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Papa Francesco: “La Porta Santa si chiude, ma la misericordia rimane spalancata”

VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images
Pope Francis opens a "Holy Door" at St Peter's basilica to mark the start of the Jubilee Year of Mercy, on December 8, 2015 in Vatican. In Catholic tradition, the opening of "Holy Doors" in Rome symbolises an invitation from the Church to believers to enter into a renewed relationship with God. AFP PHOTO / VINCENZO PINTO / AFP / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)
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Nell’omelia di chiusura del Giubileo Francesco invita a «riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria»

«Anche se si chiude la Porta Santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il cuore di Cristo». Lo ha detto Francesco nell’omelia della messa per la festa di Cristo Re, dopo aver serrato, all’inizio della celebrazione, i battenti della Porta Santa della basilica di San Pietro, attraversata da milioni di pellegrini durante quest’anno. Francesco ha invitato a «riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria».

Il Papa, che ha concelebrato con i nuovi cardinali «creati» nel concistoro di sabato 19 novembre, ha ricordato quale sia la vera «regalità» di Gesù, il quale sulla croce «appare senza potere e senza gloria», e «sembra più un vinto che un vincitore». La grandezza del suo regno, ha spiegato, «non è la potenza secondo il mondo, ma l’amore di Dio, un amore capace di raggiungere e risanare ogni cosa. Per questo amore Cristo si è abbassato fino a noi, ha abitato la nostra miseria umana, ha provato la nostra condizione più infima».

In questo modo, ha continuato Francesco, «il nostro Re si è spinto fino ai confini dell’universo per abbracciare e salvare ogni vivente. Non ci ha condannati, non ci ha nemmeno conquistati, non ha mai violato la nostra libertà, ma si è fatto strada con l’amore umile che tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta. Solo questo amore ha vinto e continua a vincere i nostri grandi avversari: il peccato, la morte, la paura».

Bergoglio ha quindi spiegato che sarebbe «poca cosa credere che Gesù è Re dell’universo e centro della storia, senza farlo diventare Signore della nostra vita», senza accoglierlo e far proprio anche «il suo modo di regnare». Ha poi ricordato i diversi atteggiamenti di fronte al Nazareno: quello del popolo che sta a guardare mentre lo condannano, la tentazione di «rimanere alla finestra», di «prendere le distanze dalla regalità di Gesù» di fronte «alle circostanze della vita o alle nostre attese non realizzate», senza «accettare fino in fondo lo scandalo del suo amore umile, che inquieta il nostro io, che scomoda». C’è poi l’atteggiamento dei capi del popolo, dei i soldati e di uno dei ladroni crocifissi che deridono Gesù. «Gli rivolgono la stessa provocazione: “Salvi se stesso!”. È una tentazione peggiore di quella del popolo. Qui tentano Gesù, come fece il diavolo agli inizi del Vangelo, perché rinunci a regnare alla maniera di Dio, ma lo faccia secondo la logica del mondo: scenda dalla croce e sconfigga i nemici!». Cioè «prevalga l’io con la sua forza, con la sua gloria, con il suo successo. È la tentazione più terribile».

«Quante volte – commenta Bergoglio riferendosi all’atteggiamento della Chiesa – anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce. La forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio». L’invito è dunque a riscoprire «il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria»

«La misericordia, portandoci al cuore del Vangelo – ha continuato il Papa – ci esorta anche a rinunciare ad abitudini e consuetudini che possono ostacolare il servizio al regno di Dio; a trovare il nostro orientamento solo nella perenne e umile regalità di Gesù, non nell’adeguamento alle precarie regalità e ai mutevoli poteri di ogni epoca». Ed ecco l’ultimo esempio di atteggiamento di fronte a Gesù, quello del buon ladrone. «Ha creduto nel suo regno. E non si è chiuso in se stesso, ma con i suoi sbagli, i suoi peccati e i suoi guai si è rivolto a Gesù. Ha chiesto di esser ricordato e ha provato la misericordia di Dio: “oggi con me sarai nel paradiso”. Dio, appena gliene diamo la possibilità, si ricorda di noi. Egli è pronto a cancellare completamente e per sempre il peccato, perché la sua memoria non registra il male fatto e non tiene sempre conto dei torti subiti, come la nostra. Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi».

Francesco ha concluso ringraziando per ciò che il Giubileo ha suscitato, ricordando che «rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il cuore di Cristo». «Ringraziamo per questo e ricordiamoci che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia».

 

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