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A Opera i detenuti ex 41 bis disegnano i francobolli del Papa

Vatican Insider - pubblicato il 29/09/16

Ci sono momenti in cui quel divario atavicamente insanabile che separa la società tra chi la immagina al di là delle sbarre e chi la vive al di qua del muro, cede la parola alla libertà d’espressione. E per un attimo quel modo dicotomico e sbrigativo di incasellare “buoni” e “cattivi”, bianco e nero, si sfalda, sotto il peso di immagini a colori, gesti e percorsi esistenziali fatti di molteplici sfumature. E’ quello che è accaduto mercoledì 28 tra le mura della casa di reclusione di Opera, a pochi passi da Milano. Nel pomeriggio il cardinale Angelo Scola passeggiava lentamente lungo i corridoi vicini al teatro, accompagnato dal direttore dell’istituto Giacinto Siciliano, mentre il detenuto Matteo Nicolò Boe illustrava gli oltre mille francobolli che compongono la mostra Vangelo filatelico.  

Un’esposizione realizzata da un gruppo di carcerati della sezione Alta sicurezza (ex 41 bis) che, coordinati dal giornalista e volontario Danilo Bogoni, hanno lavorato sui preziosi bolli donati loro da Papa Francesco. «Quello che avete fatto e continuerete a fare qui dentro sta creando nuovi attori sociali – ha commentato Scola nell’omelia – Perché è così che dovete sentirvi: attori sociali, non personali. Dovete vivere il tempo della pena, non subirlo. E’ per questo che mi auguro che il diritto italiano riveda e ripensi alla questione dell’ergastolo ostativo».  

Un tema controverso, quello scelto dal cardinale, che non manca di scaldare gli animi dei più blasonati costituzionalisti. Ma a tutt’oggi, il cosiddetto «fine pena mai», che condanna gli ergastolani al carcere a vita, escludendoli di fatto dal circuito rieducativo, continua ad essere previsto dal nostro ordinamento. In molti hanno, a buon diritto, sollevando l’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo, stigmatizzando che quando la pena travalica il confine che separa la forza (di cui lo Stato ha il monopolio legale) dalla violenza, è la legalità costituzionale ad essere violata. I detenuti con fine pena mai in Italia hanno superato quota 1600, un dato che è cresciuto negli anni. Nel 2005 a dover scontare il carcere a vita erano in 1224, nel 2007 sono passati a 1.347, nel 2009 a 1461 e nel 2011 a 1.568 (dati Dipartimento amministrazione penitenziaria). 

Scola ha ringraziato i detenuti del gruppo filatelico (Matteo Nicolò Boe, Vito Baglio, Antonio Albanese, Nicola Mocerino, Diego Rosmini, Luigi Di Martino), «per come con pazienza, dedizione e offerta verso il prossimo affrontate questo tempo». Uno sguardo verso gli altri che non si limita ad un «mutuo aiuto» all’interno del circuito carcerario, come dimostra la raccolta fondi per le popolazioni terremotate del centro Italia. «In occasione di questo evento filatelico è stata realizzata una speciale cartolina, disegnata da un detenuto, in vendita 3 euro – ha spiegato Bogoni -. I carcerati, che non dispongono abitualmente di denaro contante, hanno compilato un’apposita “domandina”, consegnata e firmata dall’amministrazione, per acquistare una o più cartoline il cui ricavato andrà ai terremotati. Fino ad oggi hanno raccolto oltre 600 euro». 

Contemporaneamente al taglio del nastro della mostra (resterà allestita fino al 10 ottobre) è stato presentato, una prima assoluta all’interno di un carcere – il francobollo “Visitare i carcerati” emesso dalla Città del Vaticano su illustrazione di Orietta Rossi che si è ispirata al Vangelo secondo Matteo. «Quando siamo sospinti all’incontro con l’altro – ha spiegato l’artista – per esempio facendo visita ai carcerati, non solo agiamo per pura umanità ma facciamo un atto di attenzione verso l’altro. Da una riflessione iniziale sull’origine della parola ‘attenzione’, – dal latino ‘attendere’, a sua volta composto di ad ‘verso’ e tendere ‘tendere verso’, – è maturata l’idea di una composizione che esprimesse un movimento, appunto una ‘tensione verso’». Questo moto, fisico e morale, nel disegno è rappresentato dal gesto delle mani, dalle braccia tese, dagli sguardi che esprimono un senso di attesa che lascia tutti sospesi.  

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