Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
venerdì 16 Aprile |
Santa Bernadette Soubirous
home iconChiesa
line break icon

“Così l’Europa ha trascurato la religiosità degli immigrati”

Vatican Insider - pubblicato il 03/10/16

Come giudica i percorsi di integrazione promossi in Belgio?

«Lo stato ha voluto puntare molto sul rispetto della cultura e delle tradizioni degli immigrati. Anche questa scelta, pur nobile e generosa, ha però finito per generare dei ghetti: si sono create società parallele, comunità che vivono le une accanto alle altre ignorandosi e mal sopportandosi. Dal Belgio parte un numero consistente di foreign fighters per la Siria, segno inequivocabile di un malessere profondo. Affinché vi sia vera integrazione non è sufficiente riconoscere agli immigrati alcuni importanti diritti (ad esempio, quello di mantenere la lingua e la cultura di origine), occorre promuovere e curare la formazione ai valori e alla cultura del paese ospitante. Il Belgio sotto questo profilo, ha fatto quasi nulla, forse per timidezza, forse perché incapace di riconoscere il patrimonio culturale che ha da offrire».

Un numero elevato di migranti ambisce a raggiungere i paesi del nord Europa: perché questa preferenza?

«Perché sanno che non verranno abbandonati dallo stato. In questi paesi sono aiutati nella ricerca del lavoro e della casa, c’è un welfare molto efficiente che non li lascia soli. L’ostacolo serio all’integrazione è il clima, che scoraggia la socialità: molti africani confessano che preferirebbero risiedere in Italia, dove il clima, che influenza lo stile di vita, è molto più simile a quello dei loro paesi d’origine».

C’è un errore che accomuna i diversi modelli citati?

«In questa Europa che ha dimenticato Dio le politiche avviate per promuovere l’integrazione mi pare abbiano trascurato la dimensione spirituale degli immigrati. Si è creduto che per costruire buona integrazione bastasse assicurare a queste persone alcuni diritti e beni fondamentali. Si badi: queste sono cose importanti, indispensabili; ma non sono sufficienti: la spiritualità non è un optional, è dimensione costituiva dell’essere umano. Negarla, trascurarla o non prendersene cura è un errore enorme. L’Europa dovrebbe farsi provocare dalla religiosità degli immigrati e cominciare a porsi serie domande: invece si è consegnata a una logica mercantile che inghiotte qualunque altra dimensione esistenziale. Nei riguardi dell’integrazione, del fenomeno migratorio e delle sue cause e implicazioni (ad esempio lo scandaloso commercio delle armi), nessun leader europeo mostra, a mio parere, di avere una visione a medio e lungo termine: l’unico a possederla è papa Francesco, mai abbastanza ascoltato».

Quale modello di integrazione si sta affermando in Italia? E con quali esiti?

«L’Italia non è guidata da un paradigma ideologico (come la Francia o la Gran Bretagna) e da questo punto di vista è avvantaggiata. Inoltre non vi sono comunità prevalenti (come i turchi in Germania, gli algerini in Francia, gli indopachistani in Gran Bretagna): nel nostro paese gli immigranti provengono da moltissimi paesi e si sono stabiliti un po’ dappertutto, non sono sorti dei ghetti.

Il nostro limite è, a mio giudizio, l’assenza di una vera politica di integrazione: le istituzioni mi pare si cullino nell’illusione che prima o poi i problemi si risolveranno da sé e dunque non sia necessario elaborare alcun modello. Credo sia una illusione tragica, perché ciò che non vogliamo governare finiamo per subirlo. Si pensi al caso delle moschee: in Italia vi sono circa mille centri di culto islamico, ma quelli riconosciuti sono meno di una decina. Il mancato riconoscimento non frena l’apertura di nuovi centri: li lascia in balia di persone che possono rivelarsi inadeguate od ostili all’Occidente. In Italia non sono stati commessi gli errori di altri paesi europei, ma non è ancora stata elaborata un’alternativa convincente».

Nel nostro paese la Chiesa, con il suo stile familiare, con la rete delle parrocchie e delle associazioni di volontariato, svolge un ruolo determinante per l’edificazione di una buona integrazione.

«Indubbiamente. Pochi sanno che, ad esempio, il 25% dei bambini e dei ragazzi che frequentano i mille oratori della diocesi di Milano sono musulmani. È un fatto molto positivo perché significa che i genitori si fidano delle strutture cattoliche, ci consegnano i loro figli certi che saranno ben seguiti. I musulmani mostrano di avere più fiducia nella Chiesa che nello stato. Papa Francesco, con i suoi ripetuti pronunciamenti a favore di un’accoglienza generosa e attenta, sta incoraggiando e sostenendo molte buone pratiche di integrazione. Il problema è che nel nostro paese tali pratiche sono affidate alla generosità di gruppi o singole persone, mentre le istituzioni balbettano. Ma c’è un secondo problema, e non riguarda soltanto l’Italia: queste buone pratiche sono quasi del tutto sconosciute, i media le ignorano, preferendo il sensazionalismo e le rozze contrapposizioni tra le posizioni più estreme e minoritarie.

Prendiamo il caso di Milano, dove vivono centomila musulmani: fra loro c’è una maggioranza silenziosa che si sta ben integrando, raramente frequenta le moschee (perché non ha tempo, non ne ha voglia o non apprezza come vengono gestite), ha maturato la distinzione tra reato e peccato, è molto interessata alla nostra cultura ed è capace di cogliere le opportunità buone offerte dalla società italiana. Vi sono bambini, e anche intere famiglie, che frequentano gli oratori, vi sono ragazze che scelgono in autonomia il percorso di studi e l’attività professionale, giovani donne che sposano cittadini cattolici senza domandare loro di convertirsi all’Islam (come vorrebbe la legge dei loro paesi di origine). Vi sono anche ragazze madri, che continuano a vivere in famiglia e non sono state punite o allontanate dai genitori. Ma chi racconta di costoro? Questa maggioranza silenziosa non viene rappresentata né intercettata: certamente non dalle istituzioni, che continuano a confrontarsi solo con le associazioni musulmane presenti sul territorio, che non sempre mostrano capacità di evolversi e di rappresentare i molti volti dell’Islam italiano».

  • 1
  • 2
  • 3
Tags:
islamoccidentesecolarizzazione
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
Don Davide conduce la nuova edizione de "I Viaggi del cuore"
Gelsomino Del Guercio
Don Davide Banzato: la fuga dal seminario, l’amore per un&#...
2
AUGUSTINE;
Aleteia Brasil
8 grandi santi che soffrivano di depressione ma non si sono mai a...
3
WIND COUPLE
Catholic Link
7 qualità per scegliere il partner secondo la Bibbia
4
BLESSED CHILD
Philip Kosloski
Coprite i vostri figli con la protezione di Dio con questa preghi...
5
FEMALE DOCTOR,
La Croce - Quotidiano
Atea e obiettrice di coscienza da 10 anni: “non ce la facev...
6
Lucandrea Massaro
“Cosa succede se un prete si innamora?”
7
MIGRANT
Jesús V. Picón
Il bambino perduto nel deserto ci invita a riflettere
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni