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Il Signore degli Anelli, modello di iniziazione alla fede

Tom Garnett
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Intervista a Diego Blanco, autore di Desvelando la parábola del Señor de los Anillos

Diego Blanco Albarova (Saragozza, 1976) è fin dall’adolescenza un appassionato dell’opera di Tolkien e ha appena pubblicato Un camino inesperado. Desvelando la parábola del Señor de los Anillos (Un cammino insaspettato. Svelando la parabola del Signore degli Anelli, Editorial Encuentro), in cui spiega lo sfondo cattolico della popolarissima opera.

Per Tolkien essere cattolico era un aspetto fondamentale…

Per lui, per la sua storia, era l’aspetto più importante della vita. Era nato in una famiglia battista, ma sua madre si era convertita al cattolicesimo. Questo rappresentò uno scandalo per tutta la famiglia, che le negò ogni aiuto quando rimase vedova. Tolkien pensò sempre che la madre fosse morta martire, quattro anni dopo la sua conversione, per via dell’estrema sofferenza che le era costata diventare cattolica.

Lei parla anche dell’influenza del cardinale Newman…

Nel suo testamento, sua madre dispose a favore di Francis Morgan, un sacerdote oratoniano che divenne il tutore legale di Tolkien. Padre Morgan era di origine andalusa (era nato a Puerto de Santa María) ed era nipote del fondatore delle cantine Osborne. Venne mandato a studiare in Inghilterra, dove si formò presso il cardinale Newman. La fede di Tolkien è la fede del cardinale Newman, e questo si nota nella sua opera.

Qual è l’obiettivo del suo libro?

Cerco di spiegare il segreto che nasconde il libro di Tolkien Il Signore degli Anelli, un’opera scritta per essere una parabola. Quando si legge la parabola del seminatore, non si sta leggendo dei problemi che ha l’agricoltore che spreca buona parte dei suoi semi, ma un’altra cosa, cioè che il seme è la Parola di Dio, ecc. Tolkien parla di elfi, di hobbit o di orchi con un linguaggio mitologico, ma non significa quello che dice, ma un’altra cosa.

LEGGI ANCHE: L’aspetto religioso delle opere di Tolkien

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