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Stile di vita

Si avvicinarono solo per ribadire le loro idee e Gesù rispose loro così

© Intellectual Reserve Inc Via LDS.org.

padre Carlos Padilla - pubblicato il 07/11/16

Quante volte nella storia Dio è stato una scusa per creare separazioni e muri!

Dio unisce sempre. Non separa mai. Spiana sempre il cammino e distrugge i muri. Davanti a Lui siamo tutti uguali.

Nel Vangelo sadducei e farisei cercano Gesù per aumentare l’odio che nutrono: “In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadduccei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda”. Non cercano la verità, vogliono solo sottolineare le differenze tra loro.

Quante volte nella storia Dio è stato una scusa per creare separazioni e muri! Penso al dispiacere di Gesù nell’ascoltare quella domanda. Dio unisce sempre. Lima le differenze. Ristabilisce i legami spezzati.

Mi ricorda papa Francesco nella sua visita in Svezia, in occasione della quale ha detto: “L’unità tra i cristiani è una priorità, perché riconosciamo che tra di noi è molto più quello che ci unisce di quello che ci separa. (…) “Il dialogo tra di noi ha permesso di approfondire la comprensione reciproca, di generare mutua fiducia e confermare il desiderio di camminare verso la comunione piena”.

In Cristo siamo tutti uomini alla ricerca. La vera fede mi avvicina sempre all’altro, qualunque siano la sua fede, la sua condizione e le sue idee. Qualunque sia la nostra storia passata di incontri falliti e separazioni. Cristo ci unisce. Non ci allontana mai.

Ma l’atteggiamento del papa ha reso insicuri alcuni. Li fa dubitare. Credo che il cammino più vicino tra due uomini sia Dio. Ma può anche essere il più lungo, quando ci sono delle differenze che separano. Quante volte usiamo il suo nome invano! Come in questo caso nel Vangelo.

A volte l’idea di Dio separa e distrugge. Dio, il Dio vivo, il Dio vero, unisce soltanto, avvicina soltanto, non fa altro che creare ponti. Noi tante volte separiamo.

Questa volta alcuni uomini si avvicinano a Gesù senza confidare in Lui. Non vogliono imparare da Lui. Sono sadducei, e hanno già la propria idea preconcetta sulla vita e sulla morte. Vogliono solo usare Gesù per dimostrare davanti ai farisei di avere ragione. Non sono aperti a Gesù.

Non sono disposti a sfatare tutto ciò che hanno sempre pensato per cominciare un nuovo cammino. A volte siamo così anche noi. Abbiamo la nostra idea di Dio, e cerchiamo solo modi di dimostrare che abbiamo ragione, che siamo dalla parte del giusto.

Ci arrocchiamo su questa posizione. Ci chiudiamo. Non ci apriamo all’altro. Non crediamo di sbagliare. È l’incapacità di aprirsi alla novità. Di incontrare Gesù e di convertire un po’ il cuore. Non una, ma mille volte.

Vorrei che Egli mi svuotasse dei miei atteggiamenti rigidi. Vorrei tornare sempre a ricominciare con Lui.

A volte ci comportiamo come i sadducei. Ci avviciniamo a Dio perché ratifichi il nostro modo di pensare. I nostri dogmi. Le nostre categorie inamovibili. Il nostro atteggiamento inconciliabile con gli altri.

Di fronte a Dio vorrei essere sempre un bambino con la capacità di imparare. Vorrei essere capace di aprire finestre nuove che non ho mai aperto. Vorrei sempre fidarmi di Dio, del papa, delle persone attraverso le quali Dio mi parla oggi.


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Voglio riconoscere che Gesù tiene le redini della mia vita meglio di me. Mi piace la gente salda, che sa ciò che vuole, che sente nel cuore una fede personale e originale. Mi piacciono questa fermezza e questa chiarezza.

Ma, lo riconosco, mi piace anche quando questi atteggiamenti si infrangono per tornare a imparare tutto di nuovo. Vogli essere così e lasciare che gli altri siano un mio complemento.

Questi sadducei non hanno conosciuto davvero Gesù. Si sono avvicinati con la loro mente, non con il cuore. E si sono avvicinati con un’idea preconcetta. Con la loro rabbia, discutendo sulla vita eterna mentre tanta gente moriva di fame, di malattia e solitudine.

Non hanno riconosciuto Gesù, né hanno visto in Lui l’uomo che poteva rispondere alla loro sete più profonda. Non hanno visto la sua misericordia, né si sono avvicinati a Lui con il cuore aperto. Volevano solo dimostrare che avevano ragione. O meglio ancora, dimostrare che i farisei non ce l’avevano.

Penso al dispiacere di Gesù. Alla sua delusione. Non è riuscito ad arrivare a tutti gli uomini. Non è riuscito a toccare il cuore di tutti. È venuto a guarire tutti. E non ci è riuscito.

A volte non riconosco Gesù nella mia vita. Mi perdo nelle mie ragioni e nelle mie teorie. Dio cammina davanti a me, con il cuore aperto per amarmi. Ma sono io a non esserci. Gesù ha pazienza. Nell’anima ha un tesoro che a volte non gli chiedo. Non voglio continuare a vivere cercando risposte che mi lascino contento.

Gesù conosce il cuore di chi gli si avvicina. Vede al di là della domanda. E risponde al dubbio assurdo basato su un caso impossibile e poco reale, lontano dalla vita.

Gesù perde il Suo tempo con i sadducei. Si mette al loro livello senza problemi. Va al cuore della questione, e risponde loro direttamente, con nobiltà e trasparenza. Parla della vita eterna.

Non gliel’hanno chiesto, ma è la domanda che portiamo tutti inscritta nel cuore. “Come sarà il cielo? Come sarà la vita eterna? Con chi staremo al fianco di Dio per sempre?” E che i morti risuscitino lo indica lo stesso Mosè nell’episodio del roveto, quando chiama il Signore “il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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