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Papa Francesco: “Vorrei stare vicino a ogni bambino ammalato e fare silenzio”

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Il pontefice visita l’ospedale pediatrico di Prokocim: «Moltiplichiamo le opere di accoglienza, opere animate dall’amore cristiano, amore a Gesù crocifisso, alla carne di Cristo»

«Vorrei poter stare un po’ vicino ad ogni bambino malato, accanto al suo letto, abbracciarli ad uno ad uno, ascoltare anche solo un momento ciascuno di voi e insieme fare silenzio di fronte alle domande per le quali non ci sono risposte immediate…». Per Papa Francesco è la giornata delle emozioni e del dolore. Quello per l’immane tragedia della Shoah. Quello dei piccoli crocifissi di oggi, bambini e ragazzi gravemente malati. Il Venerdì di passione di Bergoglio lo vede far tappa all’ospedale pediatrico universitario di Prokocim. Come ad Auschwitz, anche qui Francesco è accolto dalla premier Beata Maria Szydło.

L’ospedale era già stato visitato nel 1991 da san Giovanni Paolo II e oggi alcune reliquie del Pontefice polacco sono conservate nella piccola chiesa interna. Il cappellano, padre Lucjan Szczepniak è stato insignito negli anni scorsi del titolo di «samaritano della misericordia» per la sua attività con i bambini. Nell’atrio Francesco trova cinquanta piccoli degenti, insieme ai loro genitori.

I bambini e le bambine sono seduti in carrozzina, molti di loro portano gli inconfondibili segni delle cure chemioterapiche.

Dopo il saluto della premier, il Papa prende la parola per dire che «non poteva mancare» durante il suo viaggio a Cracovia un incontro come questo. Dice che vorrebbe poter stare in silenzio almeno per un po’, accanto a ciascuno dei piccoli malati, facendo silenzio, «di fronte alle domande per le quali non ci sono risposte immediate. E pregare».

Il Papa ricorda che più volte Gesù ha incontrato i malati, li ha accolti ed è andato a trovarli, guardandoli «come una madre guarda il figlio che non sta bene, e sente muoversi dentro di sé la compassione».

«Quanto vorrei che – dice – come cristiani, fossimo capaci di stare accanto ai malati alla maniera di Gesù, con il silenzio, con una carezza, con la preghiera. La nostra società è purtroppo inquinata dalla cultura dello “scarto”, che è il contrario della cultura dell’accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili; e questa è una crudeltà. È bello invece vedere che in questo ospedale i più piccoli e bisognosi sono accolti e curati. Grazie per questo segno di amore che ci offrite! Questo è il segno della vera civiltà, umana e cristiana: mettere al centro dell’attenzione sociale e politica le persone più svantaggiate».

Bergoglio ha detto che a volte le famiglie si trovano da sole nel farsi carico di loro. «Che cosa fare? Da questo luogo in cui si vede l’amore concreto, vorrei dire: moltiplichiamo le opere della cultura dell’accoglienza, opere animate dall’amore cristiano, amore a Gesù crocifisso, alla carne di Cristo. Servire con amore e tenerezza le persone che hanno bisogno di aiuto ci fa crescere tutti in umanità; e ci apre il passaggio alla vita eterna: chi compie opere di misericordia, non ha paura della morte».

«Incoraggio – ha concluso il Papa – tutti coloro che hanno fatto dell’invito evangelico a “visitare gli infermi” una personale scelta di vita: medici, infermieri, tutti gli operatori sanitari, come pure i cappellani e i volontari. Il Signore vi aiuti a compiere bene il vostro lavoro, in questo come in ogni altro ospedale del mondo. E vi ricompensi donandovi pace interiore e un cuore sempre capace di tenerezza».

Bergoglio ha salutato uno ad uno i piccoli presenti, carezzando i loro volti e benedicendoli. Una bambina ha dato al Papa un suo disegno. Al termine, il Papa ha proseguito la visita in forma strettamente privata, recandosi in alcune corsie del Reparto Emergenze. E prima di lasciare l’ospedale si è fermato nella cappella a pregare silenziosamente davanti al Santissimo Sacramento.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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