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“Ho allergia degli adulatori, mi merito i detrattori”

Antoine Mekary/ALETEIA

Andrea Tornielli - Vatican Insider - pubblicato il 20/11/16

Le tentazioni di un Papa
«Ma, la tentazione del Papa sono le tentazioni di qualsiasi persona, di qualsiasi uomo. Secondo le debolezze di personalità, che il diavolo sempre usa per entrare, che sono l’impazienza, l’egoismo, poi un po’ di pigrizia.. E le tentazioni ci accompagneranno fino all’ultimo momento, no? I Santi sono stati tentati fino all’ultimo momento, e Santa Teresa del Gesù Bambino diceva proprio che si deve pregare tanto per i moribondi perché il diavolo scatena una tempesta di tentazioni, in quel momento».

Ergastolo pena di morte «un po’ coperta»
« Cerco, quando ho un po’ di tempo, di chiamare, telefonare ai carcerati che ho conosciuto. Ho questo sentimento perché lui e non io? Il Signore ha motivi sufficienti per mandarmi in carcere, e lui ha coperto… tanti inizi di cose brutte io ho avuto nella mia vita che se il Signore mi avesse tolto la mano di dosso. E poi, c’è un pensiero tra noi, che è un pensiero diffuso: ma, quello è in carcere perché ha fatto qualcosa di brutto: che la paghi. Il carcere come punizione. E questo non è buono. Il carcere è come un ‘purgatorio’, per prepararsi al reinserimento. Non c’è una vera pena senza speranza. Se una pena non ha speranza, non è una pena cristiana, non è umana. Per questo, la pena di morte non va. Sì, lei potrà dirmi, nel Quattrocento, nel Cinquecento, uccidevano i criminali, la pena di morte, con la speranza di andare in paradiso, c’era lì il cappellano che ti mandava in paradiso. Penso al grande don Cafasso, lì, vicino alla forca.. Ma era un’altra antropologia, un’altra cultura. Ma oggi non si può pensare così. L’ergastolo, così freddo, è una pena di morte un po’ coperta. Ma nel caso di una persona che per le sue caratteristiche psicologiche non dia una garanzia di reinserimento? Ci sono forme di reinserirlo con il lavoro, con la cultura, all’interno di un certo regime di carcere, ma che lui si senta utile alla società, sorvegliato, ma l’anima è cambiata: non è quello che ha fatto il reato, un criminale, ma è uno che ha cambiato la sua vita e adesso fa qualcosa dentro il carcere che lo reinserisce e si sente con un’altra dignità».

La grazia dell’umorismo
«Il senso dell’umorismo è una grazia che io chiedo tutti i giorni, e prego quella bella preghiera di San Tommaso Moro: “Dammi, Signore, il senso dell’umorismo” ; che io sappia ridere davanti a una battuta …: è bellissima, quella preghiera. Perché il senso dell’umorismo ti solleva, ti fa vedere il provvisorio della vita e prendere le cose con uno spirito di anima redenta. È un atteggiamento umano, ma è il più vicino alla grazia di Dio. Io ho conosciuto un prete – un grande sacerdote, un grande pastore – che aveva un senso dell’umorismo grande, ma faceva tanto bene anche con quello, perché relativizzava le cose: “L’Assoluto è Dio, ma, questo si arrangia, si può… stai tranquillo …”(…) È quella capacità di essere un bambino davanti a Dio. Lodare il Signore con un sorriso e anche una battuta ben fatta».

Ho allergia degli adulatori, mi merito i detrattori
«Io ho allergia degli adulatori. Mi viene naturale, eh?, non è virtù. Perché adulare un altro è usare una persona per uno scopo, nascosto o che si veda, ma per ottenere qualcosa per se stesso. Anche, è indegno. Noi, a Buenos Aires, gli adulatori li chiamiamo “lecca calze” (leccapiedi, ndr)… Quando mi lodano, anche qualcuno che mi loda per qualcosa che è uscita bene: ma subito, tu ti accorgi chi ti loda lodando Dio, “ma, sta bene, bravo, avanti, questo si deve fare!”, e chi lo fa con un po’ di olio… I detrattori parlano male di me, e io me lo merito, perché sono un peccatore: così mi viene di pensare. Quello non mi preoccupa».

