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Quello che mi ha ricordato sulla Comunione un bambino che piangeva

Jeffrey Bruno
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Quei singhiozzi mi hanno lasciato senza parole

Mentre il sacerdote sollevava l’ostia e diceva “Prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: ‘Prendete e mangiatene tutti. Questo è il mio Corpo, offerto in sacrificio per voi’”, nel momento – nel momento preciso – della consacrazione dell’ostia, un bambino si è messo a piangere. E non era solo un pianto qualsiasi. Era debole, quasi un lamento.

Lo so. Il bambino avrà avuto fame, o le coliche, o sarà stato stanco, direte voi, giusto?

Ma ecco perché mi ha colpito.

In una celebrazione altrimenti insolitamente calma e solenne, quel piccolo pianto solitario di un bambino (di non più di sei mesi) al momento della Consacrazione mi ha portato a riconoscere quello che troppo spesso dimentico. Mi ha ricordato cosa stava avendo luogo, perché forse in quel lamento solitario c’era il più vero apprezzamento del corpo di Dio spezzato e offerto ai suoi figli amati. Forse solo nell’innocenza angelica di quel bambino potevamo trovare una reazione perfetta a una tragedia così devastante e a una grazia così schiacciante.

Questo è il mio Corpo, offerto in sacrificio per voi.

E la risposta più pura? Le lacrime più pure.

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