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Dal tumore all’argento olimpico: la parabola dell’azzurro Daniele Lupo

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Il campione di beach volley poteva non essere a Rio. Un anno fa ha scoperto il tumore. Da allora è iniziato un incredibile percorso di guarigione

Nell’ultimo anno Daniele Lupo, 25 anni, due volte campione europeo di beach volley con la nazionale italiana insieme a Paolo Nicolai, ha giocato due partite importanti in parallelo. Quella facile portava a Rio 2016, quella difficile fuori da un guaio a un ginocchio che sembrava un infortunio come tanti e invece era un tumore osseo per cui è finito in ospedale operato d’urgenza nel marzo 2015.

Poteva non arrivare a Rio. Lupo poteva essere a giocare nelle sabbie mobili contro un avversario più complicato della coppia brasiliana Alison Cerruti-Bruno Schmidt. Invece ha potuto giocare e giocarsela a Copacabana, perché tutto il resto si è risolto senza strascichi, con l’intervento chirurgico (Famiglia Cristiana, 19 agosto).

E anche se non è riuscito a vincere l’oro contro i forti brasiliani, la sua medaglia d’argento vale più del metallo prezioso che oggi porta al collo. Una storia di grande tenacia la sua.

LA SCOPERTA DEL TUMORE

Marzo 2015, Daniele si sta preparando per il Mondiale in Olanda ma le cose rallentano perché ha un problema al ginocchio. Gli viene diagnosticato un tumore, e tutto si accelera all’improvviso: «La settimana dopo saremmo dovuti partire per un ritiro a Tenerife – ha raccontato alla Gazzetta dello Sport (18 agosto) – e così ho deciso di andare a farmi vedere in ospedale. Era un venerdì pomeriggio, mi hanno lasciato andare a casa solo perché c’era di mezzo il fine settimana. Lunedì mattina ero già ricoverato, il martedì mi hanno operato».

NESSUNA METASTASI

All’orizzonte un duro percorso di riabilitazione. «Sapevo – dice Lupo – che la chemioterapia probabilmente sarebbe stata necessaria, pensavo anche alla stagione che avrei perso, alla vergogna di farmi vedere dalla mia ragazza senza capelli…». Paure stupide come lui stesso le ha definite, ma assolutamente comprensibili per un ragazzo di 25 anni. I risultati istologici sono arrivati dopo due settimane, i giorni successivi all’intervento sono stati piuttosto complicati. Tuttavia, non sono state diagnosticate metastasi e non è stato neanche necessario sottoporsi a cicli di chemioterapia (Gazzetta dello Sport, 26 giugno).

FINE DELL’INCUBO

La fine di un incubo è arrivata con una telefonata dall’ospedale. «Il primario del reparto in cui sono stato operato ci ha chiamati a casa, dicendoci che era tutto finito. Ho provato una sensazione pazzesca, avevo i brividi. Dovevo solo aspettare che la ferita si rimarginasse per poter poi tornare a giocare. Dovevano passare alcune settimane. Ma sono rinato».

“MAI PER CASO”

Oggi il campione di beach volley ragiona così: «Certe cose accadono per insegnarti qualcosa. Io ora non ho più paura di nulla, quella storia mi ha rafforzato come persona e come atleta» (Corriere della Sera, 15 agosto).

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