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Istituti secolari, Braz de Aviz: formarsi per essere inseriti nella cultura di oggi

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«Prima di tutto noi pensiamo a questo aspetto: la formazione, soprattutto per essere discepoli di Gesù, poi essere veramente fedeli al carisma ed essere inseriti nel contesto della cultura attuale». Il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, parla a Radio Vaticana in occasione dell’Assemblea generale della Conferenza mondiale degli Istituti secolari, che si apre domenica 21 agosto a Roma presso il Salesianum.

«Questo si fa soprattutto rivedendo il primo sguardo di Gesù verso di noi quando ci ha chiamato alla nostra vocazione. Allora questo aspetto è importante. Secondo aspetto della formazione: la vita fraterna che è fondamentale per la comunità anche per coloro che hanno una vocazione che non implica un legame di vita comunitaria come il caso degli istituti secolari».

Il terzo elemento della formazione: «Tutta la questione dell’autorità e dell’uso dei beni, che per noi è una visione soprattutto di servizio e di comunione dei beni».

Poi, «altro aspetto sul quale insistono molto – ed hanno ragione – poggiati sulle parole di Papa Francesco, è la questione dell’identità degli istituti secolari che è di tipo secolare, cioè la consacrazione in mezzo al mondo. È una consacrazione, a volte, fatta insieme, altre volte da soli, nella specificità delle varie vocazioni, nel lavoro normale, però in mezzo al mondo, cioè come un fermento, come qualcosa che dovrà dall’interno muovere questo seme del Vangelo che fa crescere la società. Mi sembra che questa sia un’assemblea veramente importante».

Bisogna «ricordare una parola degli ultimi Papi, anche di Papa Francesco: noi non imponiamo l’evangelizzazione a nessuno; noi possiamo solo testimoniare la vita cristiana e la vita cristiana vissuta diventa attraente, attrae le persone. In questo senso anche per gli istituti secolari questo è il punto che farà la differenza, cioè la testimonianza vera della Sequela Christi e della sequela della propria consacrazione».
 

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