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Bob Dylan, dalla Bibbia al Premio Nobel per la Letteratura

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 13/10/16

Sin dall'inizio della sua carriera i suoi più celebri e poetici brani sono intrisi di riferimenti alle Sacre Scritture.

Il Nobel per la Letteratura 2016 è andato a Bob Dylan per aver «creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana». Lo ha comunicato il Comitato dei Nobel a Stoccolma. L’annuncio è stato accolto dal boato dei presenti in sala (Corriere della Sera, 13 ottobre).

https://twitter.com/NobelPrize?ref_src=twsrc%5Etfw

Nato Robert Allen Zimmerman (Duluth, Minnesota, 24 maggio 1941), è infatti non solo uno dei più importanti cantautori e compositori della seconda metà del Novecento americana, ma anche una figura di riferimento per la controcultura di tutto il mondo. Anche scrittore e poeta, attore, pittore, scultore, Dylan è senza dubbio una delle più importanti figure del pop folk e della cultura di massa degli ultimi cinquant’anni .

Un tipo di letteratura “orale” quella del cantautore statunitense, al pari del grammelot di Dario Fo – scomparso poche ore prima dell’annuncio del Nobel – fatta di versi densi ed evocativi, intonati da una voce graffiante accompagnata dall’inconfondibile armonica

A BOLOGNA CON WOJTYLA

Molti ricordano ancora quando Bob Dylan cantò davanti a papa Giovanni Paolo II il 27 settembre 1997 al Congresso Eucaristico di Bologna. Iniziò con Knockin’ on Heaven’s Door, proseguì con A hard rain’s gonna fall. Al termine dell’ultima strofa s’interruppe, salì i gradini verso il Papa, inciampando, si tolse il cappello e gli strinse la mano. Un gesto inaspettato e sincero. Wojtyla riprese le strofe di Blowin’ in the wind, e diede la sua risposta, «Io sono la via, la verità e la vita», all’interrogativo che Dylan aveva lasciato soffiare “nel vento” (Avvenire, 13 ottobre 2016).

UNA CANZONE “RELIGIOSA”

“Blowin’ in the wind” è «religiosa» sino al midollo, essendo la ricopiatura di uno spiritual ottocentesco piuttosto noto in America: esattamente “Many Thousand Go” («A migliaia se ne sono andati»), raccolto tra le truppe di colore che combattevano la guerra civile americana nel 1867.

Ma «Quante le strade che un uomo farà» è religiosa anche per altri motivi: perché è costruita in distici come un salmo; perché allinea una dopo l’altra poetiche domande sul senso della vita; perché evoca simboli universali come il mare, la montagna, il cielo, la morte, la strada, il vento.

LA BIBBIA FIN DALL’INIZIO

D’altro canto non c’è quasi allusione oscura nelle sue canzoni che non sia riconducibile a un riferimento biblico, e ciò senza nemmeno attendere il periodo «evangelico» del menestrello, caduto intorno agli anni Ottanta. Pare che la sua conversione al cristianesimo sia legata sopratutto alla relazione che ebbe con l’attrice di colore Mary Alice Artes.

In un’intervista a Budapest del 1991 affermo’ di leggere «in continuazione» la Bibbia, e che preferisse il Levitico e il Deuteronomio. Sull’Apocalisse aggiunse: «Non avverrà con l’acqua, ma con il fuoco, la prossima volta. E’ stato scritto» (www.maggiesfarm.it/).

Non è un caso che fin dall’inizio, infatti, negli anni 60′, sono già rintracciabili in molte sue canzoni riferimenti biblici e religiosi, prendiamo “Gates of Eden” , “With God on Our Side“, giusto per citarne qualcuna.

IL PERIODO GOSPEL

La religione per Dylan ha sempre costituito un pilastro importante, fonte di riferimento e sopratutto di creatività ed ispirazione; indelebili sono gli anni 79-81, il cosiddetto periodo Gospel, in cui l’estro di questa grande persona diede alla luce capolavori come “Saved“, e “Shot of Love“, il tutto adornato con concerti live totalmente in stile gospel, con coriste e scalette che prevedevano canzoni quasi unicamente degli ultimi album, quasi il nostro buon Dylan si fosse dimenticato dei suoi precedenti capolavori.

In queste performance live, troviamo un Dylan molto passionale, emozianato e sensibile, totalmente immerso e protagonista nelle canzoni che canta, una carica, una passione e una partecipazione che raramente aveva liberato precedentemente, come in “I will love him”, “What can I do for you?”, “When He returns(La Casa degli Artisti.it).

E ancora “You Gotta Serve Somebody”, cantava Dylan. “It may be the devil or it may be the Lord, but you’re gonna have to serve somebody” (Devi servire qualcuno. Può essere il diavolo o il Signore, ma qualcuno devi servire) (Aleteia, 26 ottobre 2015)

NON SMISE DI ESSERE CRISTIANO

Dall’81 in poi il Dylan cristiano finì, nel senso che gli album che seguirono e anche le tournée non furono totalmente in chiave cristiana, col conseguente abbandono dello stile gospel che caratterizzò i precedenti anni. Questo non significa che Dylan smise di essere cristiano come molti ipotizzarono, o che la sua fede diminuì, semplicemente come era già successo in precedenza, sposto la sua creatività ed il sound altrove, rinnovandosi nuovamente con album come “Infidels“, pieno anche se non come i predecessori di riferimenti biblici, basta pensare alla grande canzone “Jokerman“.

Tags:
bob dylannobel per la letteratura
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