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Informatica ed Eucaristia. Carlo Acutis verso la beatificazione

www.carloacutis.com
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Era un ragazzo normale, la sua vita no. “Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita”

“L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo!” ama ripetere Carlo Acutis. Ha 15 anni quando una leucemia fulminante lo porta in Cielo (il 12 ottobre 2006) e dopo dieci anni la sua corsa non si ferma. La sua storia, da Milano dove viveva, è rimbalzata da una parte all’altra del mondo. Ora si chiude, dopo circa quattro anni, la fase diocesana del processo di beatificazione e ora il fascicolo passa a Roma. “È stato sempre misteriosamente attratto dal sacro, fin da piccolo” racconta la mamma Antonia. Lei e il marito Andrea sono cresciuti in una fede piuttosto formale, si sono poi allontanati dalla Chiesa, ma non ostacolano mai questo figlio un po’ speciale. Lo seguono, e per accompagnare lui si riavvicinano alla fede. Con lui visitano anche vari santuari: Lourdes, Fatima, ma soprattutto si recano spesso ad Assisi, dove Carlo si sente a casa e dove è sepolto, come desiderava. Ha una preferenza per San Francesco, la sua umiltà, il suo amore per l’Eucaristia e la passione di annunciare il Vangelo. È questo che caratterizza anche la vita di Carlo. “Il suo pensiero principale era fare amare Gesù. Il centro della sua vita era l’Eucaristia”.

La vita di Carlo è quella di un ragazzo di 10-15 anni. “Può insegnare a tanti giovani che una vita normale può diventare straordinaria se si mette Dio al centro e si cammina in sintonia con il progetto di Dio per noi. Carlo ha fatto questo” dice la mamma. Carlo è simpatico, è facile fare amicizia con lui. Non ostenta mai le sue capacità o le sue possibilità economiche. C’è sempre, per tutti: per i compiti, per una parola buona, per i compagni e per i poveri, per la famiglia e per chi incontra nelle sue attività di volontariato (dalla mensa dei poveri al catechismo dei bambini). Il suo fascino è contagioso, anche per i compagni che lo prendono in giro per le sue convinzioni profonde. A lui pongono domande e tanti riscoprono la bellezza di una vita vissuta nella fede. Carlo è innamorato dell’Eucaristia: “Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita”. A 7 anni fa la Prima Comunione, frequenta la Messa quotidiana (“Si va dritti in Paradiso, se ci si accosta tutti i giorni all’Eucaristia”) e si ferma sempre in adorazione davanti al tabernacolo. Si confessa spesso: “La confessione è come il fuoco che fa salire in cielo la mongolfiera”.

 

Carlo ama gli animali e la natura, ha una grande passione e una vera genialità per tutto ciò che è informatica e tecnologia, doti che mette al servizio degli altri, tanto che qualcuno lo vede già come patrono del web. È convinto che Internet sia un mezzo, e come tale da dominare, non da cui essere dominati. Per questo si impone anche una regola: non più di un’ora a settimana, per evitare di cadere nella Rete. Il suo computer è immacolato, come lo è lui. È un ragazzo molto bello e fa innamorare più di qualche amica; lui stesso non è insensibile al fascino femminile, ma senza malizia, perché “il corpo è tempio dello Spirito”. La cronologia del suo computer è piena di ricerche riguardanti i santi e i temi della fede, nessuna distrazione. Uno degli ultimi giorni, nel letto dell’ospedale diceva: “Muoio sereno perché ho vissuto la mia vita senza sciupare neanche un minuto di essa in cose che non piacciono a Dio”. Invita continuamente i suoi amici a non vivere in modo anonimo, a non omologarsi, ma a vivere secondo i doni che Dio ha fatto a ognuno: “Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie”.

Tra le sue iniziative c’è una mostra sui miracoli eucaristici (http://www.miracolieucaristici.org), a cui Carlo dedica molte energie. Il suo desiderio è che Gesù sia conosciuto e il suo cruccio è che tanta gente possa vivere senza minimamente interessarsi di questo: “Forse la gente non ha ancora capito seriamente. Gesù è presente a noi corporalmente come lo era durante la sua vita mortale in mezzo ai suoi amici. Se riflettessimo seriamente su questo fatto, non Lo lasceremmo così solo nei tabernacoli mentre Lui ci attende amorevolmente per aiutarci e sostenerci nel nostro cammino terreno”. Carlo rimane colpito dalla storia delle apparizioni di Fatima, e dai misteri rivelati ai tre pastorelli (“Se gli uomini sapessero che cos’è l’Eternità farebbero di tutto per cambiare vita”). Da qui il suo fervore nel pregare per le anime del purgatorio e nell’offrire piccoli sacrifici personali in riparazione dei peccati del mondo. Tutti i giorni recita il Rosario ed è molto devoto alla Madonna. Anche la sofferenza degli ultimi giorni di malattia viene vissuta in totale serenità e affidamento a Dio, e offerta per il Papa e la Chiesa.

Al suo funerale, i genitori scoprono la fitta rete di conoscenze di Carlo, quando vedono arrivare centinaia di persone, molte sconosciute, di tutte le estrazioni sociali e di religioni diverse. Un iceberg di cui loro avevano visto solo la punta e che ora si svela in tutta la sua grandezza. Tante testimonianze continuano ad arrivare da tutto il mondo. A Carlo sono intitolate scuole e oratori, ed è diventato un modello da proporre ai giovani in tante parrocchie e associazioni. Ancora la mamma: “Ci accorgevamo che era un ragazzo speciale, unico. Siamo sempre stati contenti per lui, abbiamo goduto dei suoi doni e della sua vicinanza e adesso che si è trasferito in Cielo… godiamo lo stesso. Come dice Giobbe: Il signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”. Oggi Carlo ha anche due fratellini sulla terra. Sono nati sei anni fa, la data del parto (poi anticipato) era il giorno della sua nascita al Cielo. Una grazia? Sicuramente un segno della tenerezza di Dio, e di Carlo.

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