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“Collaborazione Stato-Chiesa? È San Luigi Orione il nostro modello per la ricostruzione”

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Un lungo applauso domenica ha accolto le parole di Francesco sul sisma che nelle Marche, in Umbria e nel Lazio sta costringendo decine di migliaia di persone ad abbandonare i luoghi in cui sono sempre vissute.  

«Esprimo la mia vicinanza alle popolazioni dell’Italia Centrale colpite dal terremoto. Anche questa mattina c’è stata una forte scossa – ha detto il Papa all’Angelus- Prego per i feriti e per le famiglie che hanno subito maggiori danni, come pure per il personale impegnato nei soccorsi e nell’assistenza. Il Signore Risorto dia loro forza e la Madonna li custodisca».  

I vescovi delle zone colpite (Domenico Pompili a Rieti, Renato Boccardo a Spoleto e Norcia, Giovanni D’Ercole ad Ascoli Piceno) sono in prima linea nell’assistenza alle popolazioni colpite dal sisma. E il 4 ottobre il Pontefice ha visitato le zone distrutte dal terremoto, portando aiuti e richiamando l’attenzione del mondo sulla tragedia in corso nell’Italia centrale. «L’intervento e l’attenzione costante del Papa ha la stessa fortissima ispirazione che animò Pio X – spiega a Vatican Insider D’Ercole, che di ricostruzione post-sismica si occupò anche da ausiliare dell’Aquila -. All’inizio del secolo scorso, quando ancora non era avvenuta la conciliazione tra Italia e Santa Sede, il pontificato svolse un ruolo determinante nel soccorso a zone del Mezzogiorno e del centro rase al suolo da terremoti».  

Il modello seguito fu quello di affiancare l’opera delle amministrazioni civili con personalità religiose dalla marcata impronta sociale come don Luigi Orione, il sacerdote che Giovanni Paolo II beatificò nel 1980 e canonizzò nel 2004. Dopo il terremoto del dicembre 1908, che lasciò tra le rovine 90mila morti, don Orione accorse a Reggio Calabria e Messina per prestare soccorso specialmente agli orfani e divenne promotore delle opere di ricostruzione civile e religiosa. Per diretta volontà di Pio X fu nominato vicario generale della diocesi di Messina. «Attraverso la sua testimonianza e l’impegno sul terreno la gente sperimentò la vicinanza di Roma – evidenzia il vescovo D’Ercole, che proviene dalla congregazione fondata dal santo – . Don Orione rinnovò gli eroismi di soccorso ai terremotati dopo il cataclisma del 13 gennaio 1915 in Abruzzo che sconvolse Avezzano e la Marsica con 30mila vittime. Erano gli anni della prima guerra mondiale. Don Orione percorse più volte l’Italia per sostenere le varie attività caritative, per aiutare spiritualmente e materialmente persone d’ogni ceto, per suscitare e coltivare vocazioni sacerdotali e religiose».  

Dopo il terremoto che distrusse le città di Reggio Calabria e di Messina, la capacità organizzativa dello Stato italiano, che aveva trovato la sua unità da pochi decenni, venne messa a dura prova dalle disastrose conseguenze di sofferenza e di morte del cataclisma. Lo storico Aurelio Fusi ha ricostruito il coinvolgimento della Chiesa. «La macchina dei soccorsi trovò validi collaboratori sia tra le fila dei civili come degli ecclesiastici – racconta-. Luigi Orione si dimostrò vero eroe di carità cristiana e divenne da allora il padre dei terremotati, non solo nel senso letterale, ma anche traslato e metaforico del termine, perché sarà padre dei terremotati della vita, dei poveri, dei malati, degli orfani».  

A offrirgli sostegno vi fu anche il santo sociale di Messina, padre Annibale Maria Di Francia, che ospitò spesso l’amico Don Luigi, con cui aveva intrapreso un carteggio fin dal 1900. Padre Annibale, nel Memoriale dei Divini Benefici (1909) così annotava: «Quest’anno abbiamo avuto l’avvicinamento singolare di Don Orione che ha spiegato per noi grande protezione ed affetto». Don Orione fu il primo sostenitore della santità autentica di Padre Annibale, con il quale, dopo la breve parentesi della sua permanenza a Messina, si mantenne in frequente contatto epistolare. «Alla fine di tanto impegno e di sacrifici a beneficio dei terremotati e degli orfani, contro ogni previsione, nell’udienza pontificia del 15 giugno 1909, in cui alla destra del Papa c’era l’arcivescovo di Messina circondato da alcuni chierici teologi della sua diocesi – conclude lo studioso -. Pio X nominò don Orione Vicario generale, tra la meraviglia di tutti. E Don Orione dovrà rimanere al suo posto a Messina, pur tra mille difficoltà, fino al 1912, quando, ottenuto il beneplacito della Santa Sede, diede subito le dimissioni per tornare alla guida della sua Congregazione».  

I tre anni trascorsi da Don Orione nella Sicilia terremotata, osserva D’Ercole, sono «il faro per orientare la nostra azione oggi, con la collaborazione tra Stato e chiesa per l’assistenza alle popolazioni e la ricostruzione». 

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