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Se vuoi cambiare, prova ad andare nel deserto, nel silenzio…

© Los viajes del Cangrejo / Flickr / CC
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Il mio atteggiamento nei confronti di Dio è il timore o l'amore?

In questa seconda settimana di Avvento mi addentro nel deserto. Giovanni grida in mezzo al deserto: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Questo tempo di Avvento mi porta nella solitudine del deserto. Nella freddezza e nel calore del deserto.

Leggevo giorni fa: “Chi va da solo nel deserto a volte fa molti giri prima di arrivare all’essenziale. Il deserto è un luogo di incontro con Dio e con se stessi”[1].

Voglio incontrare Dio nel deserto particolare in cui mi addentro. Voglio cercare il silenzio in queste settimane di preparazione. Voglio volgermi all’essenziale della mia vita, guardare il mio cuore, scoprire la presenza di Dio in me.

Voglio comprendere il Dio della mia storia. Comprendere tante cose che a volte non comprendo. Il perché di tante disgrazie. La ragione delle ingiustizie. Serve a qualcosa pregare un Dio onnipotente che alla fine fa quello che vuole senza che la mia preghiera influisca? Come toccare la misericordia di Dio nella mia vita, nel mio deserto, quando vivo disgrazie e soffro ferite?

In testa ho tutto chiaro. Conosco apparentemente questo Dio misericordioso. Ma poi il mio cuore non capisce. Si ribella contro Dio. Lo disconosce. Non tocca il suo mare di misericordia. Non sente il suo immenso abbraccio. Dove mi parla Dio con forza nel suo amore che si abbassa, che si fa bambino e viene da me? Voglio toccarlo.

Diceva padre Josef Kentenich: “Qual è la mia esperienza personale di Dio? Il mio atteggiamento fondamentale nei confronti di Dio è il timore o l’amore? Mi riferisco al timore o all’amore come nota dominante, nel nostro atteggiamento personale” [2].

Credo che ogni tempo di deserto sia una nuova opportunità che Dio mi dà per crescere in profondità, in intensità della vita, in amore. A volte è necessario uscire un po’ dal quotidiano. Questo è il deserto.

Devo uscire per vedere da una certa distanza il mio cammino. Per cercare nell’anima quelle nuove correnti che muovono il mio cuore e mi portano in alto, all’incontro con il mio prossimo. È un’altra opportunità per staccarmi da ciò che è attaccato alla mia anima e mi pesa. Mi lega e mi schiavizza.

Voglio crescere in profondità. Convertirmi davvero. Questo è il grido della mia anima in Avvento. Il grido di Giovanni al Giordano: “‘Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!’ (…) Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati”.

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