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La polemica intorno a questa giornalista con il crocifisso al collo sfiora il patetico

Tg1
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Perché non dovrebbe indossare il crocifisso in tv? Intanto, però, per Marina Nalesso c'è chi invoca provvedimenti disciplinari

Marina Nalesso conduce il TG1 con il crocifisso al collo. La giornalista veneta, 44 anni, ha indossato anche le medaglie della Madonna e del Volto Santo.

IL RINGRAZIAMENTO A GESU’

Nelle ultime settimane, centinaia di richieste di amicizia nei suoi confronti sono fioccate su Facebook, dove tantissimi utenti le hanno inviato messaggi di approvazione e di stima.

Ad uno di questi, la Nalesso ha, semplicemente, risposto “Grazie, Gesù”. Sullo stesso social network, la giornalista è solita postare frasi, vignette o fotografie inerenti la sua fede (Fan Page, 22 settembre)

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LE GIORNALISTE MUSULMANE

Sempre FanPage.it sottolinea che in rete c’è chi ha messo la sua decisione in correlazione con quella di alcune giornaliste musulmane, che, recentemente, hanno voluto presentarsi davanti alle telecamere delle emittenti arabe per le quali lavorano con una croce al collo come segno di solidarietà verso di milioni di cristiani perseguitati e scacciati dalle loro case.

 

IL CASO NORVEGIA

Secondo IlGiornale.it (23 settembre), sempre on line, non sono mancate le critiche da parte di chi vorrebbe annullare ogni simbolo religioso dalla televisione. In Italia la Rai non ha mai assunto decisioni di questo tipo, come invece successo in altri Paesi. Come in Norvegia, dove lo Stato impedisce ai giornalisti di esprimere in alcun modo la propria fede religiosa.

SOSTEGNO ALLA NALESSO

Tuttavia si tratta di critiche circoscritte. Da Giorgia Meloni a numerosi utenti, si è sollevata un’ondata di rispetto nei confronti della giornalista del Tg1 e di sostegno ad indossare il simbolo cristiano per eccellenza.

DUE PESI, DUE MISURE

Scrive il Secolo Trentino (23 settembre): “è curioso che se quasi tutti gli artisti del festival di Sanremo sfilano con laccetti arcobaleno – com’è accaduto nel corso dell’ultima edizione della kermesse – o se un Ministro della Repubblica sfoggia qualcosa di simile – come ha fatto Maria Elena Boschi il giorno dell’approvazione delle unioni civili – nulla di strano: non è propaganda LGBT, che andate a pensare, ma sacrosanta battaglia per i diritti”.

“Se però una giornalista osa esibire un Crocifisso o una medaglietta cristiana, apriti cielo; da una parte quanti applaudono al coraggio, dall’altra quanti neppure troppo velatamente invocano – tra l’altro negli stessi giorni in cui la magistratura francese ha dichiarato illegittimo qualsivoglia divieto di indossare il burkini, il costume da bagno delle donne mussulmane divenuto il tormentone dell’estate – provvedimenti disciplinari”.

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