Il fratello maggiore del Figliol Prodigo e la rigidità
«Il figlio maggiore era un rigido morale: “Questo ha speso i soldi in una vita di peccato, non merita di essere ricevuto così”. La rigidità: sempre il posto del giudice. Quella rigidità che non è quella di Gesù. Gesù rimprovera i dottori della Chiesa: tanto, tanto contro la rigidità. Un aggettivo dice loro, che io non vorrei che fosse detto a me: ipocrita. Quante volte Gesù dice questo aggettivo ai dottori della legge: ipocriti. Basta leggere il capitolo 23 di Matteo: “Ipocrita”. E fanno la teoria che ma, la misericordia sì.. ma la giustizia è importante! In Dio – e anche nei cristiani, perché è in Dio – la giustizia è misericordiosa e la misericordia è giusta. Non si possono separare: è una cosa sola (…) Dopo il sermone della montagna, nella versione di Luca, viene il sermone della pianura. E come finisce? Siate misericordiosi come il Padre. Non dice: siate giusti come il Padre. Ma è lo stesso! Giustizia e misericordia in Dio sono una sola cosa. La misericordia è giusta e la giustizia è misericordiosa. E non si possono separare. E quando Gesù perdona Zaccheo e va a pranzo con i peccatori, perdona la Maddalena, perdona l’adultera, perdona la Samaritana, cosa è, un manica-larga? No. Fa la giustizia di Dio, che è misericordiosa».

La malattia della «cardiosclerosi»
«Dirò una parola che ho imparato da un anziano sacerdote (…) Lui mi ha insegnato una parola sulla malattia di questo mondo, di questa epoca, di questo tempo: la cardiosclerosi. Credo che la misericordia sia la medicina contro questa malattia, la cardiosclerosi, che è proprio alla base di questa cultura dello scarto: “Ma, questo non serve; questo anziano, ma, alla casa di riposo; questo bambino che viene, no, no, no: mandiamolo al mittente …”, e si scartano. “No, dobbiamo prendere questa città nella guerra; quell’altra?” – “Ma, buttiamo le bombe, ovunque cadano: sull’ospedale, sulle scuole”».

Per un mondo più misericordioso
Pensiamo in questa terza guerra mondiale che stiamo vivendo, la terza guerra mondiale a pezzetti; le armi si vendono e le vendono i fabbricanti e i trafficanti di armi. E anche le vendono alle due parti in guerra, perché si guadagna con il traffico delle armi … E lì c’è una durezza di cuore molto grande: manca tenerezza. Il mondo di oggi ha bisogno di una rivoluzione della tenerezza. “Ma, Dio …”: fermiamoci. Dio si è fatto tenero, Dio si è avvicinato. Paolo dice ai Filippesi: “Gesù ha svuotato se stesso per avvicinarsi, si è fatto uomo come noi”. Quando parliamo di Cristo, non dimentichiamo la carne di Cristo. E questo mondo ha bisogno di questa tenerezza che dice alla carne di accarezzare la carne sofferente di Cristo, non di fare più sofferenze! Credo che gli Stati che sono in guerra devono pensare bene che una vita vale tanto, e non dire: “Ma una vita non importa, mi importa il territorio, mi importa questo …”. Una vita vale più di un territorio!

Il segreto per sopravvivere ai tanti impegni
«Non so come faccio, ma … io prego: quello mi aiuta tanto. Prego. La preghiera è un aiuto per me, è stare con il Signore. Celebro la messa, prego il breviario, parlo con il Signore, prego il rosario… Per me, la preghiera aiuta tanto. Poi, dormo bene: è una grazia del Signore, questa. Dormo come un legno. Il giorno delle scosse del terremoto, non ho sentito nulla, eh? Tutti hanno sentito, il letto che ballava … No, davvero, dormo sei ore ma come un legno. Forse questo aiuta la salute. Ho le mie cose, no? Il problema della colonna (vertebrale, ndr) che va bene, per il momento. Faccio quello che posso e non di più: in quel senso, mi misuro un po’».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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papa francesco
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