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Il Papa incontro ai luterani per riflettere su “Riforma” e Scrittura

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Papa Francesco ha accolto l’invito della comunità luterana di Svezia a essere presente il 31 ottobre nella città di Lund per le celebrazioni dei 500 anni della «Riforma». 

Per un Pontefice romano si tratta di un gesto che in un recente passato non sarebbe stato, con tutta la buona volontà, ritenuto possibile per quella circostanza, dalla quale poi vi fu un escalation sino al 10 dicembre 1520, quando Lutero bruciò in pubblico la bolla papale che gli chiedeva di ritrattare le sue tesi, pena la scomunica. 

In quel modo ruppe la comunione con la Chiesa, con tutto ciò che ne conseguì. 

Diversi furono i tentativi dell’Imperatore e dello stesso Concilio di Trento. Le cose si svolsero come sappiamo. 

Papa Francesco andando – io direi- oltre Lutero, vuole «avvicinarsi» ai cristiani luterani di oggi per accorciare le distanze e mettersi alla scuola di Cristo, nella ricerca di ciò che già ci unisce. 

Con questo gesto ovviamente Papa Bergoglio non intende dare una diversa valutazione dell’oggettivo strappo inferto all’unità della Chiesa, avvenuto sia con Lutero che con Zwingli, con Calvino e con Hus. Di questo ha sofferto e soffre l’inconsutile «tunica» di Cristo che è la sua Chiesa. Papa Francesco, in continuità con il Concilio Vaticano II e con i suoi predecessori, veri profeti dell’ecumenismo e dell’amore per l’unità del Corpo mistico di Cristo, come Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, desidera andare oltre Lutero e porsi con tutti i credenti in Cristo a operare per realizzare la preghiera del Maestro in quell’Ultima Cena, tramandataci da Giovanni: «Padre che siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). 

Sì, papa Francesco, senza nulla disconoscere delle divergenze teologiche presenti a cinquant’anni dall’inizio del dialogo tra cattolici e luterani avviato da Paolo VI, chiede che oltre all’ecumenismo del sangue, in atto purtroppo in diverse parti del mondo, ci si adoperi per quello della «testimonianza dell’amore e della verità», che è l’ecumenismo della carità e della preghiera. 

Su questa via è possibile un impegno comune per dare dignità e speranza agli ultimi e senso alla dimensione spirituale della persona umana. 

Anche in campo dottrinale dobbiamo ringraziare il Signore che tra luterani e cattolici si è giunti nel 1999 a una dichiarazione congiunta sul tema teologico della giustificazione. Un documento questo di capitale importanza anche per un comune lavoro teologico che già è in atto sui temi relativi alla Chiesa, al ministero e all’Eucarestia. 

Papa Francesco coglie questa occasione del 500esimo della Riforma per riflettere su due prospettive che gli stanno a cuore: la Riforma e la Scrittura. 

a) La Riforma, che egli auspica, sia per le persone che per le strutture ecclesiastiche, deve partire dalla considerazione della persona con tutti i suoi limiti e i suoi slanci, avente come stile e ascolto il Cristo – Buon Pastore – amico dei pubblicani e dei peccatori. È la misericordia nella verità e nella carità che deve essere il motore che tutto muove. Solo così la Chiesa saprà essere ciò per cui Cristo la ha voluta quale ancora di salvezza e casa del padre che attende e fa festa per il figlio che torna. 

b) La Scrittura, che il Papa desidera sia il paradigma e il criterio della crescita spirituale dell’intero popolo di Dio. Già il Concilio Vaticano II nella costituzione Dei Verbum ha dato una svolta significativa per la centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa. 

Papa Francesco intende richiamarsi a questi due elementi presenti nel cristianesimo luterano affinchè avvenga in tutti la convinzione di porre al primo posto la Parola di Dio garantitaci integra dalla tradizione e dal magistero, e che nella vita dei singoli battezzati e della Chiesa si tenda a una costante conversione a quello stile cristico che solo può stupire e far tornare sui suoi passi l’uomo moderno, prigioniero di un relativismo miope. 

Questi sono alcuni degli aspetti che emergono dalla visita alla comunità luterana di Svezia di papa Francesco. 

Non perdiamo l’opportunità di riflettere sulla necessità di un dialogo ecumenico fraterno e franco, nello stile di fratelli feriti che desiderano sentirsi accolti da figli nella comune casa del Padre. 

* Vicario episcopale per il laicato e la cultura – diocesi di Trieste  

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